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BRINDISI - Dopo l’ultima - l’ennesima - sfiammata della torcia, avvenuta precisamente un mese fa, l’Amministrazione guidata dal sindaco Riccardo Rossi ha deciso di fare sul serio, notificando nei giorni scorsi alla società una formale diffida finalizzata ad imporle «l’urgente predisposizione di adeguate misure e idonei strumenti volti a garantire il non verificarsi di eventi emissivi incontrollati».
Lo ha annunciato ieri mattina lo stesso primo cittadino, in una conferenza stampa appositamente convocata, alla presenza anche dell’assessore alle Politiche Ambientali, arch. Roberta Lopalco, e del dirigente del settore preposto, ing. Gaetano Padula.

La diffida - In buona sostanza, il Comune ha imposto alla società «di adottare le misure e di predisporre il personale e il materiale tecnico idoneo a contenere strutturalmente il fenomeno» o, in alternativa, «di eseguire tutti gli interventi necessari ad evitare il ripetersi degli eventi emissivi anche attraverso ditte specializzate». Il tutto entro il termine di trenta giorni, con ulteriore diffida «a comunicare al Comune e a ciascuna delle competenti autorità e organi di controllo l’avvenuta esecuzione al fine di consentire agli stessi di effettuare le opportune verifiche, inviando altresì la necessaria documentazione attestante lo svolgimento delle attività implementate».
Non solo: «L’inizio delle operazioni richieste dovrà essere preceduto dalla presentazione a approvazione del piano interventi alle autorità competenti “Aia” e all’autorità di controllo, assicurando il coinvolgimento di Arpa Puglia, nonchè dalla comunicazione preventiva della data di inizio delle attività a Procura, Polizia Locale, Servizio Ecologia e Ambiente del Comune, Provincia, Arpa Puglia e Asl». In più, «in caso di inottemperanza, l’Amministrazione procederà ad ulteriore disposizione volta ad intimare la cessazione delle fonti inquinanti e si riserverà di attuare d’ufficio ogni possibile misura a salvaguardia della popolazione, nonchè a presentare denuncia alla Procura».

Le dichiarazioni di Rossi - Il sindaco, al riguardo, non è più disposto a concedere sconti. «La questione è estremamente seria - ha detto a margine della conferenza - e, dopo l’ultimo episodio, vogliamo capire sino in fondo cosa succede. Versalis ci deve delle risposte perchè è inammissibile, in relazione all’ultima sfiammata, che l’impianto vada in blocco, con conseguente immissione nell’ambiente di sostanze nocive, per un banale guasto ad un filtro per il raffreddamento nel contesto di un sito ad alta tecnologia. Gli episodi accadono soprattutto in estate quando si alzano le temperature, ed è quindi lecito ritenere che il motivo sia sempre lo stesso e che, soprattutto, si possa intervenire preventivamente. Ora pretendiamo che la società dia seguito alla nostra diffida e siamo pronti, all’occorrenza, anche al fermo dell’impianto».

L’ultima sfiammata - A scatenare l’”ira” del sindaco, come detto, è stata l’ultima sfiammata e il caso ha voluto che quel 18 settembre scorso fossero presenti, per un’ispezione all’interno dello stabilimento Versalis, i tecnici dell’Arpa e dell’Ispra, i quali non solo constatarono le cause del blocco («determinato - si legge nella diffida - per semplici innalzamenti dell’acqua di raffreddamento degli armadi dovuti ad intasamenti del filtro posto sul circuito d’acqua, oppure per errori durante la fase di manutenzione»), ma effettuarono altresì in tempo reale i rilievi del caso, accertando che «gli eventi transitori, pur non comportando generalmente superamenti dei valori limite di inquinanti, hanno comunque comportato immissioni tali da non poter escludere effetti sanitari nella popolazione esposta».

La nota di Legambiente - Sulla vicenda, infine, si registra una nota di Legambiente Brindisi: «Finalmente, dopo tanti anni, l’Amministrazione assume una posizione ferma e tecnicamente motivata in merito alle continue sfiammate in torcia nel petrolchimico di Brindisi. Versalis non ha adempiuto a quanto riportato nella diffida e del tutto immotivata è l’attribuzione del blocco del compressore ad un surriscaldamento impossibile in rapporto alla differenza tra la temperatura nel compressore e quella esterna. Legambiente conferma il pieno sostegno alle iniziative istituzionali che tendono ad impedire i continui “incidenti” e i danni ambientali conseguenti e chiede che si intensifichi l’azione tesa a favorire la sostenibilità e tecnologie innovative nei processi industriali del petrolchimico, all’interno del quale Eni è necessario che investa in quella chimica verde altrove dalla società magnificata».

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