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Al «Ferraris», evitano la sanzione

Studenti imbrattano l’aula
poi la ridipingono a loro spese

La preside: «Consapevolmente cittadini», Per evitare la punizione, si tassano e rimettono a nuovo la classe

Imbrattano l’aula, poi la ridipingono a loro spese

Si «auto sanzionano» dopo aver imbrattato il muro di una classe e anzichè accettare la classica punizione conseguente, dopo aver dimostrato « un serio pentimento», si rimboccano le maniche e ridipingono la classe.

«Questa volta la preside “di ferro”, come i ragazzi appellano il Dirigente scolastico dell’Ipsia “G. Ferraris” Rita Ortenzia De Vito, si è lasciata intenerire dai buoni propositi dei ragazzi, ben motivati ad evitare una sospensione che avrebbe compromesso l’anno scolastico, con attività a vantaggio degli ambienti scolastici». A raccontare la storia è la stessa dirigente: «Tutto ha origini da un sopralluogo della preside nelle aule di via Adamello, dal quale emerge, nella classe 3^ BI, una condizione indecente delle pareti, prese dai ragazzi come una superficie su cui sperimentare nuove tecniche di astrattismo grafico. Alla comunicazione del Dirigente di un immediato Consiglio di classe che avrebbe deliberato sonore sanzioni per l’intera classe, gli studenti, prontamente, con aria di contrito pentimento, avendo riconosciuto l’errore e pronti e solerti a rimediare, propongono al Dirigente di concedere loro due ore dell’attività didattica per rimediare al danno e ripristinare decoro e pulizia nell’aula».

È nota la rigidità e l’intransigenza della preside De Vito di fronte ad azioni che esprimono mancanza di rispetto per luoghi e persone, violazione delle regole, comportamenti borderline verso ogni forma di legalità. Ma in questa circostanza la Dirigente ha colto un grande segnale di maturità nei ragazzi: si sono offerti di acquistare pittura e pennelli, autotassandosi, ed espiare, in tal modo, la punizione che si preannunciava davvero pericolosa.

«La proposta dei ragazzi è stato un successo dei nostri metodi educativi – commenta la preside Rita De Vito – che non risparmiano opportunità di confronto, riscatto morale e sociale, propositività e incoraggiamento alla sfida e al coraggio; quando però i ragazzi sbagliano vengono puniti e portati a riconoscere l’errore, senza alcun margine, se non una scelta della sanzione calibrata sulla gravità del caso; ma pur sempre una sanzione. Contro ogni campagna mediatica dissacrante che demolisce le giovani generazioni, come indolenti, irresponsabili, ignoranti, analfabeti funzionali, incapaci di rielaborazione emotiva e malati di ineducazione sentimentale, la scuola può ancora agire per contrastare questo dilagante luogo comune che rischia di innescare un meccanismo vizioso di emulazione negativa. C’è tanta scuola che applica le regole, che ha sposato “I no che aiutano a crescere” come insegna Paolo Crepèt, che è vicina a tanti genitori incapaci di fronteggiare l’emergenza educativa, che denuncia alle autorità giudiziarie chi sbaglia, che pur in balia di una solitudine istituzionale, data l’assenza di un sistema assistenziale di sostegno all’Istruzione, non si rassegna e afferma il proprio ruolo sociale, di rieducazione e di accompagnamento a diventare consapevolmente cittadini. E questa scuola è l’Ipsia “G. Ferraris” di Brindisi».

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