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trani

La discarica-bis dei veleni
in contrada Monacelle

Si è rivelata inutile la copertura delle fessure con materiale simile a calce

Nico Aurora

TRANI - La «cava dei veleni bis» sembra la riproposizione dal vivo della vecchia cartina al tornasole. Infatti, grazie al fatto che, per soffocare i fumi di partenza è stato conferito del materiale di colore bianco, simile a calce, oggi è ancora più facile scorgere le nuove fessurazioni da cui continuano a fuoriuscire fumi.

LO STATO attuale Come già riferito domenica scorsa dalla Gazzetta, sabato sera il centro urbano di Trani ha respirato gli inconfondibili cattivi odori provenienti da quel sito, che pure dista molti chilometri dal centro abitato. Il vento e l’umidità hanno fatto ristagnare in città quegli odori nauseabondi che poi, in prossimità del luogo, diventano persino insopportabili al punto da determinare una sensazione di bruciore degli occhi e, persino, senso di vertigine. La controprova è proprio in quel tappeto di polvere bianca, tra cui è ancora più facile notare le macchie rossastre da cui si sprigiona fumo. È la prova che si soffoca di qua e gli sbuffi escono di là, quasi una caccia alla talpa nella quale l’animale non si fa prendere, sbucando sempre da qualche altra parte fra tanti fori praticati nel terreno.

LE ORIGINI I fumi in questione provengono da una cava dismessa, sita in contrada Monachelle, non distante dalla chiesa rurale con annesso parco di Santa Geffa, che brucia ininterrottamente da almeno tre mesi, se si tiene conto del fatto che fu localizzata il 19 settembre scorso, ma già fumava da giorni. Evidentemente, non sono bastate ripetute operazioni di soffocamento per porre fine ad un fenomeno che sembra tutt’altro che circoscritto e, soprattutto, per nulla di lieve entità. Secondo quanto si è potuto ricostruire, la cava avrebbe, per tempo imprecisato, ospitato il conferimento abusivo di rifiuti. In seguito ad uno smottamento, come sembra dedursi dalla presenza di una crepa sul ciglio della cava, in corrispondenza con i principali focolai, nel materiale abbancato dovrebbe essere penetrato ossigeno che, grazie ad un innesco casuale, sta autoalimentando un incendio lento, ma costante.

COSA STA BRUCIANDO L’Agenzia regionale per l’ambiente, dopo numerosi sopralluoghi e solleciti, ha rilasciato un rapporto ufficiale che riferisce testualmente di «una forte concentrazione di idrocarburi pesanti, che qualifica la sostanza versata come una miscela di gasolio ed oli lubrificanti». L’Arpa ha accertato la concentrazione di idrocarburi pesanti C12 nella misura di 50.809 milligrammi su chilogrammi, a dispetto di un limite di legge di appena 50. È questo, dunque, il risultato anomalo e fuori controllo legato alla presenza di gasolio ed oli lubrificanti in quella cava. Il rapporto è firmato dall’ingegner Giuseppe Gravina, direttore del dipartimento. Per questo motivo, sempre l’Arpa ha fatto partire l’iter previsto dall’articolo 244, comma 1, del decreto legislativo 152 del 2006, che qualifica quel’area come «sito contaminato», così da emanare le prescrizioni affinché la Provincia, quale organo preliminarmente competente, e per conoscenza Regione e Comune, provvedano alla messa in sicurezza bonifica della cava.

SEQUESTRO PENALE Già da fine settembre la Procura della Repubblica di Trani ha fatto sequestrare il sito ed ha aperto un fascicolo, per il momento contro ignoti, ipotizzando violazioni del Testo unico in materia ambientale, sempre ai sensi del Decreto legislativo 152 del 2006. Il sostituto procuratore titolare dell’inchiesta è Alessandro Pesce, mentre le attività di polizia giudiziaria sono a cura dai carabinieri del Nucleo operativo ecologico. La proprietà ha avuto la facoltà d’uso per l’accesso al sito, ai fini del soffocamento dei fumi, circostanza che dovrebbe essere ripetuta ancora alla luce dello sprigionamento di nuove emissioni da parti della cava non oggetto di conferimento di terreno.

COSA NON È ANCORA SUCCESSO Da oggi, come detto, il nuovo protagonista di questa partita si chiama principalmente Provincia di Barletta-Andria-Trani, secondo quanto dispone il già citato decreto legislativo, sulla base dei cui provvedimenti l’Arpa rilascerà le prescrizioni del caso. Ad oggi, però, ancora non si conoscono le prescrizioni tecniche ed operative cui attenersi per la messa in sicurezza e bonifica del sito. Si sa solo dell’avvenuta effettuazione di alcuni carotaggi per il piano di caratterizzazione. Ma tutto sembra troppo lento. Come il fumo che, intanto, fa il suo corso ed irrita. In tutti i sensi.

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