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Trani, «In ospedale è rischioso»
quindi partorisce in casa

Il piccolo Omar gode di ottima salute

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Trani - Si chiama Omar Fermìn Ignazio Iaffaldano, pesa 4 chilogrammi e scoppia di salute così come sua mamma, Maria Francesca, al settimo cielo insieme con il papà, Antonio.
Il bimbo è nato a l’altra sera Trani in casa, e per scelta, poiché i suoi genitori non se la sentivano di affrontare, in tempo di covid, eventuali rischi presenti in ospedali o altre strutture dedicate.

È bastato così affidare a due brave ostetriche, Rosaria Santoro e Roberta Mancini, il percorso che ha portato la mamma a dare alla luce il bambino fra le mura domestiche. Le prime contrazioni verso le 17, il primo vagito alle 20.08. Grande felicità anche per la sorellina, Farah Michela, nata cinque anni fa al Miulli di Acquaviva delle Fonti.

Quella di Antonio e Maria Francesca Iaffaldano, dunque, è stata davvero una «casa del parto» in tutti i sensi, a seguito di una scelta precisa. E che fa notizia perché, dopo quel 9 luglio 2004, quando il reparto di Ostetricia e ginecologia dell’ex ospedale San Nicola Pellegrino fu chiuso, i bambini nati a Trani, tutti più o meno casualmente, si sono contati sulle dita di una mano.
Di una casa del parto a Trani, quindi si prese a parlare subito dopo la chiusura del reparto di Ostetricia e ginecologia. Il progetto che stava prendendo forma era di destinare specificatamente a casa del parto il piccolo edificio, a suo tempo abitato da una congregazione religiosa, adiacente l’ex Pronto soccorso, oggi Punto di primo intervento.

Purtroppo non se ne fece più nulla e, quando il 10 agosto 2016 fu sottoscritto il Protocollo di intesa fra Regione Puglia, Comune di Trani e Asl Bt per la riconversione del San Nicola Pellgrino, nel programma figurò solo un servizio di medicina prenatale, ma non la casa del parto.

Se ne tornò a parlare nel 2017 quando i consiglieri regionali dell’epoca, Filippo Caracciolo, Ruggiero Mennea, Mimmo Santorsola e Sabino Zinni, con il contributo dell’allora vice sindaco, Carlo Avantario, presentarono a Trani, presso la biblioteca comunale, una proposta di legge regionale sulla casa del parto: anche questa, però, non ha avuto seguito e non solo Trani, ma l’intera Puglia è sprovvista di questi punti nascita per parto naturale.

«Il problema ostativo - spiega il dottor Santorsola - è la mancanza di un Pronto soccorso di un vero ospedale nelle vicinanze della casa del parto. Il Presidio territoriale di assistenza di Trani ha un Punto di primo intervento ed una piastra operatoria, ma non un vero e proprio reparto di Ostetricia ginecologia. Certo - precisa -, ci sarebbero molte soluzioni alternative ma le stesse, insieme con la nostra proposta di legge, non sono andate avanti».

La casa del parto è una struttura gestita da ostetriche, un luogo in cui la donna è libera di scegliere tempi e modi del travaglio. La proposta di legge regionale intendeva «colmare un vuoto legislativo, mettendo la Puglia alla pari di alcune regioni del nostro Paese dotate di una legge che consenta da un lato il parto a domicilio e nelle case del parto, dall’altro alle donne di scegliere luogo, tempi e i modi con cui partorire, cogliendo il cambiamento culturale in atto. Infatti, l’eccessiva medicalizzazione è stigmatizzata dall’Organizzazione mondiale della sanità, secondo cui “la nascita rappresenta un importante evento personale, familiare e sociale, ancor prima che sanitario”».

Resta sostanzialmente ottimista proprio il dottor Carlo Avantario, oggi consigliere comunale delegato alla sanità: «Questo lieto evento può effettivamente consentirci di rilanciare la proposta - afferma -, soprattutto alla luce dei rischi effettivamente presenti in tempo di covid. Quelli che correrebbe una mamma partorendo così non sarebbero certamente maggiori delle insidie da contagio per le quali comprensibilmente questa famiglia ha evitato di rivolgersi ad una struttura ospedaliera. Ridiamo dignità all’evento della nascita, per l’importanza che ha nel percorso di una famiglia».

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