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TRANI - Si tinge di giallo la demolizione definitiva di Villa Maggi, in via Di Vittorio, ottocentesca dimora che già era stata oggetto di un crollo parziale due anni fa, e a seguito del quale era stata disposta una attività di messa in sicurezza che, però, sembrò tramutarsi già in un avvio di demolizione.
Ieri mattina le ruspe sono tornate in azione e, di fatto, hanno buttato giù quel che restava dello storico immobile, alla presenza, tra gli altri, di una pattuglia della Polizia locale, i cui agenti hanno svolto degli accertamenti sulla natura dell’intervento effettuato.

L'allarme Secondo quanto si è appreso, la Polizia locale è stata allertata da alcuni residenti, che segnalavano l’innalzarsi di un grosso polverone nonostante le accortezze dell’impresa esecutrice nell’usare idranti contestualmente all’intervento.
Le lamentele erano legate anche al fatto che i lavori non erano stati in alcun modo annunciati, e pertanto molti avevano finestre e balconi aperti con la conseguenza di essersi ritrovati tanta polvere in casa.
Agli agenti è stato riferito che era in corso un intervento, autorizzato dalla Soprintendenza, per la messa in sicurezza di alcune parti ritenute pericolanti, nel corso della quale però si è verificato un imprevedibile smottamento che ha determinato il crollo pressoché totale del fabbricato, a seguito del quale l’impresa esecutrice si è fermata.

Il sindaco Il sindaco, Amedeo Bottaro, che detiene proprio la delega all’urbanistica, interpellato dal cronista si riserva di fornire spiegazioni dettagliate ed ufficiali nelle prossime ore, «poiché - si limita a dichiarare - sono in attesa di conoscere il rapporto degli agenti e confrontarmi con il dirigente anche sulla base della documentazione che la proprietà ci avrà nel frattempo fornito». Un Bottaro che appare sorpreso, se non spiazzato da quanto accaduto, sebbene non nasconda che i proprietari dell’immobile abbiano proposto un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica per smuovere le acque in una situazione che, appunto, ristagnava da due anni.
Infatti, bisogna tornare indietro al 26 maggio 2017 quando l’allora dirigente facente funzioni dell’Area urbanistica, Francesco Patruno, aveva ordinato il ripristino dello stato dei luoghi dopo il crollo spontaneo e di una parte del fabbricato e l’inizio di lavori di messa in sicurezza, apparsi di demolizione, di altre grosse porzioni dell’edificio.
Il crollo, avvenuto il 31 marzo 2017, riguardò una porzione dell’immobile consistente in parte delle volte poste a nord est del primo piano e conseguente collasso dei solai sottostanti.
Dopo l’immediato sopralluogo, il 12 aprile l’Ufficio tecnico emanò apposita ordinanza di messa in sicurezza, nelle more di assumere i definitivi provvedimenti relativi all’accertamento dell’eventuale sussistenza di vincoli ed ottenendo, in quell’epoca, risposta negativa.

La segnalazione Nei giorni successivi la proprietà presentò la Segnalazione certificata di inizio attività, avente per oggetto la «demolizione di parti pericolanti dell’edificio, già interessato da parziali crolli spontanei».
L’intervento, eseguito con pala meccanica, avvenne il 14 aprile 2017, ma, a seguito di segnalazioni di residenti e addetti ai lavori, Polizia locale e personale dell’Ufficio tecnico effettuarono un sopralluogo rilevando «consistenti interventi di demolizione relativi a porzioni differenti da quelle oggetto del precedente crollo, da considerarsi in contrasto con l’ordinanza e le norme tecniche di attuazione del Pug, e tali da rendere il lotto libero e suscettibile di nuova attività edificatoria, per le quali necessita di apposito titolo abilitativo».

La soprintendenza Il 22 maggio, dalla Soprintendenza di Barletta-Andria-Trani e Foggia giunse una nuova Pec con cui, questa volta, Villa Maggi venne dichiarata «di interesse culturale ai sensi dell’articolo 13 del Decreto legislativo numero 42 del 22 gennaio 2004, recante il Codice dei beni culturali e del paesaggio». Infatti, alcuni tecnici della stessa Soprintendenza avevano effettuato un sopralluogo a Villa Maggi, ritenendo necessario avviare la procedura di verifica, con tutti gli accertamenti propedeutici all’eventuale rilascio di un vincolo. Tanto era bastato per indurre il dirigente a bloccare tutto. Così, il 26 maggio, ordinava di «ripristinare lo stato dei luoghi, con idoneo progetto di restauro previo parere della competente Soprintendenza, specificando che, in caso di non ottemperanza, si darà seguito agli adempimenti previsti per legge».

Due anni Passano due anni ed oggi, a demolizione pressoché conclusa, si apprende che la proprietà aveva proposto un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica avverso il provvedimento dirigenziale. Si ignora, però, se tale azione abbia, o meno, determinato il venire meno di ogni possibile vincolo e, dunque, l’autorizzazione alla demolizione finale del bene. La vicenda presenta ancora molti aspetti da chiarire, fermo restando che, e non da oggi, con maggiore tempestività ed attenzione si sarebbe potuto evitare un danno che, oggi, è diventato totalmente irreparabile.

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