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Barletta, sos per Palazzo Tresca: «Non va buttato giù»

Ieri pomeriggio sono comparse le transenne davanti all’ingresso dell’edificio ottocentesco in via Imbriani, nei pressi dei giardini di viale Giannone. Ecco il manifesto dei giovani architetti e ingegneri

Barletta, sos per Palazzo Tresca: «Non va buttato giù»

BARLETTA - «Non si capirebbe la bellezza delle città storiche italiane – e Matera in primis ce lo insegna – senza comprendere il valore estetico custodito non solo dai grandi monumenti, ma anche dalle opere minori, dai palazzi cittadini e dalle case rurali, che fanno grandi i piccoli borghi e le città, e che costituiscono una delle più importanti risorse artistico-culturali, sociali, civili ed economiche del nostro Bel Paese». Inizia così il «manifesto» redatto da giovani architetti e ingegneri di Barletta per scongiurare l’abbattimento, che pare ormai imminente, di Palazzo Tresca.

Palazzo Tresca di Barletta: contro la demolizione e verso la valorizzazione. È l’intervento che pubblichiamo di seguito. I sottoscrittori: Mario Luca Barracchia (architetto, classe 89), Massimiliano Cafagna (architetto_classe 88), Giuseppe Tupputi (architetto_classe 89), Francesca Maria Abbattista (architetto_classe 91), Anna Maria Camapese (architetto_classe 89), Giuseppe Cesario (ingegnere civile-ambientale_classe 91), Giada Centaro (laurea in architettura_classe 92), Alessandro Chiandetti (architetto_classe 84), Enrica Davanzante (laurea in beni culturali_classe 92), Angela Nunzia Delcuratolo (architetto_classe 85), Daniela Delcuratolo (ingegnere edile_classe 89), Michele Dicataldo (laurea in ingegneria civile_classe 88) Lucia Maria Dimonte (architetto_classe 91), Claudia Dipaola (laurea in beni culturali_classe 94), Barbara Doronzo (architetto_classe 90), Simona Falcetta (laurea in beni culturali_classe 92), Mario Lanotte (ingegnere civile_classe 88), Ferdinando Giannella (architetto_classe 87), Giuseppe Gissi (architetto_classe 89), Davide Napolitano (ingegnere civile_classe 88), Antonio Paolillo (architetto_classe 87), Anna Paolillo (architetto_classe 92), Michle Porcelluzzi (laurea in architettura_classe 94), Ornella Spadaro (architetto_classe 92), Maria Alessandra Rutigliano (architetto_classe 92), Paola Tumolo (architetto_classe 89).

«Il patrimonio architettonico europeo non è formato soltanto dai nostri monumenti più importanti, ma anche dagli insiemi degli edifici che costituiscono le nostre città e i nostri villaggi tradizionali nel loro ambiente naturale o costruito».
Dichiarazione di Amsterdam, 1975
Non si capirebbe la bellezza delle città storiche italiane – e Matera in primis ce lo insegna – senza comprendere il valore estetico custodito non solo dai grandi monumenti, ma anche dalle opere minori, dai palazzi cittadini e dalle case rurali, che fanno grandi i piccoli borghi e le città, e che costituiscono una delle più importanti risorse artistico-culturali, sociali, civili ed economiche del nostro Bel Paese.
Ed, proprio in merito a tale evidenza concreta che crediamo sia ovvia e ineccepibile, non possiamo esimerci, in quanto giovani professionisti attivi sul territorio locale, dall’esprimere il nostra opinione sfavorevole riguardo la demolizione del Palazzo Tresca, che costituirebbe un errore per molte e variegate ragioni.

Innanzitutto, iniziato a costruire nel 1885, tale immobile sito in via Imbriani costituisce una importante testimonianza storica, che mantiene ed ancora esprime nella sua fisionomia/nelle sue forme e nei suoi caratteri linguistici/nella sua immagine, alcuni di quei valori identitari che hanno accompagnato lo sviluppo della nostra città e dei valori estetici della nostra società civile.

Nonostante la variante in corso d’opera (attuata sin dalla prima fase di costruzione) riguardante l’ampliamento del progetto originario con l’aggiunta di un piano in più, la facciata di Palazzo Tresca ricalca indiscutibilmente lo schema, canonico di quell’epoca, della “regolarizzazione tripartita della facciata” che, pur presentando 4 livelli in luogo dei 3 iniziali, viene “corretta” mediante l’uso di lesene “giganti” che accorpano gli ultimi due livelli.
La progressiva riduzione delle bucature verso l’alto, il ritmo dei marcapiani e delle cornici delle finestre (che si rimpiccioliscono nell’ultimo livello) rendono tale manufatto un organismo architettonico di alto pregio, e sono testimonianze di un ordine ricco pur nella sua semplicità, nella sua economia di forme: caratteristiche che sembrano invece scarseggiare nell’edilizia contemporanea che sta dando forma alle grandi aree periferiche della città in espansione.
Inoltre, da un punto di vista urbanistico, tale edificio contribuisce a definire la cortina edilizia che si protrae da via Milazzo a via Boccarini e che ospita, oltre al già citato palazzo Tresca, anche Palazzo Passero e Palazzo Calò. Siamo perciò convinti che il valore estetico di questo Palazzo, principalmente insito nella sua facciata (oltre che nell’adesione a una tipologia canonica di quel periodo), sia di interesse pubblico, e siamo altresì convinti che, oltre a costituire un valore di per sé stesso, la sua presenza costituisca un tutt’uno organico con gli importanti edifici adiacenti. Infatti, alterando l’immagine e la forma di Palazzo Tresca, si altererebbe anche l’indiscusso valore architettonico e urbano dell’adiacente Palazzo Calò, opera di uno dei maggiori esponenti dell’architettura del primo Novecento pugliese, Arturo Boccassini.
La sua demolizione e la sua possibile sostituzione con un nuovo edificio che ne alteri l’originario organismo tipo-morfologico, l’originaria configurazione della facciata e l’originario stile architettonico, rischierebbe di costituire un grave danno d’immagine per tutto questo importante pezzo di città, che si affaccia sui Giardini De Nittis, e che ha costituito e ancor oggi costituisce una delle più identitarie ed emblematiche “immagini rappresentative” della città di Barletta.
Se a ciò aggiungiamo anche il valore culturale di tale immobile, che ha dato i natali a Nino FranK, eclettico intellettuale – scrittore, giornalista, conduttore radiofonico, critico cinematografico e, soprattutto, traduttore di fama internazionale, nato a Barletta nel 1904 e morto a Parigi nel 1988 -, appare evidente che ci sia più di una buona ragione per ritenere un grave errore l’abbattimento di tale importante palazzo barlettano, un grave danno per l’immagine della città intera.

In tal senso, in quanto giovani professionisti che hanno scelto, tra le mille difficoltà, di rimanere nella propria terra natia, che è anche la nostra terra d’affezione, e dunque come giovani professionisti interessati alla difesa del nostro ricchissimo patrimonio locale (nelle sue innumerevoli e variegate forme e manifestazioni estetiche), chiediamo alla politica un maggiore impegno nell’assicurare che mai, nel presente e nel futuro, l’interesse privato possa sopraffare l’interesse collettivo. E, per garantire ciò, chiediamo un maggiore coinvolgimento della cittadinanza e di noi tecnici specializzati nelle discussioni che accompagnano (o dovrebbero accompagnare) i processi decisionali inerenti questioni di pubblico interesse.

In ultimo, sempre da giovani tecnici architetti e ingegneri, ci rivolgiamo ai proprietari dell’immobile, invitandoli a riflettere sulla natura del proprio investimento. In merito a tale argomento, infatti, riteniamo sensato perlomeno interrogarsi sulla convenienza economica dell’operazione di demolizione e ricostruzione, a fronte della grossa spesa iniziale e della molto probabile perdita nel tempo del valore estetico (e, di rimpallo, economico) di tale immobile, soprattutto nel periodo dello sgonfiamento della “bolla immobiliare”. A fronte, invece, della possibilità di recuperare anche più del 50% della spesa necessaria al più semplice restauro dell’edificio attraverso finanziamenti, agevolazioni e detrazioni. In quest’ottica, l’edificio potrebbe comunque ammodernarsi, pur mantenendo i suoi principali caratteri estetici e le tracce che lo connotano come importante testimonianza storica barlettana, e tale postura porterebbe dunque a un maggiore successo immobiliare e di immagine.

Ad ogni modo, mediante questo comunicato, vogliamo lanciare un appello agli amministratori, agli imprenditori e a tutti gli attori coinvolti nei processi di trasformazione urbanistica ed architettonica:
«prima di “giocare” col nostro ricchissimo patrimonio architettonico e urbano (cosa che riteniamo anche possibile… e saremmo i primi a divertirci impegnandoci a progettarne la trasformazione), occorre imparare le “regole del gioco”, che sono intimamente connaturate nel patrimonio stesso. La loro profonda e consapevole comprensione rappresenta l’unica possibile chiave per il successo di un’operazione edilizia su tali immobili di pregio. E tale successo non è solo estetico e architettonico, ma anche economico (e forse anche politico…); tale possibile successo non riguarda solo il privato, ma la cittadinanza tutta».
Noi promuoviamo una petizione per la tutela e la salvaguardia del Palazzo Tresca: TUTELA DEL PALAZZO TRESCA DI BARLETTA, Contro la demolizione e verso la valorizzazione. www.change.org | http://chng.it/6nvHgDkKmw

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