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Trani, fuori dalla Cattedrale regnano degrado e sporcizia

Disatteso il divieto di festeggiare gli sposi con coriandoli ed altri oggetti sintetici

Cattedrale Trani

TRANI - A distanza di sei anni dall’emanazione, l’ordinanza del sindaco uscente, Luigi Riserbato, che tante polemiche aveva sollevato perché pareva mutare un quadro consolidato, se confrontata con lo scenario attuale davanti alla basilica cattedrale di Trani, quasi intenerisce.

L’ORDINANZA «CORIANDOLI» Il 19 giugno 2013 il primo cittadino emanò un provvedimento che vietava, al termine dei matrimoni in cattedrale, i festeggiamenti per gli sposi in uscita con petali di rose, coriandoli ed altri oggetti sintetici esplosi da tubi a pressione. Infatti, secondo quanto segnalato dalla Soprintendenza al rettore della cattedrale, don Nicola Maria Napolitano, la pietra di Trani di cui essa è formata, essendo porosa, avrebbe già subito danni da questi prodotti che, pertanto, da quel momento in poi venivano banditi anche a suon di multe, da 25 a 500 euro. E quali sanzioni, allora, si dovrebbero elevare oggi? Rileggendo quel provvedimento con il senno di poi, alla luce di quello che possiamo vedere e documentare, il confronto è imbarazzante: avanzi di cibo, e persino feci, sul ballatoio della Basilica più importante di Puglia.

IL DEGRADO ED IL BIGLIETTO Venerdì scorso sposi e invitati di un matrimonio sono stati accolti da vaschette di cibo che non si comprende se fosse stato lasciato da qualcuno dopo una consumazione, o addirittura posato lì in favore dei piccioni. In un angolo persino delle blatte, senza tenere conto di quello che non si può fotografare ma si poteva, purtroppo, avvertire all’olfatto: una puzza chiaramente riconducibile a urine. Ieri mattina presto, nuovo giro e nuova corsa: insieme con l’ormai classica vaschetta di polistirolo, una bottiglia di plastica e, soprattutto, un fazzoletto contenenti feci quasi certamente umane.
Oltre il danno, la beffa: il messaggio lasciato da un cittadino che, anziché prendersela con gli incivili che di notte, o in qualsiasi altro momento della giornata compiono questi gesti, accusa proprio i responsabili della custodia della cattedrale di presunto lassismo, mancata sorveglianza ed incuranza nel pulire. E promette, in un biglietto scritto in un italiano alquanto approssimativo, che invierà un video, da lui stesso girato, a rubriche televisive nazionali che denuncino pubblicamente il fatto. La verità è che, non da oggi, da cattedrale di Trani appare, purtroppo, del tutto indifesa ed alla mercé degli incivili.

I PRECEDENTI L’intera parete occidentale prospiciente il mare da decenni è stata trasformata in un orinatoio​ a cielo aperto​, facilmente distinguibile per le grosse chiazze nere negli angoli del fabbricato. L’aiuola nei pressi della zona absidale spesso e volentieri è tutto incolta e piena di rifiuti. E, tutto intorno al tempio, la pulizia non è per nulla irreprensibile e, sovente, ci si imbatte in scene di degrado di ogni tipo.
L’episodio più grave, in ogni caso, accadde il 18 luglio 2006 quando di notte uno dei due leoni stilofori collocati accanto alla porta della basilica fu letteralmente mozzato durante un raid vandalico di cui non si accertarono mai le responsabilità. Il 18 marzo 2012, poi, il risveglio al mattino fu accompagnato dalla scoperta di scritte rilasciate con lo spray negli stessi luoghi oggi imbrattati con cibo e residui organici.
Stesso scenario, fino a qualche anno fa, davanti all’ingresso della sinagoga Scolanova. Si è interrotto soltanto quando la comunità ebraica ha chiesto e ottenuto dalla Soprintendenza l’installazione di un cancelletto per inibire l’utilizzo della scalinata quando il tempo è chiuso.

ASPETTANDO LA «STAFFETTA» Giovedì prossimo, 27 settembre, l’ormai uscente rettore, don Nicola Maria Napolitano, sarà ufficialmente parroco di San Vincenzo de’ Paoli, a Bisceglie. Allo stato don Nicola sta garantendo la reggenza della rettoria nell’attesa che l’arcivescovo, Monsignor Leonardo D’Ascenzo, ufficializzi il suo successore, quasi certamente don Mauro Sarni. Di certo, non può essere delegata ad una sola persona ed ai suoi pur volenterosi collaboratori la sorveglianza di un luogo così importante, prima ancora che grande.
E, soprattutto, non si può neanche sperare nei controlli se, prima, non cambia la mentalità di chi non riesce a comprendere che l’intera cattedrale è sacra. All’interno, una volta varcata la porta, nessuno si sognerebbe di fare cose simili. Ebbene, bisognerebbe farlo già prima, in tutta la zona circostante al tempio, anche se è chiuso o se non si è interessati ad entrarvi.

L’ASSALTO DELLE AUTO Una pratica che, peraltro, andrebbe estesa anche agli automobilisti. Sempre ieri, in piazza monsignor Addazi, un cittadino ha parcheggiato la vettura davanti alla navata orientale, in una zona vietata perché pedonale.
È andato al mare a torso nudo e, poi, è comodamente ritornato nella sua vettura ed è andato via, a sommando in poche ore una serie di infrazioni clamorose e, soprattutto, infierendo un altro duro colpo all’educazione civica.
A pochi passi dalla cattedrale c’è un altro splendido gioiello romanico, Santa Maria de Russis, detta San Giacomo, il cui sagrato da sempre è utilizzato come parcheggio di vetture.
Ed in piazza Tomaselli, lo scorso inverno, è servita un’ordinanza sindacale per renderla pedonale e liberarla dai veicoli che assediavano letteralmente l’ingresso della chiesa di San Toma.

DALLA PACE AL RISPETTO Si fa tanta fatica per diffondere la migliore immagine possibile di Trani nel mondo, ma basta un attimo per farla vacillare. Bastano, soprattutto, pochi irresponsabili e la domanda è servita: cosa penseranno i tanti turisti che arrivano lì per ammirare un gioiello di tutti, deturpato dalla follia di pochi? Dal 2002 la cattedrale di Trani è un monumento del’Unesco «Messaggero di una cultura di pace». Se si potesse sarebbe il caso di accorpare i due altisonanti sostantivi - cultura e pace - in una sola parola: «Rispetto».
La cattedrale, Trani ed il bene comune meritano rispetto, semmai ancora se ne avverta il bisogno: basterebbe questo per bonificare la cattedrale, più di istituzioni, volontari e video da postare sui social per mania di protagonismo o inviare a destra e manca per spostare l’attenzione dai veri responsabili di un problema così desolante: noi.

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