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Scorie nel Tirreno  Procura di Lagonegro indaga su Maratea

Dopo il ritrovamento di un relitto a Cetraro, come detto dal pentito Fonti, si teme per le rivelazioni sulla nostra regione. L’Arpab, intanto, assicura: «Dai rilevamenti periodici valori nella norma»
• Le dichiarazioni del pentito
• «Almeno 40 le navi-pattumiera affondate nei nostri mari»
• Cento fusti di scorie a Pisticci calanchi di Tursi e sul Pollino
• La nave Astrea monitorerà il relitto
Scorie nel Tirreno  Procura di Lagonegro indaga su Maratea
di PINO PERCIANTE

MARATEA - Scattano anche a Maratea le indagini alla ricerca della nave dei veleni, dopo il rinvenimento del relitto al largo di Cetraro, nel cosentino. Certo al momento non c’è nulla di ufficiale e si attendono notizie più certe dalla Calabria. Ma il sostituto procuratore di Lagonegro, Francesco Greco, che è lo stesso che tempo fa avviò l’indagine a Paola sui presunti inabissamenti di navi contenenti rifiuti radioattivi nel mare dell’Alto Tirreno Cosentino, a precisa domanda del giornalista, se prenderà il via u n’inchiesta per accertare eventuale presenza di radioattività anche nel mare di Maratea, risponde: «Anche qui faremo qualcosa».

Per la verità sulla vicenda delle indagini sono state già fatte, dopo le rivelazioni del pentito della ‘ndrangheta calabrese Francesco Fonti che nel 2004 raccontò di tre navi fatte affondare per ordine della ‘ndrangheta, nel mare tra Calabria e Basilicata: la Cunski (fatta inabissare nelle acqua di Cetraro), la Voriais Sporadais (nelle acque di Gencano) e la Yvonne A (nelle acque di Maratea). Negli anni scorsi, sempre sotto la spinta della Procura di Paola, una nave oceanografica ha compiuto rilievi anche sui fondali di Maratea che hanno dato esito negativo. Le ricerche durate diverse settimane evidenziarono dati nella norma e senza che fosse individuato alcun relitto o fusti giacenti nei fondali. 

Ora però il rinvenimento a cinquecento metri di profondità al largo di Cetraro del relitto che si sospetta possa essere una delle tre navi di cui aveva parlato il «pentito radioattivo», fa di nuovo tornare d’attualità la Yvonne A che secondo il racconto di Fontifu fatta affondare al largo di Maratea con 150 bidoni di fanghi radioattivi. Una zona adatta ad un eventuale inabissamento di navi a Maratea è quella al largo di Santoianni, dove i fondali sono molto profondi.

Intanto l’identità del relitto rinvenuto a Cetraro non è ancora nota, visto che il nome non è leggibile sulla fiancata ripresa dal robot subacqueo, ma di certo non doveva trovarsi lì dal momento che nessun affondamento in quella zona è mai stato ufficializzato. Il che fa sospettare che quel relitto appartenga proprio alla Cunski di cui aveva parlato il pentito della ‘ndrangheta. Nel frattempo dall’Arpab fanno sapere che nell’ambito del monitoraggio della radioattività ambientale sul territorio regionale l’Ufficio Crr (Centro Regionale Radioattività) dell’Agenzia effettua semestralmente 2 campionamenti all’anno e analisi di matrici marine in 3 punti di prelievo: uno nel mar Jonio, presso lo scarico degli effluenti liquidi dell’Itrec di Rotondella e due nel mar Tirreno, rispettivamente a Fiumicello e a marina di Maratea. Da queste analisi risulta che i livelli di radioattività rientrano nei ranges delle corrispondenti medie nazionali e comunque al di sotto dei livelli di rilevanza radiologica. Inoltre, fanno presente dall’Arpab che in merito all’eventuale affondamento di navi contenenti rifiuti radioattivi al largo di Maratea, lo scorso luglio è stata svolta un’indagine esplorativa dei fondali marini (tramite la nave Astrea munita di Rov nella zona di Marina di Maratea) a circa due miglia dalla costa e oltre i 100 m di profondità, su richiesta dall’Ufficio Circondariale Marittimo di Maratea - nell’ambito dei controlli disposti dalla Procura della Repubblica di Lagonegro. «Da quanto risulta – conclude l’Arpab - tale indagine non ha evidenziato elementi anomali sui fondali esplorati».

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