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Luccichii in Lucania  dal «barocco defilato»

di CLARA GELAO
In Basilicata non scarseggiano opere di grandissimi artisti: da Luca Giordano a Maratta, da De Matteis a De Mura... solo che spesso gli organizzatori sembrano mettersi d’impegno a rendere difficile la vita di coloro che a queste iniziative sono interessati. Che senso ha, infatti, aver diviso una mostra come «Splendori del barocco defilato», di sicuro bella e importante, tra il Museo Nazionale d’Arte Medievale e Moderna di Matera, dove figura il nucleo numericamente più consistente, e la Galleria Comunale d’Arte di Potenza?
Luccichii in Lucania  dal «barocco defilato»
di CLARA GELAO 

Non si finirà mai di sottolineare l’importanza delle mostre che scavano nel territorio, consentendo spesso la conoscenza e il recupero di opere altrimenti ignorate dalla storia dell’arte ufficiale, a fronte di «eventi» culturali (un termine oramai abusato) la cui enorme eco mediatica è talvolta pari alla loro inconsistenza. È triste però dover constatare come proprio le lodevoli iniziative cui ci riferiamo passino spesso sotto silenzio e come agli sforzi compiuti non corrisponda u n’adeguata presenza di pubblico, cooptato da manifestazioni meglio pubblicizzate. 

Spesso però anche gli organizzatori sembrano mettersi d’impegno a rendere difficile la vita di coloro che a queste iniziative sono interessati. Che senso ha, infatti, aver diviso una mostra come «Splendori del barocco defilato», di sicuro bella e importante, tra il Museo Nazionale d’Arte Medievale e Moderna di Matera, dove figura il nucleo numericamente più consistente, e la Galleria Comunale d’Arte di Potenza, dove sono esposte le sculture - in numero notevolmente inferiore, per di più, rispetto a quel che promette il catalogo -, se non quello di penalizzare i visitatori e costringerli a notevoli disagi per raggiungere il secondo centro? 
Meglio sarebbe stato, anche nella logica espositiva del confronto delle arti, riunire l’intera mostra in una delle due città, con beneficio di tutti, anche delle opere (una delle sculture in mostra è vistosamente aggredita dai tarli!). 
opere barocche in Basilicata
Queste osservazioni non inficiano comunque l’importanza di un’iniziativa che ripercorre le orme, a oltre venticinque anni di distanza, di quel primo, grandioso affresco tracciato da Anna Grelle e Sabino Iusco, nel 1981, con la mostra «Arte in Basilicata». Una regione, quest’ultima, che non manca di riservare sorprese e scoper te. Il titolo della rassegna in corso, «barocco defilato», scelto dalla brava curatrice Elisa Acanfora, trae spunto dall’espressione non di uno storico dell’arte ma di un personaggio che, per quanto notevole, appartiene ad un ambiente estraneo, il regista Ermanno Olmi, il quale, colpito dalla bellezza di una città non lontana, Altamura, la vedeva come parte di un’Italia a sé stante, poco nota, quasi in sordina. Se questo è senz’altro vero, lo è comunque perché siamo noi moderni, in un certo senso, ad aver creato il concetto di «centro» e «periferia» e, soprattutto, ad applicarlo ad epoche per le quali il discorso appare molto più complesso e sfumato. 

In Basilicata (ma il giudizio può essere riferito anche alla Puglia, alla Calabria, all’entroterra campano) non scarseggia infatti la presenza di artisti tra i più noti come, per quel che riguarda la pittura dell’età barocca e rococo, Luca Giordano, Paolo De Matteis, Carlo Maratta, Andrea Giannico, Francesco De Mura, Pietro Bardellino, Domenico Mondo, Francesco Celebrano, tanto per citarne alcuni, cui devono aggiungersene altri di non mediocre livello come Andrea Miglionico, Giuseppe Simonelli, Giovanni Battista Lama, Filippo Ceppaluni, Nicola Peccheneda, senza contare le «presenze» davvero prestigiose garantite dalla «collezione D’Errico» (Giacomo del Po, Domenico Antonio Vaccaro, Gaspare Traversi, ecc.). Per la scultura, inoltre, basterebbe citare Giacomo Colombo, Nicola Fumo, Pietro Patalano ed altri squisiti maestri. Tutto ciò amio avviso impone una riflessione sul fatto che queste zone possano veramente considerarsi, sotto il punto di vista artistico, «provincia». È comunque indubbio merito della mostra aver promosso o approfondito una ricerca sistematica su tanti maestri del XVII e XVIII secolo, napoletani e non, noti ma più spesso meno noti al grande pubblico, le cui opere (dalla pittura alla scultura, alle argenterie, ai disegni, alle arti applicate) risultano talvolta di sorprendente interesse. Basti pensare alla bella «Circoncisione» di Brienza, la cui paternità viene restituita quasi interamente a Luca Giordano, o al «San Filippo Neri che intercede per le anime purganti» di Venosa, opera del grande Carlo Maratta, o al delicato «Martirio di sant’Ales - sandro» di Melfi, opera di Paolo De Matteis. 

Ma non sfugga l’importanza di poter ammirare in un contesto espositivo i rari, coloratissimi dipinti di Andrea Miglionico provenienti da Conza o l’«Annunciazione» di Giovanni Battista Lama di Genzano di Lucania, con la sua fastosa cornice in legno intagliato e dorato. Della stupenda «Maga Circe» della collezione D’Errico si sapeva, ma molto meno noti sono i quadretti di Domenico Antonio Vaccaro o l’onirica «Crocifissione» di Michele Ricciardi proveniente da Baronissi, senza dire dei pochi,ma splendidi e ben scelti busti in argento presenti in mostra. E che dire del patetismo tra francescano e spagnoleggiante dei «Cristi portacroce» (uno in mostra) di uno scultore pressoché sconosciuto come Filippo Angelo Altieri di Altamura, o del magistero scultoreo dimostrato da altri rari scultori come Francesco Antonio Picano, Luca Corino, Carmine Lantriceni, Nicola De Mari, Gennaro Trillocco? Altre opere si potrebbero annoverare: nel catalogo alla mostra si possono infatti consultare le schede di ben 106 opere di pittura e scultura non esposti nelle due rassegne.

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