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Maschito, prima domenica senza Messa

di ELIANA CLINGO
Tutto è cominciato il 9 agosto quando, violando una disposizione di mons. Todisco, un gruppo di fedeli aveva apposto banconote sulla statua di Sant’Elia. A Ferragosto è saltata la processione della Madonna dei 7 Veli. Da ieri, nel centro lucano, è iniziata anche la guerra dei manifesti e il paese si è di fatto spaccato: da una parte chi sostiene la linea dura del vescovo, dall'altra chi pretende il rispetto delle tradizioni popolari
Maschito, prima domenica senza Messa
di ELIANA CLINGO

MASCHITO - Il giorno dopo la prima domenica senza messa, in paese non si parla d’altro. E così, quando è trascorsa una settimana da quella che è stata definita la «guerra di Maschito», le polemiche non si placano. Anzi infuriano come e più di prima. E ora anche sotto lo sguardo delle emittenti televisive e radiofoniche nazionali. Tutto è cominciato la sera del 9 agosto scorso, quando, proprio mentre stava per iniziare la processione in onore del patrono, Sant’Elia, un gruppo di fedeli, sfidando il vescovo Gianfranco Todisco, ha deciso di rispettare «la tradizione» e di apporre banconote sulla statua del santo. Una sfida, giunta dopo i reitarati ammonimenti da parte del vescovo, il quale ne aveva fatto espresso divieto. 

Una sfida che ha determinato, come conseguenza, la chiusura di tutte le chiese del paese lucano, dove non si celebra più messa già da una settimana e dove il 15 agosto è saltata persino la messa con conseguente processione in onore della protettrice di Maschito, la Madonna dei Sette Veli. Tra le vie e viuzze del paese, le opinioni si sovrappongono. E quando ci si incontra, la domanda di rito è «Tu cosa ne pensi?». Iniziano così dibattiti e discussioni, che trovano in ogni ragionamento un fondo di verità. Ragionamenti che, però, non riescono a cancellare quel senso di confusione che ormai pervade tutti i maschitani. 

Una confusione che nelle ultime ore è stata alimentata anche dalla diffusione di alcuni volantini, per di più anonimi. Il primo volantino porta la firma dei «Devoti Silenziosi». I quali sostengono la tesi diocesana sul «vero messaggio cristiano, che troviamo nella consacrazione dell’Eucarestia, oggi negata a tutta la comunità». Nel volantino, si cita inoltre l’antico testamento (1° Libro dei Re), e rivolgendosi a quella parte che pensa di aver vinto una guerra, li si esorta «a seguire l’esempio di Sant’Elia Profeta, pieno di zelo per il Signore e combattente dei falsi dèi». Nello stesso volantino si sottolinea «l’ubbidienza» che si deve al vescovo in quanto successore di Pietro. 

«Ci dissociamo fermamente - si legge - da questo gesto profano e sacrilego compiuto da una piccola parte della comunità che non riconosciamo come apostolica. Ben sappiamo che queste persone nulla sanno del Cristo vero e della Chiesa non frequentandone i riti domenicali e non rispettandone i sacramenti. Con grande sofferenza nello spirito, accettiamo devotamente la decisione di sospendere ogni atto liturgico con la speranza di un accordo in quanto non è giusto si debba subire per colpa di alcuni». 

Immediata è arrivata la risposta da parte di chi, seppure anonimo, rivendica la paternità del gesto durante la festa patronale. Una «lettera aperta», che muove accuse precise verso i «parrocchiani», colpevoli di essere i primi a fare festa e di «guidare il vescovo con l’ing anno, inducendolo a commettere degli errori». Nella lettera, inoltre, i «parrocchiani» vengono accusati anche di star dalla parte dell’amministrazione conunale («organizzando campo scuola solo ed esclusivamente per scopi personali») e di essere persone che discriminano, che si isolano e non permettono ad altri di entrare a far parte della Chiesa maschitana. 

«Ma chi sono i fedeli maschitani? Sono coloro - si legge nella lettera - che si sono esposti domenica 9 agosto, giorno in cui sono andati contro la Chiesa. Sono coloro che hanno la fede nel cuore e che danno il denaro al comitato che pensa all’orgo - glio del paese». Una guerra sulla quale ha preso posizione anche un pezzo della politica maschitana, il Partito democratico, che in consiglio comunale siede nei banchi dell’opposizione. Il pd se la prende soprattutto col sindaco, Antonio Mastrodonato, accusandolo di essere il grande assente, lontano dai problemi reali e dalla funzione di guida del paese. «Il sindaco - si legge in un volantino firmato dal Pd - come Ponzio Pilato se ne lava le mani e si limita ad abbandonare la fascia di Ufficiale di Governo». 

«La festa - continua il volantino - si chiude male … eppure le avvisaglie erano nell’aria, il sindaco non riesce a percepire le difficoltà e ad intervenire per proporre le necessarie mediazioni, per mantenere la pace sociale, per prevenire ed evitare che la popolazione, il mondo religioso di Maschito sia ora privo della celebrazione eucaristica».

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