Martedì 16 Ottobre 2018 | 07:54

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Vent'anni fa l'inchiesta

Contrabbando, il maxi processo
sul re Cuomo verso la prescrizione

Lo yacht da mille e una notte di Cuomo è ormeggiato a Taranto, custodito dalla Gdf. Per metterlo in moto servono 25mila euro di benzina che lo Stato non ha

Contrabbando, il maxi processosul re Cuomo verso la prescrizione

GAETANO CAMPIONE

Quando i telefoni cellulari hanno ripreso a squillare, la macchina del tempo si è rimessa in moto. Gli sms hanno fatto il resto: «Hanno arrestato Sandro Cuomo per contrabbando di sigarette. Ti ricordi? Il cittadino olandese. Deve scontare 3 anni e 2 mesi di carcere. Condanna definitiva».

Ricordare, non è stata facilissimo. Perché il gruppo di lavoro storico della Dia, la Direzione investigativa antimafia, che alla fine degli anni Novanta si occupò della madre di tutte le inchieste sul «traffico di bionde», l'operazione «Crna Gora» si è dissolto. Molti hanno consegnato pistola e tesserino perché sono andati in pensione. C'è chi è tornato a casa per dedicarsi alla campagna, chi fa il nonno a tempo pieno, chi viaggia per il mondo.

Dall'inizio delle indagini tra un po' saranno trascorsi vent'anni. E nel 2021 gran parte dei reati finiranno in prescrizione. Compresi quelli commessi dall'ala militare dell'organizzazione. I cento faldoni che ricostruiscono la «guerra delle sigarette», mesi di indagini, appostamenti, notti insonni, missioni all'estero, inseguimenti in mare, speronamenti di fuoristrada corazzati, sequestri di soldi e sparatorie, rischiano di trasformarsi in carta straccia.

«Arthema», lo yacht da mille e una notte lungo 30 metri di Gerardo Cuomo, l'uomo considerato dall'accusa uno dei «re delle bionde» che beveva champagne con banchieri e giudici, è ormeggiato a Taranto. Lo ha in custodia la Guardia di Finanza che non è mai riuscita ad utilizzarlo perché solo per metterlo in moto servono ogni volta 25mila euro di benzina. Che nessuno ha a disposizione.

La Ferrari fiammante sequestrata a Perugia al collaboratore di giustizia è in custodia giudiziaria dal 1996. Lo Stato continua a pagare quotidianamente. Se qualcuno la volesse rimettere in moto servirebbero 20mila euro. Poi ci sono i soldi. Sequestrati e confiscati. La differenza non è di poco conto: i primi saranno restituiti con gli interessi; i secondi no. Ogni tanto arriva una lettera da un paradiso fiscale: «Scusate, ma di questi 5 milioni di dollari, dopo vent'anni, ci fate capire cosa dobbiamo fare?».
E gli imputati? C'è chi è morto, non per cause naturali, chi non ha mai smesso di essere un libero cittadino, chi è stato processato. La fregatura l'anno presa quelli che hanno scelto il rito abbreviato e il patteggiamento. Gli unici ad essere stati condannati: in Italia è sempre meglio optare per il giudizio. Che potrebbe anche non arrivare mai.

Le udienze vanno avanti tra corte d'Assise, corte d'Assise d'Appello, corte di Cassazione, tra rinvii e slittamenti tecnici: è difficile trovare ancora un giudice compatibile dopo tutto questo tempo. Qualcuno cioè che non si sia espresso con un giudizio, un provvedimento, una sentenza. Ci sono state assoluzioni in primo grado e sentenze ribaltate in Appello. Insomma, lo Stato non riesce a giudicare in maniera definitiva. E bisognerebbe anche chiedersi che senso ha parlare di certezza della pena quando hai commesso un reato e avevi 20 anni e l'eventuale condanna ti può arrivare quando di anni nei hai 40. Magari hai cambiato completamente vita. Anche se - come dice un investigatore - il lattaio venderà sempre il latte.

Non è facile rispondere alla domanda, dopo tutto questo tempo: «Ispettore, mi spiega come ha identificato Tizio?», se l'episodio si è verificato nel 2002. E tra un po' saranno trasferiti gli ultimi pm assegnati a «Crna Gora». Così, bisognerà ricominciare da capo.

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