Sabato 07 Febbraio 2026 | 15:51

Bari, l'illegalità «normale» tra Enziteto e Catino: monovani e posti auto nelle mani degli abusivi

Bari, l'illegalità «normale» tra Enziteto e Catino: monovani e posti auto nelle mani degli abusivi

 
Valentino Sgaramella

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Valentino Sgaramella

Bari, l'illegalità «normale» tra Enziteto e Catino: monovani e posti auto nelle mani degli abusivi

Tecla Mastronuzzi, l’unica dottoressa della zona che divide la sua giornata fra circa 15mila residenti, invoca l’attenzione delle istituzioni

Sabato 07 Febbraio 2026, 13:17

13:19

Un deposito zonale Amiu dato alle fiamme. Totalmente vandalizzato, è accaduto di recente e i segni dell’ennesimo sfregio sono qui, ben visibili. Siamo a Catino. Nell’ennesimo tentativo di dar voce a chi non ha voce ci accompagna Tecla Mastronuzzi, medico di base di Catino ed Enziteto-San Pio. Una donna che divide la sua giornata fra circa 15mila residenti.

L’abbandono lo cogli anche nel rogo di un banale deposito, qualcuno distrugge le cose e nessuno fa nulla. Ma a Tecla piace vedere il bicchiere mezzo pieno: «Da un paio d’anni la zona è abbastanza in ordine, fino a due anni fa era davvero come vivere in una discarica a cielo aperto. Il deposito c’era ma i rifiuti venivano buttati dietro», Chissà forse è per questo che lo hanno bruciato, allergia alle regole, sopraffazione... Ma la dignità di una certa periferia (quella che invece le regole le vuole e le rispetta) urla dal fondo del pozzo sociale in cui si rischia di segregarla. «La sporcizia si vede più a Bari, qui tutto sommato è pulito. Pensi al quartiere Libertà - aggiunge la dottoressa - lì è drammatica la situazione igienica. Qui non c’è il fenomeno sistematico dell’abbandono dei rifiuti da parte dei cittadini, semmai siamo abbandonati da quanti dovrebbero prendersi cura di questo territorio». Mastronuzzi è fermissima su questo punto. «La consapevolezza che questo quartiere meriti un’attenzione ci deve essere, ma non come dicono loro, che poi fanno cadere dall’alto tutto quel che vogliono».

Siamo nell’ambulatorio di Catino. Quello di Enziteto ha i muri scorticati e con un monolocale che trasmette freddo. Accanto c’è un bar dove un uomo beve una birra. Molti disegni appesi alle pareti. «Sono dei bambini che mi onorano di affetto e fiducia e che sono il mio vanto. In realtà il comprensorio di San Pio e Catino dal punto di vista architettonico aveva un senso quando fu concepito. Il vero problema è la distanza dalla città, relegare i più poveri qui, non i più malavitosi».

«L’altra cosa assurda è stato aver creato a Catino la chiesa e la scuola che non è un vantaggio perché tutti vanno alla stessa scuola, nella stessa chiesa, fanno la spesa nello stesso posto, si spostano, si fidanzano tra loro. Non c’è ricambio, non c’è circolazione di idee e di linguaggi». Tecla ci mostra poi il luogo dove sta per sorgere il campo di rugby. «Si spera che queste attività portino un po’ di vita a Catino. Lì in fondo c’è il primo passaggio a livello e quindi da questo lato siamo chiusi verso il mondo. Tutte queste strade sono chiuse». Bari finisce qui, subito dopo siamo in territorio di Giovinazzo. Poi una serie di palazzi a schiera. «Queste case popolari sono tremende, l’alloggio è un monovano o un vano e mezzo. E questi posti auto sono coperti ma sono abusivi, hanno messo pure il passo carrabile».

Poi c’è la biblioteca di Catino. Una novità bella. C’era un supermercato che poi si è trasferito lungo la strada verso Bitonto e al suo posto c’è uno negozio gestito da cinesi. «E di qua si va a Santo Spirito, ma c’è un altro passaggio a livello chiuso ogni volta per 20 minuti». Qualche complesso residenziale più dignitoso esiste. E poi altre palazzine a schiera. Altre case popolari. «Gli abusivi le occupano da 30 anni. Non pagano i fitti, non pagano le bollette. Se uno sta in queste condizioni da vent’anni, la vera domanda è perché non si trova una soluzione». Sorride: «A Catino pensano di essere migliori rispetto a San Pio. Questa è la cosa incredibile, ognuno ha il suo sud del mondo. Catino è il nord».

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