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In Puglia e Basilicata

SOS AMBIENTE

Discarica rifiuti speciali «Colaianni», insurrezione a Bitonto

Discarica rifiuti speciali «Colaianni», insurrezione a Bitonto

La protesta per la discarica in contrada «Colaianni» a Bitonto

Una «guerra» di carte bollate, il Comune contro la Città Metropolitana: «Autorizzato un ecomostro»

24 Giugno 2022

Sino al 2019, il timore era che potesse diventare una discarica di materiali ferrosi. Ora il destino della cava in contrada Colaianni, tra Bitonto, la frazione di Palombaio e Sovereto, potrebbe essere quello di bacino di smaltimento di rifiuti speciali non pericolosi provenienti anche da fuori regione. Almeno così lo immagina la Città Metropolitana di Bari che mercoledì mattina, in una Conferenza di Servizi attesa da mesi, ha detto sì al progetto della ditta Fer.live. La discarica, che andrebbe a raccogliere fanghi prodotti dal trattamento delle acque reflue urbane e/o industriali, che sprigionerebbero biogas, insomma si può fare per l’ente di via Spalato e per il responsabile del procedimento, Armando Diamanti.

A nulla varrebbero dunque il parere urbanistico contrario del Comune e, soprattutto, la denuncia da parte dell’Ufficio tecnico comunale di evidenti vizi di illegittimità procedurale. Come pure sarebbe stato giudicato «non ostativo» il no dell’Autorità di Bacino. Ininfluente poi il parere delle associazioni ambientaliste che rilevavano il mancato rispetto della distanza dell’impianto dalle aree vincolate. Solo a poche ore dalla seduta, tempo insufficiente per prenderne visione e studiarli, erano stati infatti pubblicati sull’albo pretorio della Città Metropolitana di Bari i documenti mancanti delle Fer.live, tra cui anche il riscontro della società al parere sospeso dell’Arpa, già elaborati il 26 maggio.

A motivare il «sì» dell’ex provincia sarebbe stato l’ok alla Valutazione di Impatto Ambientale (Via) già ottenuto nel 2011 per il precedente progetto e poi prorogato nel 2017, nonostante la contrarietà dell’amministrazione comunale bitontina. Palazzo Gentile si oppose infatti con un ricorso al Tar in cui risultò vittorioso, ma nel 2019 perse nel ricorso al Consiglio di Stato. La guerra a Fer.live, lunga ormai un decennio, però non finisce qui. Il Comune non è intenzionato ad arrendersi. Ad assicurarlo è stato il nuovo sindaco Francesco Paolo Ricci che non vuole assolutamente cedere e permettere la realizzazione di quello che definisce un «ecomostro» su una superficie di oltre due milioni di metri cubi. «Il nostro impegno – ha dichiarato il primo cittadino – è di perseguire anche nelle sedi giudiziarie l’obiettivo di impedire la realizzazione di questa discarica, incompatibile con le caratteristiche geomorfologiche di un territorio a forte vocazione agricola, che determinerebbe la movimentazione di circa 180mila tonnellate di rifiuti speciali annui lungo le nostre strade di campagna».

Vale a dire circa 600 tonnellate al giorno, trasportati da grandi tir. Palazzo Gentile è quindi pronto, attraverso l’Ufficio legale a richiedere la revoca in autotutela delle risultanze della Conferenza di servizi. Secondo Ricci, «è un primo atto doveroso».

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