Lunedì 27 Giugno 2022 | 19:48

In Puglia e Basilicata

Il caso

Bari, Zaraj morta di febbre a 12 anni: il giudice ascolta due testimoni

ospedale pediatrico bari

L’accusa: alla ragazzina fu somministrato in ritardo un farmaco

28 Maggio 2022

Isabella Maselli

A quasi cinque anni dalla morte della 12enne Zaraj Tatiana Coratella Gadaleta, entra nel vivo il processo nei confronti di uno dei medici che curò la ragazzina di origini colombiane. Zaraj, adottata da una famiglia barese, morì il 19 settembre 2017 nell’ospedale «Giovanni XXIII» per una ipertermia maligna dopo un intervento di riduzione di una frattura al femore, procurata da una banale caduta mentre giocava in un parco.

Leonardo Milella, primario del reparto di Anestesia e Rianimazione dell’ospedale pediatrico dove fu operata, è ora a giudizio con l’accusa di omicidio colposo. Gli si contesta di non aver diagnosticato la patologia congenita di cui soffriva la bambina, somministrandole in ritardo un farmaco salvavita, quando la 12enne era stata trasferita in terapia intensiva con una febbre di 43,6 gradi.

Nell’udienza di ieri dinanzi al Tribunale monocratico, nella quale per la prima volta era presente l’imputato accanto al suo difensore, l’avvocato Angelo Loizzi (Studio FPS), sono state sentite due testimoni. Presente all’udienza anche il padre della vittima, Massimo Coratella, costituito parte civile e assistito dall’avvocato Michele Laforgia (Polis).

Valentina Console, farmacista ospedaliera, è stata chiamata a riferire sulla disponibilità del farmaco che avrebbe potuto salvare la vita della 12enne. La dottoressa ha spiegato che in effetti nella farmacia ospedaliera il medicinale c’era, anche se in quantità inferiori rispetto a quelle previste per legge: 12 anziché 48. Su questa questione pende anche un’altra indagine. Il medicinale, infatti, «benché presente in farmacia non era immediatamente disponibile né in sala operatoria né in terapia intensiva, così come, al contrario, sostenuto» dal medico che stava seguendo il caso della adolescente, lo stesso Milella.

Dopo la richiesta di archiviazione del fascicolo sulla presunta «falsità materiale commessa da pubblico ufficiale in atto pubblico», cioè le false informazioni riportate nella cartella clinica, nelle scorse settimane è stata accolta l’opposizione e la gip Maria Teresa Romita ha disposto nuove indagini dando alla Procura 50 giorni.

Altra questione attorno alla quale ruota il processo, è l’ipotizzato ritardo nella sua somministrazione a causa di una mancata tempestiva diagnosi. Su questo ha riferito ieri in aula la cardiologa Elena Massari, chiamata a testimoniare sul momento della diagnosi di ipertermia maligna. Dinanzi al giudice, la dottoressa ha spiegato di non poter confermare la ritardata diagnosi. Il primario, intervenuto ad operazione chirurgica conclusa, avrebbe erroneamente diagnosticato una «tromboembolia polmonare» e «ritardato» di altre tre ore «la somministrazione alla bambina del farmaco salvavita». Al medico si contesta una colpa «derivante da negligenza, imprudenza e, soprattutto, da imperizia, nonché dall’inosservanza delle regole cautelari imposte dalla scienza medica, dalle linee guida e dalle buone pratiche assistenziali in materia sanitaria».

L’alterazione di un valore (Cpk) avrebbe dovuto indurre a sospettare che si potesse trattare di ipertermia maligna. Gli esami pre-operatori, come accertato dalle indagini coordinate dalla pm Bruna Manganelli, avevano infatti rilevato alcuni valori alterati «chiaro indice di miopatia» che, interagendo con i farmaci dell’anestesia, avrebbe causato l’ipertermia maligna e portato la ragazzina al decesso.

Quella che è considerata la testimone chiave del processo sarà citata per l’udienza straordinaria del prossimo 22 luglio. E’ Elisiana Lovero, la specializzanda che per prima diagnosticò la patologia, segnalandola ai medici del reparto senza essere ascoltata.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento:

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Carica altre news...

 

PODCAST

 

PRIMO PIANO

 
 
 
 
- News dai Territori -
 
Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725