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In Puglia e Basilicata

L'intervista

L'Arcivescovo Satriano da Bari a Leopoli nel segno di San Nicola

L'Arcivescovo Satriano da Bari a Leopoli nel segno di San Nicola

Mons. Satriano

Mons. Satriano racconta l’esperienza della Carovana della pace arrivata in Ucraina

06 Aprile 2022

Michele Partipilo

BARI - È un uomo affaticato dal lungo viaggio, ma soprattutto provato da ciò che ha visto. Monsignor Giuseppe Satriano, arcivescovo di Bari-Bitonto, dal 1° al 3 aprile scorsi è andato a portare aiuti e conforto in Ucraina. Insieme con volontari e sacerdoti di tutta Italia ha guidato la «Carovana della pace». Una colonna di 66 bus e furgoni è partita da Gorizia e ha attraversato Slovenia e Ungheria e, all’alba di sabato scorso, dopo aver percorso 1.200 chilometri, è entrata in territorio ucraino. Verso le 10 ha raggiunto la destinazione finale, Leopoli, dove sono state consegnate le 32 tonnellate di cibo, vestiario e medicine raccolte in tutta Italia e in particolare dalla Caritas di Bari.

Eccellenza, il suo volto ci dice che è provato dalla fatica del viaggio, ma non solo. Che cosa l'ha colpita di più in questa esperienza?

«I volti senza sorriso delle persone incontrate per strada a Leopoli. Una società dolente. Nelle strade, sui bus, in stazione solo donne. Padri, figli, sposi, sono al fronte a combattere. Una città che deve fare i conti con gli orrori della guerra di cui sono testimoni i tanti profughi che arrivano e poi ripartono alla volta dell’Europa attraverso la frontiera polacca».

Negli ucraini che avete incontrato qual è il sentimento dominante e, soprattutto, che cosa si aspettano dall'Italia?

«Ci hanno ringraziato per il segno di vicinanza e solidarietà: i beni di prima necessità che abbiamo consegnato ma anche l’opportunità di portare con noi in Italia circa 200 fra donne e bambini, bisognosi di assistenza medica. Non ci hanno manifestato alcuna attesa particolare, ma desiderano concludere questa guerra cacciando l’invasore. C’è molto orgoglio nei loro occhi e nelle loro parole, c’è un cuore indurito dalle drammatiche notizie che giungono di giorno in giorno».

Qual è il senso autentico della presenza dell’Arcivescovo di Bari nella Carovana della pace? C’entra San Nicola, il cui nome unisce da sempre Oriente e Occidente? Sappiamo che lei ha consegnato la sacra manna ai presuli che ha incontrato.

«È vero, ho portato in dono la manna di San Nicola. Dinanzi a quanto sta accadendo, dinanzi alla volontà di giovani e adulti di attraversare l’Europa per tessere gesti di fraternità, come pastore della Chiesa di Bari-Bitonto non potevo rimanere a guardare e ho ritenuto dover accompagnare, capire e portare anche lì, in quella terra martoriata, la vicinanza di tanti che avrebbero desiderato poter fare qualcosa. La nostra città, da sempre porta aperta verso l’Oriente, accoglie migliaia di pellegrini provenienti da quella regione dell’Europa. Nell’incontro avuto a Leopoli con la Chiesa greco-cattolica, quella cattolica e la ortossa russa, molti hanno ricordato i pellegrinaggi vissuti sulla tomba del Santo di Myra. Accompagnare la Carovana della pace è stato porre la logica del potere dei segni dinanzi ad un contesto sociale e politico che tende a lasciarsi sedurre dai segni del potere, come amava affermare don Tonino Bello. Come ho potuto comprendere da questo viaggio, nella notte che incombe anche una piccola luce può donare speranza, fiducia».

La vostra Carovana è giunta a Leopoli giusto a 30 anni dalla marcia della pace guidata da don Tonino in un’altra città insanguinata, Sarajevo, e nelle stesse ore il Papa ha detto che sta valutando una sua visita a Kiev. Alla luce di questa sua esperienza ritiene che sia possibile e, soprattutto, che potrà rivelarsi utile per una seria trattativa di pace?

«In tutta sincerità non saprei. Se il Pontefice parla così credo sia perché ha valutato alcune opzioni. Sicuramente un gesto di questo tipo potrebbe aprire spiragli, riflessioni, e perché no, anche sostenere le trattative di pace. È troppo grande il dolore generato dalla guerra e dalle sue bestialità e i cuori di tutti sono smarriti e induriti dal dolore, c’è bisogno di tornare a declinare tenerezza e misericordia senza le quali nessuna pace è possibile. In questo il Pontefice è maestro di umanità e ci ha abituato a gesti concreti di grande spessore e significato».

Ci sono in programma altre iniziative concrete per portare conforto agli ucraini?

«La Carovana della Pace – come già detto - ha riempito i suoi pulmini e pullman con donne e bambini, soprattutto con persone bisognose di cure. La nostra Diocesi, grazie alla Caritas diocesana e al sostegno di tanta gente sta già accogliendo diverse famiglie, mamme e con i figli e, sostenendo il lavoro di Caritas nazionale, supporta l’emergenza profughi in Polonia. È necessario continuare ad aiutare questo fiume di umanità ferita attraverso una solidarietà che abbia il profumo della fraternità. D’altro canto tutto ciò è servizio alla pace, poiché mediante una logica di comunione e condivisione indichiamo la strada che può smontare l’inimicizia. Non dimentichiamo mai che accanto a tanti ucraini ci sono anche tanti russi che soffrono e muoiono».

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