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foto Luca Turi

«Il mio ristorante è praticamente al centro di quello che definisco “il triangolo delle Bermude” tra via Abbrescia e via Cognetti, dove c'è una altissima concentrazione di locali che attirano centinaia di giovani. Per la tipologia del mio ristorante io per primo non amo molto la “cavaiola” chiassosa che si crea, quindi capisco le lamentele dei residenti».
Beppe Schino è il titolare del «PerBacco» ed è il prima linea nel cuore della movida chiassosa e spesso senza regole che sta sollevando tante polemiche nel quartiere Umbertino, o il rione Madonnella come è il suo vero nome. Non passa sera che non ci sia una rissa o qualche incidente. I residenti tempestano di telefonate il centralino della Polizia municipale, ma anche le semplici pattuglie possono poco per cercare di ristabilire un minimo di ordine. Il numero dei ragazzi che si riversano in pochi isolati è di centinaia e centinaia.

«Qui c'è una altissima concentrazione di bar, pub, piccoli locali che si sono aperti quasi uno sull'altro. Diciamo che è il frutto di una mancata pianificazione a livello nazionale – sottolinea Schino -. Se mi basta una semplice comunicazione per avviare una attività, senza dover più rispettare distanze, il risultato è quello che abbiamo sotto gli occhi. Purtroppo a pagare sono i residenti, poi c'è anche da dire che dopo mesi di silenzio imposti da tutte queste restrizioni arcobaleno, si è creato da una parte una abitudine alla tranquillità e dall'altra una voglia ancora più sfrenata a riversarsi per strada. Due esigenze che è facile cadano in forti contrasti, anche se devo essere sincero, preferisco questo caos al silenzio di qualche mese fa e che sembrava una condanna a morte».

Il locale di Beppe Schino è un ristorante classico, al chiuso, niente pedane o spazi all'aperto. «Ho preferito non aderire alla possibilità del Comune di mettere una piattaforma negli spazi dei parcheggi. Innanzitutto perché la mia tipologia di cliente non apprezza il mangiare per strada, poi perché sulla pedana avrei potuto mettere giusto tre tavoli, non avrei avuto alcuna convenienza. Poi le auto che ti vengono a parcheggiare, lo smog... no, non avrei risolto molto, anzi. I miei clienti preferiscono la tranquillità».

PerBacco anche quest'anno chiuderà nel periodo estivo, questo fa di Beppe Schino una sorta di osservatore esterno ed imparziale di quanto accade in queste calde sere preestive. I problemi ci sono, ma trovare una soluzione è molto difficile. Nel tempo si sono stratificati problemi tali che ora la bomba è esplosa. «Il quartiere e le strade di Madonnella non hanno spazi adeguati per poter contenere una movida così caotica – mette in risalto Schino – non ci sono grandi piazze, i localini sono uno sull'altro. La sera i ragazzi è come se facessero una sorta di muraglia umana ed è impossibile passare con qualsiasi mezzo. Basta poco per scatenare la rissa: un'auto che cerca di passare, un clacson che suona con più nervosismo e il gioco è fatto. A questo si aggiunge una così alta presenza di persone che bevono, che passare da una parola al litigio è facilissimo. L’alcol è tanto. Ripeto: quello di cui tutti si lamentano è conseguenza di una pianificazione completamente saltata. Con tanti locali è chiaro che per i ragazzi questo diventa “il luogo” dove vedersi, per forza».

I più adulti ricorderanno cosa era via Sparano tra il negozio di Mincuzzi e Rossetti fino ad una trentina di anni fa: in un isolato si concentravano tutti gli studenti dalle scuole superiori all'Università. Il sabato pomeriggio era impossibile camminare a piedi. La differenza era che quell'isolato fungeva da luogo di appuntamento, una volta deciso dove andare le comitive sciamavano in altri posti per andare a mangiare o ballare, oggi invece a Madonnella i gruppi stazionano a volte sino all'alba.
«Per tanti localini, con clienti che restano in piedi a chiacchierare e bere, c'è bisogno di spazi che il quartiere non ha. Qualche giorno fa ne parlavamo anche con altri colleghi: in genere la pressione di tanti ragazzi si abbassava con l'apertura di altri spazi come Torre Quetta. Spazi più ampi, vicino al mare, al fresco, diventava una valvola di sfogo per decongestionare il quartiere. Ma quest'anno Torre Quetta è caduta nelle reti delle carte bollate e a questo punto diventa difficile che possa attivarsi diventando l'altro polo attrattivo. Purtroppo non vedo soluzioni, con buona pace dei residenti, che ripeto capisco nelle loro istanze. Persino una proprietà immobiliare si depaupera in una situazione del genere».

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