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Bari - I residenti dell'Umbertino sono sul piede di guerra: per loro, nella tanto attesa zona bianca, ancora una notte nera che più nera non si può. Nelle strade del quartiere, che da un lato guarda alle vie storiche dello shopping e dall'altro si affaccia sul lungomare cittadino, non c’è regola (persino di elementare educazione civica) che tenga. Nemmeno il rischio di tornare ai famigerati «coprifuoco» dettati dall'innalzamento dei contagi riesce a tener testa alla «malamovida», alle fiumane di giovani, e non solo, che ogni notte si riversano nelle strade del quartiere, sicuramente assembrandosi e altrettanto prevedibilmente rumoreggiando fino al giorno dopo.

«Quella alla quale assistiamo ormai ogni notte la chiamano “migrazione notturna” - commenta Mauro Gargano, presidente del comitato salvaguardia zona Umbertina -. In pratica la vita notturna della città, ancor prima dell’emergenza sanitaria, si concentra totalmente tra Bari vecchia e l’Umbertino. Nella nostra città purtroppo c'è carenza di programmazione territoriale - continua -, mentre la soluzione che suggeriamo da tempo è una delocalizzazione in altre aree. Attualmente nell'Umbertino lavorano circa sessanta locali di ristorazione - spiega Gargano -, molti dei quali sono anche iscritti allo stesso nostro comitato. Il problema parte da una situazione strutturale di aumento esponenziale di locali di piccole dimensioni accanto a bar e ristoranti tradizionali che hanno meno problemi di spazi interni».

E quella di venerdì è stata l’ennesima «notte brava da ricordare», ha commentato su Facebook. Questa volta, oltre alle strade bloccate dalle auto in doppia fila e dagli assembramenti occasionali che si trascinano fino all’alba, i residenti hanno dovuto fare i conti con un «elevato livello di inquinamento acustico di tipo antropico - sottolinea sempre Gargano nel suo post -, ormai consueto e proveniente da impianti sonori a tutto volume. Già - spiega -, questa volta abbiamo avuto modo di “apprezzare” fino all'alba la musica a palla, individuandone persino l’origine: arrivava dal molo San Nicola e aveva tutta l'aria di un'improvvisato “rave party”. Chissà».

A quanto pare, a nulla valgono le ripetute telefonate di protesta dei residenti alle forze dell'ordine. Il nostro interlocutore fa riferimento alla direttiva europea 49/2002 e al decreto legislativo 194/2005 che la attua, oltre che alla legge regionale 3/2002.
Si tratta della determinazione e della gestione del rumore ambientale sulla base di mappature acustiche e in funzione delle conseguenze nocive dei decibel stessi. «Perché non vengono fatti rispettare i valori limite di rumorosità stabiliti dalle disposizioni normative?», si chiede il cittadino, invocando l'intervento dell'Arpa, l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente per «tutelare la salute dei cittadini dell'Umbertino dall'inquinamento acustico, comprovata causa di disturbi fisici e psichici».

«Ancora una volta quello che proponiamo è cercare soluzioni condivise - conclude il presidente del comitato di zona -. Il Comune non si è mai dotato di uno strumento normativo che controlli il livello di insediamento dei locali di ristorazione. Eppure a questo conseguirebbe l’istituzione di zone di tutela, e saremmo di fronte a una svolta per il quartiere Umbertino ma non solo. Si tratterebbe in generale di una buona soluzione per una distribuzione cittadina dell’offerta in tutti i quartieri».

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