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Polignano e Monopoli perdono le cinque Vele

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Monopoli - Scende da 5 a 4 vele il comprensorio della «Costa del Parco Agrario degli Ulivi Secolari» e da Polignano a Mare a Carovigno passando per Monopoli, Fasano e Ostuni, si sventola l’ecolabel di Legambiente, con meno entusiasmo e più autocritica. 

Dopo la ritrovata bandiera blu di Monopoli che aveva tolto ogni soluzione di continuità lungo la costa, il dover rinunciare a una bandiera su una costa che è ormai è la «Smeralda del Sud» fa venire i brividi. Ma forse c’è da fare autocritica. E si attende in queste ore il commento dei sindaci del litorale che va da Polignano a Monopoli per la quota barese. Da ieri sono trincerati in un pallido silenzio, ammutoliti da una doccia fredda che nessuno se l’aspettava. Come dire che la costa perde punti e si cerca di capire le motivazioni che hanno portato a questo strappo sui gradi della bontà della balneazione.

Da una nota di Legambiente il dito di questa declassificazione sembra puntato sulle scelte adottate nell’ultimo anno dalle amministrazioni di Ostuni e Polignano a Mare che hanno puntato a rilascio di autorizzazioni e concessioni di resort di lusso che vanno in controtendenza con un turismo dolce e con la tutela del paesaggio ma a favore del consumo del suolo.

L’esempio che viene portato in auge è la questione di Costa Ripagnola che intacca anche la Piana degli Ulivi Secolari. I dati sono stati presentati nel corso di «Il mare più bello 2021», da Ruggero Ronzulli, direttore di Legambiente Puglia, alla presenza di Gabriella Belviso, dirigente sezione Sviluppo del Turismo Regione Puglia e altre autorità regionali oltre ai sindaci dei Comuni ricadenti nei comprensori turistici premiati con le «5 vele».

«La Guida Blu e le Vele rappresentano un importante riconoscimento per le amministrazioni che da anni hanno saputo valorizzare il nostro mare più bello, accanto a paesaggi incantevoli pregni di storia e cultura che rispondono a un turismo esperienziale fatto di scoperte del territorio, soprattutto in quest'anno difficile di pandemia» ha sottolineato Ronzulli e poi «il turismo del futuro deve essere improntato alla sostenibilità ambientale e alla tutela del paesaggio, perché non è più concepibile oggi autorizzare resort di lusso a discapito del paesaggio e del territorio che ha reso riconoscibile la Puglia nel mondo».

Un chiaro avvertimento ai sindaci di Polignano a mare e Monopoli, rispettivamente Domenico Vitto e Angelo Annese che sono restati di fatto ammutoliti da questo esito e lasciano intendere che nelle prossime ore, tolta l’acqua amara in bocca, diranno la loro guardando al futuro perché per questa stagione la vela, in meno da issare, è già volata via. Si tratta di capire esattamente cosa sia avvenuto per correre ai ripari e puntare all’immediato recupero della vela ormai perduta. Di certo, non mancano in questo territorio i servizi e l’impegno degli amministratori per garantire sempre il massimo ai villeggianti. Eppure, qualcosa sembra essere andato storto per quest’anno.

LE CRITICHE DI FABIANO AMATI - «Alle città pugliesi con più alta produttività turistica è stata tolta una vela nell’annuale valutazione di Legambiente. La motivazione? Un eccesso d’intraprendenza turistica in esecuzione dei Piani paesaggistici, cioè bocciati per eccesso di studio. Criteri obiettivamente lontani dall’idea di successo del brand Puglia». Lo dichiara il presidente della Commissione regionale bilancio e programmazione Fabiano Amati. «La pretesa di dare un modello allo sviluppo secondo il proprio punto di vista culturale piuttosto che governando la realtà - aggiunge - fu il frutto avvelenato di esperienze totalitarie sconfitte dalla storia e ci porta a valutazioni incompatibili con la cura dell’incanto, la promozione dell’industria turistica, l’economia e il lavoro. Legambiente è una grande e meritoria associazione fondata su un approccio tecnologico nella cura ambientale, che non può consentirsi d’incappare in un errore di valutazione per mancata comparazione tra tutti i valori in campo».

«Affermare la sostenibilità come coincidenza con il non utilizzo del territorio, significa quattro cose messe in fila e tra loro strettamente dipendenti: l’abbandono e la distruzione per mancata manutenzione dei beni e dei paesaggi incantati; il fallimento dell’industria turistica fatta di presenze da ospitare e per questo in grado di concorrere alle casse delle amministrazioni pubbliche con la tassa di soggiorno; la riduzione degli effetti economici di moltiplicazione offerti del turismo, a cominciare da quello di alta gamma, in grado di innalzare il livello della produzione regionale e compensare l'abbandono di altre attività più distruttive e inquinanti; la perdita di posti di lavoro e quindi l’ampliamento della povertà e dell’esodo verso altri territori con offerte di lavoro più accoglienti. È ovvio che l’uso del territorio deve essere orientato alla tutela dell’incanto, affinché non siano distrutti ambiti di bellezza che giustificano e combinano i grandi risultati nel settore del turismo». "Ma per questo segnalo che in Puglia vige il principio di legalità, cioè un insieme di norme rigorosissime e un PPTR copianificato con il Ministero della Cultura, in grado di sottrarre le attività di trasformazione del territorio all’arbitrio dei modelli di sviluppo e dei suoi modellatori. A meno che - conclude - la perdita della vela non nasconda una bocciatura implicita dei Piani paesaggistici e delle Soprintendenze, ma in questo caso perché mettere in discussione l'immagine dei Comuni per una battaglia politica che andrebbe trasferita a Roma?»

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