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Bari - «Il rap è stato il mio sfogo, non per denunciare ma per esprimere me stessa. Come quando si scrive nei diari segreti, per poter godere nel rileggere certe emozioni e riviverle. Il rap per me è tutto questo: emozione unito alla grande passione che ho sempre avuto per la scrittura».

Lady B, al secolo Isabella Martiradonna è una donna solare, di una bellezza quasi timida ma che nasconde una grande forza, in questi giorni è un po' provata per la scomparsa di un amico che come lei rappava, anche se con storie diverse.

«La scomparsa di Toki, Giuseppe Poliseno, è stata un brutto colpo per me. Abbiamo cominciato insieme, avevamo la stessa età, solo che per me è stata una sfida doppia: donna in un mondo di uomini e senza messaggi di rottura da comunicare. Con Giuseppe ci conoscevamo sin da piccoli, era un uomo di grande generosità, ci siamo incrociati muovendo i primi passi nel rap. Ci rispettavamo, anche se con la musica non abbiamo mai collaborato».

Una donna rapper in un mondo di uomini. Come è stato in una Bari di fine anni '90?

«È stato come entrare in uno spogliatoio di una squadra maschile e trovarti di fronte uomini mezzi nudi. Un misto di imbarazzo e curiosità e il tutto come sentimento reciproco. Loro mi guardavano ed era come se mi dicevano “e tu ce sta fac do?”. Io sentivo di doverlo fare e me ne sono fregata di chi poteva remarmi contro. Tra l'altro io non entravo nel mondo del rap per spaccare, per gridare. Me ne sono fatta una ragione che potevo non piacere a tutti e sono andata avanti».

E con il tempo il rispetto è arrivato?

«Sì. Il rap è un mondo particolare. Inizi a parlare con qualcuno e se ti riconosce con basi comuni sei subito fratello o sorella. Quindi sì, ho avuto ed ho rispetto. Tanto più che quando ho incominciato non erano molte le donne rapper, diciamo che non ce n'erano. Poi mi sono incrociata con Futura, con Lady Castrì con la quale abbiamo anche collaborato e diventate veramente come sorelle, un bellissimo rapporto come solo due donne sanno costruirlo».

Lady B, dove la B sta per...?

«Bari naturalmente. È la mia città e una delle caratteristiche che più mi univano a Toki. Tutti e due baresi fin nelle ossa. Io sono nata, cresciuta e continuo a vivere al quartiere Libertà. Non mi sono mai mossa tanto che ormai conosco tutti».

Toki e la sua morte, tu hai usato parole dure contro le speculazioni fatte da alcuni giornali.

«Ci sono stati articoli on line che lo hanno voluto diffamare e senza un perché. Hanno raccontato storie che vere o false non c'entravano nulla con l'uomo che era o con la sua morte. Una vergogna, veramente. Era una persona sempre con il sorriso, umile, che si impegnava anche se dentro aveva i suoi demoni. E poi la sua passione per gli allenamenti, il body building, a volte lo prendevo in giro e lui rideva. Giuseppe era così e nessuno deve infangare la sua memoria».

Forte, determinata e con un rap positivo e solare. Perché questa scelta?

«Io adoro ascoltare musica, mi fa star bene. Ma se i testi che ti entrano in testa sono negativi, tristi, inevitabilmente cadi in depressione anche tu. Quando le persone sentono le mie canzoni devono poter cantare con me, sentirsi bene. Io racconto la mia vita, sono felice e scrivo di cose belle perché non dovrei? Tra i miei brani c'è anche una canzone dedicata al mio cane Louise, il mio amore, con tanto di suo abbaiare di sottofondo e quello che provo so che è l'emozione di tanti altri».

Una felicità che si è anche intrecciata con l'impegno. In «Non ci sto» tu hai preso una posizione molto dura contro la violenza sulle donne.

«Perché è un problema che noi donne dobbiamo combattere. È un monito anche alle ragazze più giovani. È per loro la rima “Con me non vincerai mai, ti alzo la gamba e ti piscio”».

E nel futuro?

«Sto realizzando un nuovo album. Il titolo sarà una B in Kanij giapponese, e che riprende il mio nome, solo che in giapponese significa bellezza».

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