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Ricoverato al Miulli da due settimane, aveva diretto per 20 anni la stazione cittadina dei Carabinieri

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Si poteva definire un putignanese onorario Donato Macchia, luogotenente dei Carabinieri in pensione, stroncato dal Covid a 62 anni. Per due decenni, dal 1993 al 2013, aveva diretto la stazione cittadina dell’Arma. Da un paio di settimane era ricoverato al Miulli dopo avere contratto il coronavirus.

Sottufficiale di grande esperienza, era in congedo da otto anni. Aveva guidato la caserma di Putignano nel periodo più intenso della lotta alla criminalità organizzata, e in concreto alle derive della organizzazione criminale «La Rosa» che per tutti gli anni ‘80 aveva dominato i traffici illeciti nel Sud Est barese, e negli anni d’oro del contrabbando, quel periodo a cavallo del millennio nel quale a Monopoli e Polignano gli sbarchi di sigarette avevano creato un’economia parallela a quella legale. In quella fase le bande di trafficanti di sigarette creavano i nascondigli e «cupe» anche sulla Murgia del Sud Est, per sfuggire ai controlli sempre più pressanti delle forze dell’ordine.

Il luogotenente Macchia aveva anche partecipato a due missioni internazionali in Kosovo. Poi, per alcuni anni, aveva guidato come facente funzioni la Sis (Sezioni investigazioni scientifiche) di Bari.
Molto legato alla comunità putignanese fino alla fine - anche se da qualche anno risiedeva nella vicina Turi -, era presidente dell’Associazione volontari dell’Arma dei Carabinieri della città.

Si era risposato da poco. Lascia la moglie, una figlia e una nipotina di due anni.
Così lo ricorda Raffaele Valentini, suo fraterno amico turese: «Ci accomunavano le passioni per le moto e per il mare. Andavamo spesso insieme al mare. Inoltre Donato amava molto viaggiare. Gli piaceva molto trascorrere serate insieme con gli amici».
Ne descrive il carattere: «Aveva una notevole cultura, era un uomo molto corretto che non scendeva a compromessi con nessuno, non amava le mezze misure. Andava subito al sodo delle questioni. Ci mancherà ma allo stesso tempo sarà sempre con noi».

Valentini racconta: «Ogni mattina prendevamo il caffè insieme. Era una persona appassionata di politica ma capace di massimo rispetto per le idee altrui. Ai primi di aprile ho saputo che aveva contratto il Covid. Inviavo messaggi che restavano senza risposta e non era da lui. Poi sua figlia mi telefonò dandomi la notizia - ricorda commosso -. Ho pregato fino a poche ore fa che potesse salvarsi nonostante avesse una grave insufficienza respiratoria. Due o tre giorni fa lo hanno intubato».
Parla un sottufficiale dell’Arma che è stato in servizio con lui a Putignano: «Ho lavorato con Donato Macchia per 11 anni. Era un uomo che pensava solo all’interesse delle istituzioni e del singolo cittadino. Per i problemi del cittadino indifeso si faceva in quattro. Oggi tanti colleghi disseminati per l’Italia, da Catania a Trento, sono in lacrime».
Tratteggia il collega e il compagno di lavoro: «Si discuteva con lui anche animatamente ma dopo tre minuti ti invitava a prendere il caffè. Tutti noi componenti della stazione dei Carabinieri lo ricordiamo con infinito affetto».

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