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Gli errori del passato, l’incertezza del presente, la voglia di guardare al futuro come unico modo per resistere. Perché pensare all’oggi deprime e basta. «La situazione è drammatica da mesi e adesso rischia di diventare tragica», dice Maurizio Mastrorilli, vicepresidente di Movimento Impresa, il sodalizio nato all’inizio dell’emergenza per rispondere ai problemi di chi lavora nell’«horeca», sigla che riunisce il variegato mondo della ristorazione, dei locali pubblici, dell’ospitalità turistica.
Le festività di fine anno, uno dei periodi da sempre trainanti per il settore, si trasformano in un’altra occasione mancata. Fonte di recriminazioni, preoccupazioni, rabbia per ciò che si sarebbe potuto fare e non è stato fatto.

L’incertezza regna sovrana perché la partita pugliese si gioca sui tavoli del ministero della Salute. Il rapporto tra tamponi e positivi è tra i più alti d’Italia, ma l’indice Rt, che misura l’avanzata del contagio, secondo la Regione e l’assessore Lopalco è rassicurante, attorno all’1 per cento, così come sono più che sostenibili i famigerati parametri che decretano i «colori» delle regioni. La Puglia è «arancione» e non si sa ancora se da qui a qualche giorno, o la prossima settimana, otterrà la promozione nelle zone meno a rischio. I ristoratori sono rassegnati, prevedono festività con i locali sempre blindati, contestano il limbo della «zona arancione». «Una scelta scellerata - rimarca Mastrorilli - perché non offre reali vantaggi rispetto alle zone rosse. I ristoranti sono stati chiusi ma le altre attività no. I centri commerciali sono aperti, molte scuole pure, il problema dei trasporti è invariato, gli assembramenti restano. Insomma, hanno penalizzato solo noi ristoratori, costretti a subire anche una concorrenza sleale. Eppure i ristoranti non sono luoghi più pericolosi di altri rimasti aperti, anzi tutt’altro».

Sarebbe stato più opportuno tagliare la testa al toro. «Se fosse stata da subito decretata la zona rossa e non quella arancione - ragiona il rappresentante di Movimento Impresa - probabilmente avremmo abbattuto la curva dei contagi e oggi saremmo in una situazione migliore, che magari ci avrebbe permesso di lavorare. Invece paghiamo gli errori altrui e rischiamo di non dovere lavorare nemmeno il 25, il 26, il 31 dicembre e a Capodanno».

Ma anche un eventuale passaggio della Puglia in «zona gialla», se non verrà permesso di tenere i locali aperti la sera, non risolverà granché. «Restare aperti solo fino alle 18 per per molti di noi, che concentrano la propria offerta soprattutto sulla cena, non ha senso. Sarebbe un contentino, ma tanti colleghi terrebbero i locali chiusi a queste condizioni. E anche se ci fosse permesso di aprire la sera per soli due-tre giorni non lo farebbero, sarebbe antieconomico. Se togli il lavoro serale non rimane nulla: solo lacrime, sangue e debiti. Avevamo chiesto sin da fine ottobre di farci rimanere aperti fino a mezzanotte, sia pure con tutte le limitazioni per il numero di coperti e di commensali per tavolo, nessuno ci ha dato ascolto».
Mastrorilli giudica già le potenziali mini-riaperture una presa in giro per non concedere un indennizzo agli imprenditori. «Ma intanto le spese corrono, le utenze, il fitto, i consulenti, le tasse. Il credito d’imposta concesso sugli affitti non può essere sufficiente, la possibilità di posticipare il pagamento delle imposte nemmeno, e teniamo conto che ci saranno anche i prestiti del microcredito da restituire. In molti rischiano di non farcela, ecco perché la situazione dal drammatico sta passando al tragico».

Gli operatori del settore martedì hanno incontrato in videoconferenza Michele Emiliano e Antonio Decaro. «Il sindaco - chiarisce Maurizio Mastrorilli - è preoccupato, ci ha invitato a stringere i denti in vista di una svolta che dovrebbe arrivare la prossima primavera-estate. Intanto sta valutando come reperire qualche risorsa per sostenere il settore».
E la Regione? «Ci hanno chiesto di preparare un dossier sulle misure per aiutare la categoria; di segnalare chi non ha avuto alcun tipo di sostegno e un contributo di idee per poter ripartire».

Per Mastrorilli quest’ultimo è un aspetto cruciale. «Sappiamo che ci attendono ancora cinque, sei mesi durissimi. Ma poi arriverà finalmente un tempo migliore e dovremo essere in grado di sfruttarlo al meglio. Io preferisco pensare già al futuro, perché se guardo al presente rischio di crollare, anzitutto psicologicamente».
I nove mesi di sofferenza sono una ferita aperta per gli operatori del settore, che i contributi pubblici non hanno di certo rimarginato. E nella disperazione si nota di più chi non è stato toccato nel vivo dalla crisi.
«C’è un’Italia, quelle delle partite Iva, delle piccole imprese, dell’indotto, che soffre come mai, e un’altra Italia, fatta dalla grande distribuzione, dalle aziende della logistica, dei trasporti, della farmaceutica, dai dipendenti della pubblica amministrazione, che non ha perso un centesimo. Dov’è la solidarietà? E i nostri politici, si sono tagliati le indennità per destinare qualcosa a chi ne ha bisogno? Non mi pare, così il nostro Paese rischia di implodere».
Movimento Impresa, intanto, continua la propria azione. «Uno studio legale di Bari - annuncia Mastrorilli - fornirà assistenza gratuita a tutti i colleghi che hanno difficoltà nel mantenere la locazione del proprio locale commerciale».

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