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La spesa solidale dei minorenni del centro «Chiccolino»

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BARI - La corsa contro il tempo non è solo per trovare i vaccini e le cure. Perché il coronavirus, la pandemia, non si limitano ad avere effetti sulla salute pubblica, ma possono provocare conseguenze altrettanto gravi e importanti - accade già - sui fragilissimi equilibri sociali delle città, con inevitabili, pesanti, ricadute che mettono a dura prova la convivenza civile e l’ordine pubblico.

La corsa contro il tempo, per esempio, è quella che vede impegnato a Bari il centro diurno polifunzionale «Chiccolino», da anni alle prese con il recupero di minorenni che hanno già avuto esperienze nell’area penale o sono a rischio devianza. Gli obiettivi del gruppo di educatori guidato da Raffaele Diomede sono diversi e riassumibili in un’azione: fare presto.
Fare presto a sfamare chi ha bisogno, ma per paura o vergogna, resta invisibile. Fare presto e battere sul tempo le organizzazioni criminali che approfittano del covid mascherandosi - atroce menzogna - da «buoni samaritani» pronti ad aiutare i più deboli per poi chiedere loro il conto salatissimo di un fiancheggiamento se non proprio di un arruolamento (dei figli, magari) nelle fila dei clan. Fare presto per sostenere lo sforzo delle istituzioni pubbliche, della Chiesa e dell’associazionismo, verso il consolidamento di quella politica del welfare, dell’aiuto, dell’assistenza ai più fragili, che ha dato frutti nella prima fase della pandemia. Fare presto lanciando velocemente i giovani ospiti del centro diurno sul fronte di questa sfida decisiva anche per la loro crescita e il loro affrancamento dalle dolorose esperienze personali vissute dentro inferni quotidiani che conoscono bene e dai quali possono cercare di trarre in salvo chi ancora lotta contro il fuoco anche solo con una parola, un sorriso, uno sguardo attento, sensibile, pronto ad avvicinare chi può tendere la mano a chi, dal covid, è stato umiliato e offeso.

«Si tratta di un progetto di giustizia riparativa condiviso dal Comune e dal Centro Giustizia minorile di Puglia e Basilicata» spiega Raffaele Diomede. Nel nome lo scopo: «Carrelli solidali perché - specifica - i ragazzi (per ora solo tre in ossequio alle norme anti-covid, ndr), accompagnati dall’educatore Vito Pascazio, ogni martedì pomeriggio raggiungono nel centro cittadino i supermercati “Numeri Primi” e lì raccolgono nei carrelli i prodotti che i clienti hanno donato ai bisognosi. I giovani - prosegue Diomede - portano i viveri all’oratorio delle suore salesiane del quartiere San Girolamo dove suor Isabella Lops, da diversi anni impegnata ad aiutare gli indigenti, si occupa della distribuzione alle famiglie. I ragazzi di “Chiccolino” collaborano nella preparazione dei pacchi, mentre la consegna è affidata alle religiose. Il loro è un aiuto che fa la differenza e indica una strada sulla quale siamo già da tempo insieme al Comune, alla Chiesa, alle associazioni, ai cittadini di buona volontà. La situazione - avverte Raffaele Diomede - è delicata. La pandemia, il confinamento, la seconda ondata e le nuove chiusure hanno definitivamente ridotto sul lastrico quella fetta non piccola di cittadinanza occupata in nero, non stabilmente, nella più estrema precarietà. In particolare mi riferisco a chi in questi anni è riuscito a tirare avanti e a far campare la famiglia lavorando nel settore della ristorazione. Sono vittime due volte: anzitutto della loro paura di mostrare le proprie difficoltà ai Servizi sociali, temendo, erroneamente, conseguenze come la sottrazione dei figli e l’affidamento ad altre famiglie; poi della seducente attrazione fatale della criminalità pronta a “dare una mano” a risollevarsi dal bisogno e prontissima a chiedere in cambio “favori”: dalla collaborazione nel controllo del territorio all’arruolamento dei più giovani nei clan».
Gli inferni le cui fiamme bisogna fare presto a spegnere. I ragazzi di «Chiccolino» ci provano. Anche loro a buon diritto nella «generazione covid», la generazione del coraggio: il mondo salvato dai ragazzini, quel sogno del gioco «in sostanza e verità» sognato da Elsa Morante. 

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