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Covid a Bari, ospedali in tilt. L'odissea di un’anziana: niente ricovero

Una 83enne affetta da pancreatite è stata rimandata a casa

Covid, ospedali in tilt. L'odissea di un’anziana: niente ricovero

BARI - È un’odissea quella vissuta da una signora di 83 anni costretta a fare il giro dei pronto soccorso degli ospedali della città per la diagnosi di una pancreatite acuta, senza poter essere ricoverata. Tutti i reparti sono stati dedicati alla cura dei pazienti covid, non ci sono più posti letto da nessuna parte.
La figlia della signora, Katia Rafaschieri, è costretta ad assistere sua madre, aspettando 12 ore nel pronto soccorso di uno degli ospedali, con il continuo arrivo di pazienti con sintomi covid. La signora si è rivolta alla “Gazzetta” per denunciare l’episodio.
l’allarme L’anziana madre è colta da dolori addominali e vomito venerdì scorso. «Già un mio amico medico la visitò privatamente sospettando una pancreatite» dichiara la figlia. Bisogna condurla al pronto soccorso. «Ci rechiamo a quello della clinica Mater Dei e mi dicono che è chiuso per 4 ore, bisogna sanificare i locali. Ci spostiamo a quello del «Di Venere» e mi dicono che anche lì il pronto soccorso è chiuso per la sanificazione. All’una della notte provo all’ospedale oncologico ma non accettano nessuno. Il pronto soccorso del Policlinico era stracolmo di pazienti. Mia madre stava malissimo. Non potevo tenerla in piedi». Ritornano a casa e la cura come può.

L’attesa «Lunedì sono riuscita, pagando, a ottenere una tac d’urgenza. Mi dicono - prosegue il racconto della figlia della donna 83enne - che mia madre deve essere ricoverata al più presto perché ha una pancreatite acuta. Vado al pronto soccorso del Di Venere alle 13 del 3 novembre. Per fortuna sono arrivati subito. La fanno sedere su una sedia a rotelle». Inizia l’attesa. «La cosa terribile è che i pazienti vengono accolti tutti nel pronto soccorso, siano essi positivi al covid o non. Non si esegue alcun tampone. I pazienti in assembramento vengono tenuti nelle sale del pronto soccorso tutti insieme. Ogni tanto arriva qualcuno che dice che c’è un caso covid all’interno. A quel punto, spostano tutti gli altri pazienti in attesa e fanno igienizzare l’aria per 10 minuti. Quindi, i pazienti sono riposizionati all’interno delle stanze. In teoria, mia madre potrebbe aver contratto l’infezione da covid in ospedale».

Undici ore: bisogna attendere «Sono rimasta all’esterno dalle 13 fino alle 24. Ho visto di tutto, un giovane di 31 anni, malato terminale di cancro, che aveva girato 4 ospedali, tenuto fuori. Un’altra signora di 87 anni è stata seduta per 8 ore all’aperto con una coperta addosso. A mezzanotte mi chiama il medico e mi conferma la pancreatite acuta. Mi dicono che il reparto di medicina e quello di chirurgia sono diventati reparti covid. Non hanno posti, mia madre deve sostare in pronto soccorso in mezzo ai pazienti covid che arrivano continuamente in attesa che si liberi un posto su una sedia».

Lettera «A un certo punto, annunciano che l’intero reparto va sanificato perché ci sono 2 casi covid all’interno, va chiuso per 3 ore. Mia madre sarebbe stata ospitata nel frattempo all’interno di una stanza. Potevo abbandonare una donna di 83 anni con una pancreatite acuta su una sedia, senza acqua, senza averla mandata in bagno, in mezzo ai casi covid? Me la sono portata a casa. Ho scritto al presidente Emiliano. Mi ha risposto alle 3 di notte».

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