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BARI- «Ho la sclerosi multipla. La riabilitazione è fondamentale per evitare che la malattia galoppi. Eppure non faccio fisioterapia da ormai sette mesi, prima a causa del lockdown imposto dalla pandemia, poi perché non sono stata presa in carico da nessun servizio territoriale. Insieme ad altri disabili seguiti dal distretto socio-sanitario del quartiere San Paolo, chiuso da due anni, ho ripreso la battaglia per il riconoscimento dei nostri diritti. Proprio così: combattiamo per i diritti che, come tali, dovrebbero semplicemente essere riconosciuti».

Chiuso l’ambulatorio del San Paolo - La signora Anna non si arrende. Ha chiesto aiuto al Tribunale dei diritti del malato affinché vengano riattivate le prestazioni per i portatori di handicap che vivono al San Paolo: dal novembre 2018, da quando l’ambulatorio di via Candura è stato chiuso per ristrutturazione, i pazienti sono stati dirottati all’ex Cto oppure a Santo Spirito. «I disagi per noi che non siamo autosufficienti e che, per spostarci, dobbiamo avere la collaborazione dei familiari, sono enormi», chiarisce Anna. Il 19 ottobre del 2018 un gruppo di persone fra malati di Sla, Parkinson o con problemi neurologici, anche con le stampelle protestò davanti alla sede della direzione della Asl. Nel centro del San Paolo venivano seguite una media di cento persone di ogni età, dai ragazzi agli anziani. Un gruppo formato da sette fisioterapisti e da un logopedista effettuava 700 prestazioni al mese: si trattava di disabili costretti a convivere con la sclerosi multipla, con il morbo di Parkinson, con malattie genetiche oppure di pazienti che avevano affrontato un’operazione al cervello, in ogni caso di persone che fanno fatica a spostarsi in maniera autonoma.

La ristrutturazione mai effettuata -  All’epoca i pazienti ricevettero la rassicurazione che il servizio sarebbe ripartito al termine dei lavori di messa a norma del presidio. Così, però, non è stato.
Anna continua: «La ristrutturazione non è mai stata fatta. Io e altri pazienti siamo stati sballottati fra Santo Spirito e l’ex Cto. Il direttore generale della Asl, Antonio Sanguedolce, fece una promessa: terapie nell’ospedale San Paolo, in una delle stanze messe a disposizione da un medico fisiatra del reparto di riabilitazione».

La ricerca di un medico responsabile -  Intanto passa un anno e siamo al novembre 2019: dal momento che il cantiere nel vecchio ambulatorio non viene mai inaugurato, la Asl dispone di attrezzare un centro all’interno dell’ospedale San Paolo. Anna ha l’amaro in bocca: «Chi avrebbe dovuto occuparsi dell’organizzazione non lo fa. Sembra manchi un nuovo medico responsabile. Io vengo seguita nella stanza in reparto, altri pazienti continuano a fare la spola fra Santo Spirito ed ex Cto. A peggiorare la situazione interviene il Covid: le attività di riabilitazione sono state sospese per mesi. Ma ancora oggi il nostro presidio virtuale, all’interno dell’ospedale del quartiere, non è entrato in funzione. Attendo che il direttore generale Sanguedolce dia seguito alle garanzie formulate qualche mese fa».

Il tribunale per i diritto del malato -  Della questione se ne sta occupando il Tribunale per i diritti del malato. La coordinatrice, Stefania Palmisano, commenta: «I pazienti si sono rivolti a noi a luglio scorso. Stiamo studiando il caso. In collaborazione con il dipartimento regionale della salute e con i vertici della Asl stiamo cercando una soluzione. Le ferie e i le limitazioni ai contatti imposti dalla normativa anti Covid rallentano le procedure. Ma credo che ci sia la volontà, da parte di tutti, di mettere fine ai disagi che questi ammalati, insieme alle loro famiglie, stanno affrontando». .

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