Giovedì 01 Ottobre 2020 | 22:09

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«10mila euro in busta» così il Bitonto ha venduto la partita col Picerno

I calciatori bitontini confessano la combine. E spuntano altri nomi per ora coperti da «omissis»

«10mila euro in busta» così il Bitonto ha venduto la partita col Picerno»

Bari - «Posso confermare che il risultato dell’incontro di calcio Az Picerno-U.S.D. Bitonto, disputatosi a Rionero in Vulture (PZ) il 05/05/2019 e valevole per il campionato di calcio italiano dilettanti Serie D girone H, è stato alterato per favorire la vittoria della squadra di calcio Az Picerno». Parola di Michele Anaclerio, barese, 38 anni, ex calciatore del Bitonto, ritenuto dalla Procura di Bari il «promotore dell’accordo illecito». Il 7 agosto scorso ammette davanti alla Procura federale ciò che le indagini dei finanzieri del Nucleo operativo metropolitano Bari, coordinati dal pm Bruna Manganelli, avevano già ricostruito. La Procura ordinaria ha chiuso le indagini nei confronti di nove persone accusate di frode sportiva in relazione a quella gara vinta 3-2 dal Picerno (i lucani, con quel successo, centrarono la promozione in C). Il Tribunale federale ha squalificato sei giocatori bitontini (tra i quali Anaclerio a due anni) e ha inibito Vincenzo De Santis, 47 anni, all’epoca direttore sportivo del Potenza ritenuto il presunto intermediario; Nicola De Santis, 35 anni, ex calciatore del Bitonto, poi team manager neroverde e Vincenzo Mitro, dirigente del Picerno. Soprattutto, la giustizia sportiva di primo grado ha inflitto 5 punti di penalizzazione al Bitonto e ha retrocesso il Picerno all’ultimo posto della serie C. Entrambe le squadre oggi dovrebbero disputare la prossima stagione in serie D.

Ma torniamo alle parole di Anaclerio consegnate in un lungo pomeriggio estivo al sostituto procuratore federale avvocato Nicola Monaco. «L’idea di favorire la vittoria dell’Az Picerno - spiega - è maturata dopo la diffusione della notizia della penalizzazione di 3 punti in classifica comminata dalla Corte Sportiva di Appello Nazionale in danno» della formazione lucana. Il Picerno rischiava di chiudere a pari punti col Cerignola e di vedersi sfumare la promozione diretta, mentre il Bitonto, già qualificato per i playoff, non aveva più nulla da chiedere al campionato. Anaclerio racconta di essere stato contattato da Vincenzo De Santis nel pomeriggio del 3 maggio 2019. I due si vedono in un bar a Modugno. «Ho rappresentato a De Santis Vincenzo una prima disponibilità mia e dei mie compagni di squadra a perdere il match a fronte della dazione di una somma di denaro contante pari ad euro 20-25 mila». De Santis, interrogato dalla guardia di finanza, riferisce che in quel colloquio parlano degli accrediti per la partita e che, quando intuisce che c’era qualcosa di poco chiaro, decide di soprassedere. Per Anaclerio, invece, non è cosi: parlano dei soldi della combine. De Santis, sostiene Anaclerio, gli riferisce che avrebbe contattato il direttore del Picerno, Enzo Mitro, «facendomi intendere con ciò che per la trattativa in questione il referente era lo stesso Mitro». Anaclerio aggiorna Antonio Giulio Picci, compagno di squadra di Anaclerio, anche lui indagato. Nessuno di loro può sapere che Picci era intercettato in un’altra indagine, nella veste di persona offesa. Insomma, i finanzieri ascoltano tutto.

Sono giornate febbrili, piene di riunioni nei bar vicino l’aeroporto, nel quartiere Poggiofranco di Bari e sulla statale 98. Ma la trattativa a un certo punto si inceppa. Questione di soldi. «Il De Santis Vincenzo nell’occasione mi disse che l’AZ Picerno ed in particolare Mitro Vincenzo col quale aveva parlato, non era disposto a consegnarci 30.000 euro, ma una non meglio precisata somma inferiore». Scatta il piano B. Si fa avanti Cosimo Patierno, altro calciatore bitontino indagato per la combine. E qui, con ogni probabilità, l’inchiesta formalmente chiusa, potrebbe allargarsi ad altri personaggi tirati in ballo da Anaclerio, Picci e Patierno. Quest’ultimo, ad esempio, racconta di avere incontrato prima della gara qualcuno il cui nome è coperto da omissis «il quale mi diceva che ci saremmo incontrati il giorno dopo, ovvero lunedì 6 maggio per la consegna del denaro ove la partita si fosse conclusa come da accordi e in tale circostanza mi consegnò in garanzia un assegno bancario». Il lunedì, dopo la sconfitta, nuovo summit in un distributore di benzina questa volta a Gravina «dove incontrammo lo stesso (omissis, ndr) che mi fu presentato nell’occasione come componente del Picerno». Un personaggio misterioso che «mi consegnò la somma di denaro in banconote di vario taglio prevalentemente da 50 euro in una busta bianca da spedizione. Ricordo che nella circostanza contai personalmente la somma che in effetti era pari a 10mila euro». Il bottino viene diviso tra Patierno, Picci, Montrone e Anaclerio: 1.400 euro ciascuno. I restanti 4.400. Patierno racconta di averli consegna a Picci «il quale disse che l’avrebbe dovuta ripartire fra altri 2 o 3 calciatori di cui non conosco i nomi».

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