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Bari, il portiere Frattali rinnova fino al 2023

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Bari, lieto fine per la «prigioniera» dell'app Immuni: tampone negativo, è di nuovo «libera»

La donna, 63 anni, era stata messa in quarantena per aver avuto la notifica di un contatto sospetto con un positivo, ma aveva fin da subito sostenuto si trattasse di un falso allarme

Da oggi in Puglia attiva l'app Immuni: scaricata da 2 milioni di italiani

Negativa, di nuovo libera, il caso è chiuso. Finisce come l’interessata aveva previsto la vicenda della signora barese costretta, prima in Puglia, all’isolamento domiciliare dopo che la app «Immuni» aveva segnalato il contatto con una persona potenzialmente contagiata dal coronavirus. Si è trattato di un falso allarme.

Una settimana di passione e di nervi tesi per la 63enne, che da subito aveva protestato: «È impossibile che sia stata contagiata, mi hanno messa agli arresti domiciliari senza motivo». E ha avuto ragione. Sabato pomeriggio la Asl di Bari l’ha sottoposta al tampone diagnostico, ieri mattina il risultato: nessuna traccia di Covid-19. Poi, la comunicazione ufficiale che la «prigionia» era terminata.

«Lo sapevo», taglia corto la signora, che ha così potuto lasciare il suo appartamento nel centro cittadino per trasferirsi nella villa di famiglia a Santo Spirito e godersi la domenica a due passi dal mare. Aveva temuto di dover rinunciare alla tradizione.

L’odissea ha inizio una settimana fa: è domenica pomeriggio e al rientro in città dal mare, l’app «Immuni» per il tracciamento dei contatti, scaricata sul cellulare «per senso civico», le invia un segnale di allerta: sarebbe stata a contatto con un soggetto potenzialmente contagioso. Seguendo le istruzioni fornite dall’applicazione, lo comunica al medico di base, che informa la Asl. Riceve la telefonata di un’operatrice e una mail: considerato che la signora risulta essere «contatto stretto di caso di Sars-CoV 19 confermato», il Dipartimento di prevenzione ne dispone «la permanenza domiciliare fiduciaria con sorveglianza attiva» per due settimane, dal 14 al 27 giugno, ammonendola «che l’allontanamento dallo stesso domicilio sarà sanzionato ai sensi delle vigenti disposizioni di legge».

Lei si dice però strasicura di non aver avuto, nei giorni immediatamente precedenti alla segnalazione, contatti prolungati con persone estranee alla sua cerchia di parenti e amici, nessuno dei quali, peraltro, ha scaricato «Immuni». Cita il bollettino della Regione che in provincia di Bari negli stessi giorni non ha riportato alcun caso positivo. Invoca di essere subito sottoposta a tampone o, almeno, a un test sierologico rapido. Dovrà aspettare fino a sabato: «Pensi che volevano mandarmi a casa l’ambulanza con gli operatori con lo “scafandro”.

Ma ci tengo alla privacy mia e della mia famiglia e ho rifiutato. Così mi hanno indirizzata nell’area apposita dell’ospedale Di Venere, dove restando in auto (il cosiddetto «drive trough», ndr) mi hanno fatto il tampone». Ieri la Asl la informa telefonicamente del risultato negativo. Poi la mail che decreta la fine dell’isolamento domiciliare, vista anche l’assenza di sintomi. In questa seconda comunicazione, a differenza della prima, che parlava di contatto stretto con caso Covid «confermato», si legge che «a seguito di notifica dell’app Immuni, è risultata essere contatto di caso potenzialmente contagioso».

«È la conferma della leggerezza con cui le istituzioni preposte, nazionali e regionali, gestiscono l’emergenza. Come si fa a mettere una persona ai domiciliari sulla base di informazioni senza alcuna certezza?», si sfoga la signora, che come conseguenza della disavventura ha disinstallato l’applicazione, impedendo così le verifiche sull’origine dell’allerta.

La sua vicenda ha riacceso la disputa per molti versi «ideologica» tra sostenitori e oppositori di «Immuni». Tutti i Paesi più evoluti alle prese con l’emergenza coronavirus utilizzano sistemi di tracciamento simili per individuare i soggetti a rischio contagio. Gli esperti di sanità li ritengono indispensabili per contenere l’epidemia. Ma la falle dell’applicazione italiana erano già state evidenziate al momento del lancio dagli informatici, anch’essi come al solito schierati in fazioni. Il rischio dei falsi positivi già contemplato, tanto che gli sviluppatori della società «Bending Spoons» sono al lavoro per perfezionare il sistema.

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