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Bimbo di 2 anni fa test sierologico a Gravina. Gli adulti lo snobbano: in 25 su 40, non si fidano

Snobbati i test a Gravina. In 25 su 40 non si fidano

Alla telefonata della Croce Rossa ancora in molti rispondono diffidenti: «Per ora non vengo, devo consultarmi con il mio medico». Ma il piccolo Mattia, 2 anni, dà l’esempio: è pronto alla «punturina»

30 Maggio 2020

Marina Dimattia

Gravina - «Sangue di drago e di cavaliere, son coraggioso e mi vado a sedere, ma tu fai piano con il mio braccino, son cavaliere ma anche bambino». Probabilmente con lo sguardo distolto, imbeccato dalla sua mamma lungo le rime di una filastrocca a tema, Mattia (nome di fantasia), poco più di due anni, è il paziente più giovane del campione di 87 gravinesi scelti direttamente dal Ministero della Salute attraverso criteri statistici, che si sottoporrà alla «puntura» per la ricerca degli anticorpi anti Covid-19 nel sangue.

Dopo le convocazioni telefoniche necessarie per acquisire la disponibilità, coordinate dalla Croce Rossa Italiana, sono cominciati ieri i primi test sierologici presso l’ospedale di Santa Maria del Piede, sede della Guardia medica locale. La seconda, la terza e la quarta tranche sono previste rispettivamente il primo, il 5 e l’8 giugno.

Mentre Mattia, arrabbiato con quel virus invisibile che ha chiuso asili nido e parchi e ha sparso nell’aria una forte odore di gel igienizzanti, accettava la sfida insieme ad altri 14 concittadini, 25 persone (tra le prime 40 convocate) si rifiutavano, invece, di aderire immediatamente allo screening, spiegando di voler consultare il medico di famiglia per avere maggiori delucidazioni prima di decidere sul da farsi.

I 25 «vediamo», senz’altro opinabili se guardati dallo spettro dell’utilità dell’indagine, risultano allo stesso tempo condivisibili qualora fossero letti attraverso l’incertezza e l’instabilità che il virus ha scatenato nella psiche umana.

Due i tipi di esame effettuati sui pazienti: il prelievo venoso è rivolto a quanti confermano di aver avuto contatti con persone positive al Covid ovvero di aver accusato sintomi simil-coronavirus in determinate settimane previste dall’indagine; per tutti gli altri il test consiste nell’estrazione di una goccia capillare di sangue dal dito.

Sempre attuale l’esortazione che rivolgevano qualche giorno fa ai cittadini il sindaco Alesio Valente e l’assessore alla sanità Claudia Stimola: «I test sono fondamentali per avviare politiche mirate per la prevenzione e il contrasto di questo virus infido e pericoloso. Invitiamo i concittadini che saranno contattati a prestare il loro consenso, se lo vorranno, per fornire un contributo alle attività di ricerca e studio in corso in tutto il mondo». L’indagine interesserà a livello nazionale 150mila persone. Obiettivo dichiarato: consentire agli esperti di capire meglio quale può essere stato l’impatto del virus sulla popolazione, e fare una stima statistica.

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