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BARI - Molti comuni lo stanno già annunciando: saltano le feste patronali o le sagre più attese, quelle che attirano decine di migliaia di turisti. Bari ha già cancellato la festa di San Nicola dei primi di maggio e simili iniziative stanno assumendo anche altri comuni e per ricorrenze anche oltre il mese di giugno, l'intera estate è compromessa.

«Stanno saltando tutte le iniziative del territorio – sottolinea Rocco Lauciello, presidente Unione nazionale Pro Loco Puglia – e non solo quelle previste per maggio o giugno. Il 10 novembre ad Adelfia si festeggia San Trifone, ma ancora non si sa se la festa patronale verrà fatta. Abbiamo appena chiuso la Settimana santa con i riti religiosi visti in streaming, ora si fermano le feste patronali e le sagre estive, significa che ogni singola comunità perde un pezzo della sua cultura e deve fare i conti con una economia importante che viene meno».

Le sagre e le festività che coniugano cultura religiosa e laica sono importanti vettori economici per il singolo territorio: dall'organizzazione dell'evento, all'indotto, intere comunità aspettano anche un anno per il singolo appuntamento.

«Una sagra di grandezza media muove almeno 30-40mila persone – spiega Lauciello – dobbiamo pensare che la singola Pro loco spende mediamente tra i 60 e i 70mila euro per l'organizzazione tra luminarie, spettacoli, garanzie di sicurezza. Moltiplichiamo questi volumi per i tanti comuni baresi e pugliesi e ci renderemo conto di quanta economia si brucerà quest'anno. Forse potremo salvare l'aspetto devozionale, la cerimonia religiosa da trasmettere come è stato fatto per i riti della Settimana santa, ma non è possibile ammirare i fuochi d'artificio in televisione, primo perchè emozionalmente è tutta un'altra cosa e poi perché verrebbe meno tutto l'ambito economico. Nell'indotto di una sagra, c'è dall'ambulante che vende i suoi panini all'eccellenza agricola che può avere la sua vetrina, con la paura del contagio tutto questo resterà fermo. Il danno al momento è incalcolabile».

Ogni sagra o festa patronale è un evento complesso, l'organizzazione necessita di tempo, non è infrequente che l'indomani della chiusura di un appuntamento si inizia già a progettare l'anno successivo. «Un evento che attira migliaia di persone ha bisogno di una macchina organizzativa complessa e che negli ultimi 4-5 mesi entra nel vivo. Patrocini, prove per gli spettacoli, contatti con i fornitori, organizzazioni dei gruppi di lavoro, si tratta di movimentare decine e decine di volontari, ci vuole tempo. Noi oggi siamo bloccati, grava l'incognita su tutto, ecco perché rischiano di saltare anche gli eventi di novembre, o in alternativa fare qualcosa di molto più in piccolo. Si tratta di manifestazioni che non si organizzano oggi per domani».

La sagra o la festa patronale non è un semplice momento di aggregazione per mangiarsi un panino e ammirare le luci che incorniciano il corso o la piazza, ma un sistema che unisce cultura, religiosità, tradizioni e soprattutto crea economia.

«Ogni Pro Loco è l'anima di un territorio – mette in evidenza Lauciello -, pensiamo ai tanti migranti che tornano a casa esclusivamente per la festa patronale, il loro impegno anche economico perché la festa sia ben fatta, quest'anno tutto questo non ci sarà. E penso anche ai nostri sforzi come associazione regionale, siamo andati alla Bit per promuovere “Puglia tutto l'anno”, ora tutto il nostro impegno è stato vanificato. Risalire la china sarà doppiamente duro. Faccio l'esempio di “Rose e Rosati” un appuntamento che si tiene a Ruvo tra il 9 e il 10 maggio, una vetrina importante per floricultori e produttori di vini, perdere quest'anno significa che il prossimo anno si dovranno raddoppiare gli impegni finanziari ed organizzativi. Forse si sta uscendo dal coronavirus, ma per il nostro settore il percorso è tutto in salita. Cerchiamo con i social di mantener desta l'attenzione e continuare a promuovere le nostre bellezze, ma il futuro si prevede molto duro».

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