Martedì 26 Maggio 2020 | 23:36

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BARI - «Ma quanto tempo bisogna aspettare stamattina? Ho un impegno di lavoro urgente». E ancora: «Ma è possibile che io debba attendere una mattinata intera dietro questa porta prima di essere visitato?».

Trascorrere una mattinata in uno studio di un medico di famiglia di Bari o di una qualunque delle città di provincia significa avere rapporti con una umanità variegata. Si tratta per lo più di pazienti in età avanzata non mancano le casalinghe e qualche giovane uomo alle prese con una colica renale.

Si inizia alle 9, l’ora prefissata stampata su un cartello con una stampante collegata al computer. Il medico stamattina fa ritardo. Entra trafelato quando sono le 10. «Scusate ho avuto una visita domiciliare», dichiara con lo sguardo basso di chi sa bene di non incontrare molta comprensione. Frattanto, nella sala d’attesa si sono accalcate persone che hanno già la pazienza al limite. Gli anziani e molte donne siedono. Altri restano in piedi.

«È sempre la solita storia – dice una donna con un bambino al seguito – devo aspettare tre ore per una ricetta». La vicina di sedia la invita a rivolgersi all’infermiera che è la collaboratrice del medico. «Non posso perché sono farmaci antitumorali e deve vedere lui come stanno le cose», dice sbuffando. Un terzetto di persone inganna l’attesa parlando di politica e del governo.

Un’altra coppia di uomini parla del campionato di calcio e delle partite che non sono più come quelle di un tempo. Tra una battuta e l’altra si trova il tempo per ridere di gusto. Qualche risata e qualche battuta ad alta voce di troppo e l’infermiera fuoriesce dal suo spazio, irrompe nella sala d’attesa: «Fate silenzio per favore, il medico non tollera il chiasso altrimenti non lavora bene». È la goccia che fa traboccare il vaso. Un uomo con la cinta sotto un addome globoso urla: «Benedetta signora, io ho il cantiere che mi aspetta, qui facciamo notte e spero che non mi sbagli diagnosi come l’altra volta». Uno più esperto di tutti lo consiglia: «Fai come me, quando mi sento male vado al pronto soccorso e lì aspetto delle ore ma almeno mi fanno tutti gli esami come si comanda e alla fine so bene cosa è successo». E il primo replica: «E secondo te, è giusto che si debba andare al pronto soccorso ogni volta?». Una signora aggiunge: «Il medico è sgarbato». L’uomo che è solito recarsi al pronto soccorso infila la battuta: «Per forza, ci costringono ad avere un medico di famiglia che è stanco e senza passioni per questo lavoro, io scelgo la via rapida e vado al pronto soccorso».

Intanto giunge un anziano con un bastone sorretto da un giovane uomo, suo figlio. «Mio padre sta male, per favore ci fate passare prima?». Un uomo risponde: «Stiamo tutti male qui, io ho la febbre e sento dolori ovunque, aspetto da 2 ore e non ce la faccio più». La situazione comincia a farsi critica quando per fortuna nel volgere di pochi minuti, 3 o 4 pazienti sbrigano rapidamente i propri problemi. La tensione lentamente cala e tutti sono pronti per varcare quell’uscio.

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