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L'emergenza

Bari, al San Paolo case popolari senza luce da 40 giorni per colpa di pochi morosi

Bari, al San Paolo case popolari senza luce da 40 giorni per colpa di pochi morosi

La rabbia dei residenti e la fiducia dell'assessore nella nuova legge

02 Ottobre 2019

Ninni Perchiazzi

«Noi siano senza luce da quaranta giorni, per cui non possiamo utilizzare l’ascensore in un palazzo di dieci piani e con tanta gente anziana o addirittura invalida», rivela un degli inquilini delle case popolari di via Candura 36.
Poco più in là, al civico 17, lo scenario non è dissimile, come racconta un signore di mezza età, con tante carte in mano e gli occhi di chi non ce la fa più: «Da giorni siano senza ascensore né citofono. Siamo una decina di inquilini, vittime di una ventina che ha scelto di non pagare utenze e canoni. Il debito accumulato è di 140mila euro e c’è di mezzo l’amministratore giudiziale», spiega, rivelando di aver parlato con il personale dell’Arca, «ma oltre il vedremo e faremo, non si va. Infatti nessuno si vede dalle nostre parti e noi restiamo in balìa di gente poco perbene».

«Noi siamo prigionieri in casa», incalza una signora, anche lei esasperata, al pari del centinaio di presenti intervenuti nell’aula del consiglio municipale del San Paolo.
È il popolo degli assegnatari degli alloggi Arca Puglia (ex Iacp) che partecipa all’assemblea indetta dal Sunia (sindacato Inquilini) per conoscere il disegno di legge di riforma della gestione del patrimonio Arca, ma soprattutto per gridare tutta la propria rabbia per disagi e disservizi ed al tempo stesso per chiedere iniziative volte a ripristinare la legalità e il rispetto delle leggi. Sotto accusa, la gestione dei servizi comuni e i ritardi accumulati dall’Arca Puglia centrale nel garantire il funzionamento degli stessi servizi, in particolare omettendo di agire bimestralmente nei confronti degli assegnatari morosi, che non pagano luce, gas e acqua (la conseguenza è la mancata corresponsione al responsabile delle autogestioni di quanto non versato dagli inquilini inadempienti). Una linea di condotta emersa in tutte le sue contraddizioni, con gli inquilini onesti a rischio di subire la sospensione dei servizi condominiali per colpe non loro.

Al tavolo, accanto al segretario regionale Sunia, Nicola Zambetti, l’assessore regionale Giovanni Giannini e il presidente del Municipio, Nicola Schingaro. Gli animi già abbastanza carichi si surriscaldano, proteste e lamentele interrompono a più riprese chi sta parlando. Uomini e donne, perlopiù anziani danno vita a una triste processione utile a raccontare casi umani, povertà e diritti violati. Così, le denunce su inquilini abusivi, amministratori inadempienti e istituzioni assenti, miste alla disperazione e alla collera, finiscono per creare un cocktail micidiale, conferendo via via all’aula municipale la connotazione di una a vera e propria polveriera.
«Noi ci sentiamo soli nella lotta contro gli abusivi», tuona Zambetti, annunciando anche di essere pronto a fare una manifestazione di protesta davanti a Regione e Arca, non senza chiedere ai vertici dell’ex Iacp di «comportarsi da padrone di casa». «Basta coi tagli alle utenze, stop a palazzi senza citofono e con gli ascensori fuori uso, l’Arca abbia il coraggio di prendere vandali e morosi, perché c’è da tutelare una fascia debole della popolazioni composta al 65% da anziani», dice ancora. «Gli inquilini devono pagare la bolletta ma tutti i servizi devono funzionare, mentre chi è in difficoltà deve essere aiutato, ma non chi fa il furbacchione», aggiunge in risposta ad uno dei refrain più frequenti del caldo pomeriggio del San Paolo: «Ma se le cose non funzionano, perché dovrei pagare», si lamentano in tanti.

Il presidente Schingaro, inizialmente seduto tra il pubblico, rivela di avere sventato in mattinata «uno sfratto ad una donna in stato di necessità e male in arnese». «Mi sono sostituito a servizi sociali e istituzioni assenti», spiega, denunciando «le falle del sistema a partire dalla mancanza di pianificazione che si riverbera sulla vita della povera gente». Applausi, mentre Giannini «doma» i più esagitati. «Mi avete fatto tornare a 15 anni indietro», dice, ricordando i tempi in cui da assessore comunale si prese l’onere di mandare via gli abusivi dalle case popolari. «Purtroppo i problemi sono rimasti gli stessi», commenta amaro, non senza sottolineare che «lo Iacp barese fino a qualche anno fa era uno dei primi d’Italia».

Come detto, Giannini è firmatario con il collega Alfonso Pisicchio (bloccato ieri da un altro impegno istituzionale) di un disegno di legge di modifica della legge regionale che fissa i criteri per assegnare e gestire gli alloggi di edilizia pubblica. Due i temi su cui batte l’assessore. Primo. «L’Arca deve svolgere anche una funzione di carattere sociale, non solo economica, perché deve preoccuparsi principalmente di assegnare la case alla popolazione povera e anziana». Secondo: la legalità. «Non possiamo tollerare che il patrimonio pubblico venga controllato dalla malavita. Gli abusivi vanno sbattuti fuori, fermo restando che se si tratta di persone con problemi vanno aiutate», sostiene, stigmatizzando quanto avviene in via Candura. «Inaccettabile», tuona. E conclude: «Con la nuova legge si potrà distinguere tra persone per bene e farabutti, che sono quelli che dobbiamo colpire - afferma -. Puntiamo sulla cultura che mette le persone davanti, ora però siamo nella fase di interregno, è quella più difficile, ma con legge andrà tutto a posto. Fidatevi, non rendeteci il compito più difficile». Parola di chi quindici anni fa ci ha messo la faccia su abusivi e sgomberi.

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