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Molfetta, Megamark: scoppia la crisi, a rischio 46 lavoratori

Procedura di licenziamento nell’area logistica. Ieri primo sciopero

Molfetta, Megamark, scoppia la crisi a rischio 46 lavoratori

MOLFETTA - Un altro terremoto occupazionale si è abbattuto negli ultimi giorni nella zona Asi di Molfetta. Dopo quanto si sta verificando per i lavoratori del contact center Network Contacts (che lo scorso 2 agosto ha avviato la procedura di licenziamento collettivo per 310 unità), a destare preoccupazione è la stessa procedura avviata nei confronti di 46 lavoratori della piramide commerciale del gruppo Megamark, situata proprio nel cuore della zona industriale di Molfetta. Secondo quanto affermato dalle sigle sindacali, sarebbero 100 i lavoratori impiegati nella piramide commerciale del gruppo facente capo a Giovanni Pomarico, titolare dei marchi Dok e Famila.

Nella giornata di ieri le sigle sindacali hanno indetto 8 ore di sciopero che hanno paralizzato l’intero servizio di carico e scarico merci. A mettere in ginocchio i 46 lavoratori per i quali è stata aperta la procedura di licenziamento, ci sarebbe l’esternalizzazione dell’attività alla Cooperativa SOA, costituita a sua volta da 7 aziende specializzate nella gestione dei servizi integrati di logistica e supply chain. «Ci troviamo dinanzi ad un provvedimento – ha commentato Antonio Miccoli, segretario provinciale di Filcom Cgil – abbastanza discutibile. Per la prima volta si conoscono già i nomi e cognomi dei 46 lavoratori che rischiano di perdere il proprio posto di lavoro, individuati incredibilmente tra i più anziani». Secondo quanto affermano i sindacati, la motivazione addotta dall’azienda ai licenziamenti predisposti sarebbe una scarsa redditività. «Trovarsi dinanzi ad una scelta di questo tipo - ha proseguito Miccoli – ci lascia perplessi, sebbene ci trova preparati a confrontarci su soluzioni atte ad aumentare la redditività e scongiurare l’ennesima catastrofe occupazionale in un’azienda del meridione». «Tutto questo purché venga revocata la procedura di licenziamento per i 46 dipendenti. Se lo scopo del gruppo Megamark è quello di ridurre il costo del lavoro, tale scelta ci trova completamente contrari, in quanto si rischia di concedere lavoro a costi più bassi, ma non regolamentato dai contratti siglati con i sindacati. Trovarci a trattare con questa azienda – ha concluso il segretario provinciale di Filcom Cgil – è davvero molto strano soprattutto per le numerose iniziative sociali in chiave welfare messe in atto dalla proprietà rappresentata dal Cav. Pomarico».

Lo sciopero di ieri mattina è solo una delle prime misure che i sindacati hanno previsto per contrastare la decisione aziendale. Nelle prossime ore potrebbero essere comunicate altre 8 ore di sciopero frazionate per i giorni seguenti e verrà attivata una task force regionale per discutere le eventuali soluzioni. Nel frattempo non si è fatta attendere la risposta del gruppo Megamark, giunta attraverso Dino Mansi, responsabile relazioni sindacali di Piramide Commerciale Italiana Spa. «I cambiamenti che stanno caratterizzando il mondo della distribuzione moderna negli ultimi anni- ha affermato - hanno imposto un’evoluzione nella gestione delle piattaforme logistiche e dei trasporti. La società, tra le ultime realtà operanti nel settore della distribuzione moderna a intraprendere questo percorso, ha tutta l’intenzione di affrontare questo cambiamento tutelando i propri lavoratori. Per questo, sin dal principio, è stato raggiunto un accordo quadro con il partner logistico affinché a tutti i lavoratori della piattaforma di Molfetta che svolgono le attività in corso di esternalizzazione venga garantito lo stesso trattamento economico e normativo attualmente in essere». «Ai lavoratori coinvolti – ha proseguito Mansi -nelle attività di stoccaggio e preparazione, dunque, è stata prospettata una immediata ricollocazione alle dipendenze del nuovo partner logistico con la stessa retribuzione lorda, la stessa anzianità di servizio, la stessa tipologia contrattuale; l’unica eccezione rispetto alla condizione attuale è la necessità di divenire soci lavoratori, essendo la società partner una cooperativa di lavoro. La proposta non è purtroppo stata accolta favorevolmente dai lavoratori, ma nei prossimi giorni avranno luogo degli incontri tra azienda e organizzazioni sindacali, nei quali si auspica di poter raggiungere un accordo condiviso».

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