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Bari, emergenza sostegno: in cattedra migliaia di supplenti senza titolo

Il nuovo anno parte tra le difficoltà: gli insegnanti non abilitati sono già più di duemila

scuola

Da settembre gli alunni diversamente abili che frequentano le materne, le elementari, le medie inferiori e le superiori di Bari provincia, bambini e ragazzi che, più dei loro compagni, hanno diritto a un percorso di crescita sereno e qualificato, dovranno accontentarsi di appena 3.448 nuovi docenti assunti a tempo indeterminato a cui si aggiungeranno ben 2.212 supplenti. A tanto ammontano le cosiddette deroghe già autorizzate dal ministero per coprire le cattedre ancora vacanti. Significa che gli uffici centrali dell’amministrazione scolastica sono a conoscenza del fabbisogno storico di maestre e professori di sostegno, ma continuano a tenere sotto scacco studenti e insegnanti, questi ultimi condannati a restare precari.

E non è tutto. Dei 2.212 supplenti, 7 su 10 non sono neppure in possesso della specializzazione. Proprio così. A seguire gli alunni con un handicap, per il 70 per cento saranno i docenti che sognano sì la cattedra ma per la disciplina per la quale hanno conseguito l’abilitazione, non invece per il sostegno. «La situazione di per se drammatica - commenta il segretario provinciale della Flc-Cgil Ezio Falco - potrebbe addirittura peggiorare. Ogni anno ai posti in deroga concessi ad agosto se ne aggiungono centinaia di altri a lezioni avviate. In pratica, il 40 per cento dei posti sul sostegno va ai precari. Nelle scuole materne si concentra l’emergenza maggiore: i supplenti, spesso in possesso della semplice laurea, sono in numero superiore ai colleghi di ruolo con l’abilitazione specifica».

Colpa degli insegnanti? Assolutamente no. Chi è pronto a prendersi cura dei bambini e dei ragazzi con deficit cognitivi, motori o del comportamento, paga fra i 2.500 e i 3.500 euro per frequentare i Tfa, i Tirocini formativi attivi della durata di un anno promossi dalle università: l’obiettivo è quello di avere una chance in più di ottenere il posto fisso. «Il paradosso - continua il sindacalista - è che il numero di quanti hanno superato le prove di selezione è di gran lunga maggiore dei posti messi a bando. Nella nostra provincia sono soltanto 440 i fortunati, a fronte di una platea decisamente più vasta di potenziali iscritti ritenuti idonei. Ma il problema delle cattedre di sostegno affidate persino a chi ha una semplice laurea e nessuna specializzazione si potrebbe risolvere facilmente: il governo nazionale dovrebbe trasformare i posti in deroga, che fotografano il reale fabbisogno espresso dalle scuole, in organico di diritto e quindi in immissioni in ruolo, e attivare più Tfa allargando la partecipazione ai bandi a chi ne fa domanda e supera le selezioni per l’accesso».

Da tempo i sindacati si battono a tutela della professionalità del personale e del diritto allo studio degli alunni di ogni età che manifestano disagi più o meno gravi, studenti costretti a cambiare insegnante anche ogni anno, in barba al principio della continuità didattica.
Toccherà ai singoli istituti ora occupare le caselle vuote attingendo alle graduatorie interne seppur fra chi non ha il titolo specifico. Dei 2.212 supplenti di sostegno con contratti in scadenza al 30 giugno prossimo, 537 spettano alle materne, 788 alle elementari, 287 alle medie e 600 alle superiori.

La questione non riguarda esclusivamente Bari, ma l’Italia tutta. A prendere posizione è stata, fra gli altri, l’Anief, l’Associazione nazionale insegnanti e formatori. Spiega il presidente Marcello Pacifico: «Si allunga di giorno in giorno la lista dei posti di sostegno per aiutare agli alunni diversamente abili. Sono cattedre create volutamene dal Miur a ridosso del nuovo anno scolastico per non farle assegnare in ruolo, ma solo come supplenze al 30 giugno. A questi posti in deroga, nelle prime settimane di settembre, andranno a sommarsi migliaia di supplenze. Accadrà inoltre che le famiglie degli studenti con handicap saranno costrette a ricorrere in Tribunale perché le ore di insegnamento concesse ai loro figli saranno inferiori rispetto a quelle indicate dal piano educativo individualizzato redatto dalle singole scuole». Nelle classi è in crescita il numero di alunni autistici, iperattivi o plusdotati che richiedono attenzione e competenze specifiche.

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