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In Puglia e Basilicata

Nella Network Contacts

«Nei call center ignorati i diritti dei dipendenti. 300 licenziati a Molfetta»

call center

La parola ai sindacati: si tratta di richieste illegittime che mettono in moto il dumping

07 Agosto 2019

Rita Schena

I sindacati lanciano l’allarme da sempre, da prima ancora che il settore dei call center finisse governato da gare di appalto aggiudicate sempre al massimo ribasso. Le vittime sacrificali, ancora una volta, i lavoratori, che vedono ancora erosi (qualora fosse possibile immaginare un salario così infimo) i loro compensi.

Partiamo dalle cronache. Ieri sono stati firmati gli accordi che spostano circa 200 lavoratori alla Network contact di Molfetta. Sono quelli che facevano capo ad Olisistem start, sede nella zona industriale, e che operavano per conto di Sorgenia. Gli accordi sottoscritti dai sindacati hanno permesso non solo di salvaguardare il lavoro di tutti dipendenti diretti e somministrati (i lavoratori interinali), ma di migliorarne anche un po’ le condizioni. «Bene!», si dirà. Ma non è così, perché nel frattempo i dipendenti Network contact si sono visti recapitare attraverso la loro rete intranet un messaggio dell’azienda che annunciava lo stato di crisi e l’avvio delle procedure di licenziamento collettivo per 310 dipendenti, in gran parte facenti parte alla commessa Wind. In pratica 200 entrano e 310 escono.

La rabbia «Ci vogliono mettere il coltello alla gola – spiegano alcuni dipendenti della Network -, lo stato di crisi è una balla. Secondo noi l’azienda punta solo ad ottenere altri incentivi. Se è una azienda in crisi come ha potuto partecipare alle gare di appalto che l’hanno vista ottenere i call center di Sorgenia e Inps? O forse pensavano che i lavoratori part time e i somministrati di queste due gare non avrebbero accettato i trasferimenti e contavano su unità in meno?».
condizioni capestro Le condizioni della Network per fermare il licenziamento collettivo sono particolarmente dure per i dipendenti. «Diciamo che ci vogliono trasformare in cinesi – spiegano alcuni lavoratori -. Ci chiedono di rinunciare per tre anni al Tfr, di versare il Tfr maturato in un fondo (il Telemaco, ndr.), di rinunciare a festività, di fare la formazione professionale usando i nostri permessi e soprattutto di aumentare il nostro monte ore lavorativo del 20% in maniera gratuita. Praticamente tra un po’ saremo noi che dovremo pagare l’azienda per lavorare».

Gli investimenti? un’area di sosta A fronte di questo stato di crisi lamentato dall’azienda e se si accettassero queste condizioni, la Network avvierebbe tutta una serie di investimenti in innovazioni tecnologiche e garantendo a tutti un comodo parcheggio, perché tra gli investimenti che sta facendo c’è proprio un’area parcheggio adiacente lo stabilimento appena acquistata. «In pratica cosa faranno, ci cambieranno i computer? – sottolineano ironicamente alcuni dipendenti - Abbiamo lavorato con questi per dieci anni, possiamo anche tirare avanti così. Per non parlare del parcheggio fatto passare per servizi welfare, ma per favore!».
Se lo stato d’animo dei dipendenti in Network è piuttosto acceso, molto amareggiati sono i lavoratori Olisistem: «Siamo molto preoccupati. Sia chi resta in azienda e non si sa bene se e per quanto tempo si potrà reggere, sia per chi va via nella nuova impresa. Le garanzie valgono solo fino alla firma dell’accordo. Il dopo non si sa. A questo si aggiunge il dolore di tanti colleghi con contratti part time, che vivono distante da Molfetta e che non possono accettare questo trasferimento, perché costerebbe troppo. Da ieri sono a tutti gli effetti dei disoccupati. Una situazione che fa molto male dal lato umano e che da quello professionale è molto prostrante».

Un’altra offerta In una situazione come questa si insinua l’offerta delle Meleam di Bitonto per assorbire una metà dei lavoratori Network. La società si occupa di medicina e sicurezza sul lavoro con una piccola parte di call center, che vuole implementare. In un comunicato la Meleam, nella persona del responsabile di settore Giacomo Ricci, si dice disposta ad assorbire 150 lavoratori e pronta ad incontrare la Network e i sindacati per trattare.

«Basta tagliare il costo del lavoro» «Il contesto in cui si muovono le aziende di servizi che si occupano dei call center è estremamente competitivo – spiega Vito Battista, segretario generale Slc Cgil Bari -. Le leve usate per aggiudicarsi le commesse sono solo il taglio del costo del lavoro. Ormai con questo panorama economico la delocalizzazione verso la Romania o l’Albania è inutile, si delocalizza rimanendo sul territorio, spostandosi solo di poche decine di chilometri. Si fa leva sulla paura dei dipendenti per far loro ingoiare condizioni di lavoro più precarie e meno remunerate, un taglio verticale dei diritti. Che sia chiaro noi non ci stiamo, né ora né mai».
«La Network contact tra l’altro era una azienda che portavamo ad esempio – continua -. Investimenti notevoli in welfare aziendale, un nido interno, e ora questo? È come se stesse dicendo ai dipendenti: “Ridatemi tutti gli investimenti che ho fatto”».

Lo scenario Intanto le procedure di licenziamento collettivo sono state avviate. La normativa prevede 75 giorni per concludere il tutto, dei quali 45 per le trattative sindacali. A questo scenario si aggiungono altre due tessere del complesso mosaico: la commessa che Network ha vinto per il call center Inps prevede che un centinaio di lavoratori che prima lavoravano in Transcom alla zona industriale, si spostino a Molfetta. Un esodo molto simile a quello di Olisistem e che di fatto svuota sempre di più la zona industriale barese. Mentre altre nuvole nere coprono l’orizzonte di Olisistem che oltre a Sorgenia ha perso anche la commessa Illumia, che passerà a Covisian. Una emorragia di commesse che mette a serio rischio la sopravvivenza dell’impresa stessa.

L’anello debole «Si tratta di 68 persone – spiega Elena De Matteis, segretario generale Felsa Cisl Puglia – tra dipendenti e somministrati. La Covisian ha già detto che è pronta a prendere tutti i lavoratori. Non solo tra i piani di crescita è prevista una grande sede a Bitritto dove confluiranno gli ex Olisistem e altri che arriveranno. In questi giochi di gare, i somministrati sono l’anello debole. Purtroppo la normativa italiana non prevede tutela per questi lavoratori in caso di passaggi, si deve combattere ogni volta. Invece il gioco delle imprese è sempre lo stesso: costi più bassi abbattendo le tutele, i diritti e le retribuzioni dei lavoratori».
Una logica che a più di qualcuno riporta al sistema del vecchio caporalato, con i braccianti che pur di guadagnare la giornata di lavoro in campagna, offrivano sé stessi al ribasso, permettendo così al caporale di lucrare sulla differenza. «Se lottiamo per ogni gara è perché ogni pretesa di queste aziende, se venisse accettata, sarebbe come permettere ad un foro di farsi strada nella diga – spiega Battista -, l’inizio della fine».

LE PAROLE DELLA CIGL - La Network Contacts di Molfetta, uno dei più grandi call center italiani con 3mila dipendenti e grandi committenti nazionali, ha avviato la procedura di licenziamento per oltre 300 persone. Lo ha reso noto la Slc Cgil di Bari, che ha convocato sul tema per oggi tre assemblee nel piazzale della sede della società.

«La procedura di licenziamento - ha spiegato Vito Battista, segretario della Slc Cgil di Bari - è arrivata dopo il nostro no a un accordo proposto dall’azienda per contenere i costi del lavoro e che mette pesantemente le mani nelle tasche dei lavoratori. Non soltanto, fa retrocedere sul piano dei diritti e tocca anche istituti non disponibili come il Tfr. Oltre che a essere illegittima quella firma avrebbe avuto conseguenze disastrose sull'intero settore, mettendo in moto un’attività di dumping che avrebbe spinto chiunque a voler derogare dai contratti».

«E' una vertenza difficile che non si risolve solo a Molfetta - ha spiegato il segretario della Cgil Puglia, Pino Gesmundo - per questo abbiamo indetto un tavolo unitario delle categorie nazionale con Rsu che ha definito non praticabile l’ipotesi di accordo proposto dall’azienda. A Roma, al Mise, dovremo discutere con le committenze, spesso istituti e aziende dello Stato, che non posso strozzare le aziende facendo a cascata ricadere i costi su chi lavora. Così come se difficoltà vi sono vanno risolte evitando i licenziamenti e facendo ricorsi a strumenti percorribili, dalla formazione, agli ammortizzatori sociali se necessario, e abbiamo già chiesto un incontro alla Task Force regionale per l’Occupazione».

«Qualsiasi ipotesi di accordo o strada che percorreremo sarà prima posta al vaglio dei dipendenti, tutto avverrà nella massima trasparenza - sottolinea il segretario della Cgil di Bari, Gigia Bucci - e all’azienda chiediamo di continuare ad essere quel soggetto affidabile e disponibile al confronto che abbiamo imparato a conoscere in questi anni». 

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