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Edilizia giudiziaria, il forum della Gazzetta, avvocati e toghe baresi: «Tempi certi»

Dopo l'annuncio della firma del protocollo: «ora una road map per il Palagiustizia»

Edilizia giudiziaria, il forum della Gazzetta, avvocati e toghe baresi: «Tempi certi»

Foto Luca Turi

Il gioco dell’oca. Ci avete mai giocato? Era quel modo assai primitivo (rispetto alle diavolerie tecnologiche che oggi intrattengono tutti noi, grandi e bambini) di trascorrere il tempo con gli amici. Il rischio era che finissi nella casella sbagliata e dovessi ricominciare dall’inizio, tornare indietro, perdere tutto il percorso fatto. Non è una metafora: è l’allarme che il sindaco Antonio Decaro lancia al tavolo della Gazzetta, nel forum sul (sempre più intricato) nodo edilizia giudiziaria. Quale allarme? Che si torni indietro di vent’anni a quando la città discuteva su come fare (o non fare) la Cittadella della giustizia targata impresa Pizzarotti, da realizzare sulla via di Bitritto, nella zona dello stadio San Nicola. Una proposta «chiavi in mano», quella dell’azienda emiliana, da realizzare in project financing con soldi privati che il pubblico avrebbe rimborsato attraverso il pagamento dei canoni annuali. Il progetto però è stato accantonato a causa dell’iter procedurale avviato nel 2003 ritenuto irregolare, come hanno stabilito diversi gradi di giudizio e differenti tribunali italiani ed europei.

Gioco dell’oca Ma perché il sindaco di Bari teme un ritorno al passato, il gioco dell’oca? Presto detto: in una delle tante puntate della telenovela sul palagiustizia barese, si riesce infine a stilare un protocollo (gennaio 2018) che riassume come risolvere il problema (le ex Casermette del rione Carrassi, per le quali vengono anche individuati i canali di finanziamento). Tutti, sostanzialmente dicono sì a quel protocollo, anche il Demanio. La firma, però, slitta di stagione in stagione. Fino a quando - un po’ a sorpresa - lo stesso Demanio scrive al Comune dicendo: attenzione, in quel protocollo devi aggiungere approfondimenti su alcune questioni urbanistiche. E il Demanio - lo dice Decaro al forum della Gazzetta - chiede le stesse cose contenute in una serie di lettere-diffida che negli ultimi tempi vengono notificate alle parti in causa a firma dell’ingegner Michele Cutolo, «che ora fa un’attività di interdizione», sottolinea il primo cittadino, rimarcando di aver chiesto al ministro di firmare il protocollo d’intesa, «sennò rischiamo di perdere anni». All’«attività d’interdizione», d’altronde, aveva fatto riferimento all’inizio del nostro incontro il direttore Giuseppe De Tomaso, citando Gianni Brera.

Alluvione e paralisi Chi è Michele Cutolo? Un noto progettista, anche noto per essere il rappresentante dell’impresa Pizzarotti. Ma perché - chiediamo al sindaco - continua a occuparsi dell’edilizia giudiziaria barese? Sì, con un’«alluvione di documenti», dice il primo cittadino che non esita a esprimere fino in fondo il suo pensiero: «Questa città è paralizzata da 15 anni dall’azione di un’azienda che pensa di poter decidere sulla testa dei cittadini una variante urbanistica (la competenza spetta al consiglio comunale, ndr). Io sono stanco, è un atteggiamento insopportabile», quasi si sfoga Decaro. «È un atteggiamento che non sopporto più e che, vi posso assicurare, non sopportano più gli operatori della giustizia, i cittadini. Ormai nessuno in città sopporta questo modo di fare», aggiunge, spiegando l’ultimo presunto oggetto del contendere, preso in considerazione dall’Agenzia del Demanio, «i cui contenuti si desumono dalla valanga di lettere, documenti e diffide che Comune, Ministero e Agenzia del Demanio ricevono da Cutolo».

Teoremi e varianti Ma cosa dice l’ingegnere in tutta questa «alluvione» di carte? «Cutolo - spiega il sindaco citando, articoli e commi delle norme tecniche di attuazione del Prg - dice che sui suoli delle ex casermette è necessario fare una variante urbanistica, perché il piano regolatore del 1976 prevede lì del verde urbano, in contraddizione con quanto previsto anni prima con la presenza della sede di una caserma. In ogni caso, sarà anche vero che il piano regolatore prevede un pezzo di verde, in difformità però dall’esistente, ma in questo caso si fa uno scambio con le aree a servizi di natura sovracomunale presenti nella medesima area - incalza -. Si fa in pratica una sorta di mini-variante e si risolve ogni cosa, mentre secondo Cutolo tale dato bloccherebbe tutto. Cioè, questo cambio non si può fare, mentre un variante su un suolo agricolo, facendolo diventare edificabile, invece sì», chiosa polemico, riferendosi alla tramontata ipotesi della cittadella proposta, e quasi imposta alla città, dall’impresa parmense, appunto su suolo destinato ad uso agricolo».

Giustizia diffusa Sullo sfondo di una storia dove burocrazia, errori di sottovalutazione, sciatteria (e qualche buco nero) si impastano, la vita quotidiana che magistrati, avvocati, personale amministrativo e cittadini sono al momento costretti a consumare nella «giustizia diffusa», come la chiamano ironicamente gli stessi addetti ai lavori. Prendiamo il caso della torre ex Telecom di via Dioguardi dove al momento è stata trasferita la giustizia penale. La migliore delle soluzioni provvisorie. Anzi, la meno peggio, come dice lo stesso Giuseppe Battista, presidente distrettuale dell’Associazione nazionale magistrati che ricorda tra le ipotesi poi scartate perfino un’ex fabbrica di tonno in scatola. La migliore delle soluzioni che comunque fa tremare gli addetti ai lavori soprattutto con la previsione di ciò che accadrà da settembre-ottobre in poi. In quei mesi, infatti, l’attività dibattimentale, momentaneamente trasferita a Modugno dopo l’abbandono forzato di via Nazariantz, dovrà nuovamente traslocare (nella ex Telecom, per l’appunto). «Succederà che imputati e parti offese saranno costretti a sfiorarsi - prefigura Gaetano Sassanelli - che i detenuti faranno le udienze in piedi in aule piccolissime».
Rincara la dose Guglielmo Starace, subentrato a Sassanelli al vertice della Camera penale. «Sì, se guardiamo al futuro la tragedia è servita. Nel palazzo ex Telecom sono stati guadagnati centimetri per le persone, solo centimetri. Materialmente, dovremmo starci il meno possibile».

Braccio di ferro Nel dibattito intorno al tavolo della Gazzetta irrompono anche le voci della società civile, dei movimenti, delle associazioni che da tempo si preoccupano della dignità di una sede per la giustizia e contestualmente delle condizioni del quartiere Libertà laddove la funzione giudiziaria dovesse essere per sempre e completamente trasferita. Il braccio di ferro è con il sindaco, ovvio: lui vuole le Casermette («regalategli», ricorda, dal governo, cosa mai successa prima), tutti gli altri vogliono il Libertà. Un punto di incontro sembra impossibile. Decaro prova una soluzione: nel palazzo di piazza De Nicola verranno spostati gli uffici comunali, così da non depauperare il rione di funzioni istituzionali e non incidere su quell’indotto di bar, garage, locali, appartamenti (e studi legali) nato intorno al vecchio Tribunale di piazza De Nicola. Scettici, i rappresentanti di associazioni e movimenti.

Burocrazia Scettici ma agguerriti. L’architetto Arturo Cucciolla, tra le numerose carte portate al tavolo, che documentano la storia decennale dell’edilizia giudiziaria barese, rievoca il paradosso del Provveditorato alle opere pubbliche che dopo aver indetto la gara per la ristrutturazione del palazzo di piazza De Nicola (le cui condizioni «terribili» erano state evidenziate fin dal 2005), annulla quella stessa gara. Per poi farsi dire da Tar e Consiglio di Stato, dopo anni e anni, che quell’annullamento era illegittimo. «Tutto ciò è scandaloso», dice Cucciolla. Le ombre della burocrazia cieca o di qualche altro comportamento doloso, sono sottintese. Anche l’ingegner Raffaele Coniglio giunge al nostro tavolo carico di fascicoli, protocolli e dossier. «Sono solo i più importanti - spiega l’ingegnere, un tempo a capo della Ripartizione industriale del Comune - tutto il resto è contenuto in due trolley», che può sembrare una battuta ma sintetizza quanto vata e complicata sia la questione dell’edilizia giudiziaria barese. Anche Coniglio, come Cucciolla, come l’associazionismo e l’avvocato Francesco Saverio Polito, è contrario alla soluzione Casermette. Ma tant’è. C’è chi (come magistrati e avvocati) premono sui tempi. Le ex Casermette? E va bene, purché si faccia presto. Purché sia messo nero su bianco quando sarà pronto il progetto, quando la gara per l’aggiudicazione dei lavori, quando i lavori, quando la consegna dell’opera finita. Fantascienza? Vedremo. A cominciare dagli esiti dell’incontro del 30 luglio quando finalmente tutte le parti in causa si incontreranno al Ministero.

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