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Polmone, i segreti svelati da un barese: guida un team appulo lucano

Quattro pugliesi e due lucani emigrati in Svezia, a Uppsala. Lo studio pubblicato sulla rivista specializzata Frontiers in Physiology

Polmone, i segreti svelati da un barese: guida un team appuilo lucano

Il prof. Gaetano Perchiazzi

Funzionamento del polmone umano, ha cuore e cervello appulo lucani il gruppo di ricerca internazionale capace di un'importante scoperta scientifica. È il barese Gaetano Perchiazzi (nessuna parentela con chi scrive, ndr) a guidare la speciale squadra di studiosi che annovera quattro pugliesi e due lucani, emigrati in Svezia, a Uppsala, per dedicarsi al prezioso lavoro i cui sorprendenti esiti sono freschi di pubblicazione sulla prestigiosa rivista specializzata Frontiers in Physiology.

«Un meraviglioso gruppo di ricercatori internazionali, cinque anni di studio ed un acceleratore di particelle. Il tutto per vedere come il polmone funziona realmente. Orgoglioso della squadra», sintetizza felicemente il capo ricercatore, già professore aggregato del dipartimento delle Emergenze e trapianti d’organo dell’Università di Bari, ora direttore della ricerca respiratoria presso l’Hedenstierna Laboratoriet dell’Università di Uppsala.

OBIETTIVO -  Lo studio è partito con l’obiettivo di valutare cosa succede ai pazienti ricoverati in unità di terapia intensiva quando vengono aiutati a respirare con un ventilatore artificiale. È il caso di chi soffre di gravi patologie cardiache, polmonari, neurologiche, infezioni gravi oppure ha subito un trauma grave e necessita di essere collegato ad un respiratore artificiale, ospitato nella quasi totalità dei casi in Rianimazione.

Il cosiddetto ventilatore fornisce al paziente l’ossigeno necessario per vivere, eliminando la anidride carbonica di scarto dall’organismo, tuttavia le impostazioni di tali macchine (le pressioni, i volumi, quanto ossigeno dare, come interfacciarsi con il respiro autonomo del paziente) rappresentano un campo di ricerca ancora apertissimo, nel quale gli studiosi italiani si stanno rivelando i più attivi e produttivi al mondo.

Il gruppo di ricerca ha completato studi e test - iniziati nel 2014 - presso la European synchrotron radiation facility (Esrf) di Grenoble in Francia, uno dei più avanzati laboratori al mondo per lo studio dell’ultrapiccolo. Tra questi figura il laboratorio ID17, dove per una settimana, 24 ore su 24, sono stati compiuti gli esperimenti della ricerca proposta dalla task force internazionale capitanata dal prof. Perchiazzi, finanziata in parte dall’Università di Bari, dal Consiglio svedese delle ricerche, dalla Fondazione svedese «Heart and lung, dalla European synchrotron radiation facility».

LA PREMESSA - Il gruppo appulo-lucano ha così provato più e più volte nell’Hedenstierna Laboratory di Uppsala (Svezia) nei mesi precedenti, quanto poi riprodotto a Grenoble, con risultati straordinari. Partendo dalla premessa che il polmone umano è fatto di alveoli - strutture cave che ospitano i gas respiratori: tanti piccoli sottili «palloncini» al di sotto dei quali scorre il sangue che scambia i gas con l’alveolo -, la domanda alla base dell’esperimento era: come si aprono e chiudono gli alveoli durante la respirazione?

L'ESPERIMENTO - Quindi, l’esperimento è consistito nel ventilare alcuni animali (dopo la approvazione del comitato etico francese che valuta la umanità del trattamento ed il rapporto con il beneficio in termini di avanzamento di conoscenza e terapia della malattia umana) in stato di anestesia generale (esattamente come i pazienti), intubati e ventilati. «Durante questa fase sono state scattate “fotografie” del polmone umano mentre veniva ventilato - racconta il capo progetto -. Si è scoperto quindi che gli alveoli polmonari, in condizioni sane, si aprono e si chiudono molto rapidamente, come dei microscopici “airbag”, tant’è che facendo foto anche ravvicinate, prima e dopo l’uscita di parte del gas, il numero di unità ventilate si riduce ma non si riduce la dimensione di quelle ancora aperte».

«Questa è una scoperta che ha un impatto nella maniera di regolare la ventilazione artificiale nei pazienti ricoverati in una unità di terapia intensiva», dice ancora Perchiazzi.

Come detto, hanno partecipato all'importante scoperta quattro pugliesi e due lucani insieme ad altri ricercatori.In particolare sono quattro i baresi - Perchiazzi e Andrea Marzullo del capoluogo, Mariangela Pellegrini di Ruvo e Savino Derosa di Gravina -, mentre i lucani sono Angela Tannoia di Lavello e Gaetano Scaramuzzo di Melfi.

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