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Comune di Bari

Ba29, poche candidature? «L’Isee è troppo basso»

Cgil, Cisl e Uil criticano i criteri di selezioni del bando comunale

Tirocini formativi per duecento giovani

BARI - Ma funziona realmente il progetto Ba29 che dovrebbe colmare la distanza tra disoccupazione giovanile e il mondo delle imprese? Solo ieri la stessa amministrazione comunale ha evidenziato di aver ricevuto poche candidature a fronte dei 900 tirocini formativi a disposizione, tanto da aver rinviato al 31 luglio la data di chiusura per presentare le domande di accesso alla misura. Gli stessi ragazzi hanno spiegato come per primi avessero non poche riserve, uno scetticismo che però poi si è trasformato in felicità quando i tirocini si sono trasformati in reale opportunità di lavoro.
Nonostante tutto c'è chi parla di flop, cavalcando l'appello del Comune a mandare candidature. E i sindacati puntano il dito contro i parametri per poter usufruire della misura: un reddito familiare Isee inferiore ai 6mila euro e un'età inferiore ai 29 anni «sono troppo discriminanti, alla luce di quello che è il reale scenario socio-economico della città e più in generale della provincia barese».

«Ba29 è stato pensato per aiutare le persone in povertà – replica l'amministrazione comunale -. Nulla ci vieta di modificare i parametri di accesso al progetto nei prossimi mesi, se ci si rende conto che sono troppo vincolanti. Resta comunque da parte nostra il massimo impegno a non lasciare nessuno indietro».
La contestazione dei sindacati è a firma di tutti segretari confederali Gigia Bucci (Cgil Bari), Giuseppe Boccuzzi (Cisl Bari) e Franco Busto (Uil Bari) che sottolineano: «Troppo semplice dare la colpa alla sfiducia e alla mancanza di motivazioni che, pur vero, si abbattono su tanti giovani delusi dalla vana ricerca di un’occupazione e spaventati dai numeri, impietosi, della disoccupazione al Sud, in Puglia e a Bari. Piuttosto, bisognerebbe analizzare con maggiore attenzione i criteri delle misure che si mettono in campo per contrastare in maniera efficiente questa annosa piaga sociale».

«Quando il Comune e l’assessorato competente ci hanno presentato il progetto Ba29 – spiegano Bucci, Boccuzzi e Busto -, che abbiamo comunque accolto con spirito positivo e collaborativo, cercando di approfondire il più possibile obiettivi e parametri dello stesso, abbiamo subito sollevato perplessità sull’Isee familiare richiesto. È fin troppo evidente, infatti, che 6.000 euro annui di Isee sono troppo pochi e discriminanti, alla luce di quello che è il reale scenario socio-economico della città e più in generale della provincia barese. Ma davvero si pensa che un reddito di famiglia pari a 7, 8, 10mila euro annui possa garantire a un disoccupato una serena ricerca di un’occupazione, specie in un territorio come il nostro? Forse sarebbe il caso, quindi, di rivedere alcuni paletti, come quello reddituale, appunto, o l’età massima di accesso, anch’essa decisamente troppo bassa rispetto all’età media dei disoccupati baresi, che continuiamo a ritenere estremamente selettivi, per ampliare la platea di potenziali aspiranti ai tirocini e, di conseguenza, rendere maggiormente efficace la misura».
«Peraltro in quei contesti, ovvero con Isee familiari di poco superiori ai 6000 euro annui, si trovano spesso lavoratori disoccupati con “basse qualifiche”, che oggi il mercato richiede di più. Del resto, basterebbe consultare i dati Excelsior sull’occupazione in Terra di Bari per verificare come i titolari di licenza media siano richiesti dai datori di lavoro tre volte di più dei laureati. Prima di attivare certe iniziative, comunque utili e lodevoli – concludono i tre segretari confederali di Cgil, Cisl e Uil – bisogna intensificare le interlocuzioni con le parti sociali e datoriali, che sicuramente sanno interpretare al meglio le dinamiche locali del mondo del lavoro, rendendole costanti e non solo a spot. È a dir poco paradossale che in una città dove un giovane su due non lavora, si trovi difficoltà a far attivare tirocini a pagamento e per giunta a titolo gratuito per le imprese. E ripetiamo, non bastano la pubblicità e gli appelli ai giovani disoccupati, occorre creare le condizioni concrete affinché quei giovani possano accedere a tali opportunità».

L'amministrazione comunale, dal canto suo, ribatte alle obiezioni dei tre segretari. «Ba29 è stato pensato per chi si trova in un forte stato di difficoltà economica. Non solo, prima di avviare la misura abbiamo fatto una analisi insieme ai sindacati, per capire, a seconda delle fasce di reddito, chi e quante persone avremmo potuto aiutare. È emerso che con le risorse a disposizione si poteva puntare indicando quei due precisi indicatori relativi al reddito Isee e all'età. Non volevamo creare false aspettative. Se avessimo allargato le maglie di accesso ci saremmo trovati con migliaia di giovani in fila a Porta Futuro, magari a fronte di poche centinaia di tirocini, allora sì avremmo alimentato la sfiducia».

I paletti stringenti usati in questa prima fase sono quasi un test iniziale. «A settembre tracceremo una linea e si farà un bilancio dell'esperienza – spiega una nota del Comune -. Dall'andamento delle domande e da come hanno risposto le imprese potremo decidere di modificare i parametri. Abbiamo lavorato tanto in questi cinque anni per trovare queste risorse e non ci fermeremo. Cinque anni fa l'assessorato al lavoro gestiva 9 milioni, ora siamo a 20, e con i fondi europei è così: più risorse metti a regime, più ne avrai nei periodi successivi. Ba29 è stata solo la prima partenza. C'è da limare qualcosa? Lo faremo sulla base delle esperienze fatte e dei consigli ricevuti. Una cosa è certa, ci teniamo a non prendere in giro nessuno, a rispettare le persone, quindi valuteremo sempre la sostenibilità tra le aspettative e le offerte».

La novità di Ba29 è evidente nonostante tutte le sue pecche. Buona la risposta delle imprese, che poi innescano tutto il meccanismo. «Le imprese hanno risposto in maniera positiva e questo è già un buon dato di partenza. Siamo partiti con solo 50 tirocini, poi li abbiamo aumentati per arrivare sino a 900. Ci stiamo impegnando e non ci fermeremo. Puntiamo molto ad investire sui ragazzi, ma non solo. Penso ai disabili che non è che scompaiono dopo che compiono 18 anni e finiscono la scuola, o gli adulti cinquantenni espulsi dal mercato del lavoro. Non perderemo mai la speranza di poterli recuperare tutti. Di non lasciare nessuno indietro. Stiamo vivendo un periodo di forte innovazione dove sembra che la tecnologia stia mangiando posti di lavoro. Ecco perché la nostra sfida è rendere l'innovazione compatibile con la vita delle persone, permettendo loro di lavorare e non di essere espulsi dal mercato. Ba29 è il primo passo, dateci il tempo di fare anche gli altri».

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