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In Puglia e Basilicata

L'inchiesta

Pedofilia: in 3 anni 50 bambini curati al Pediatrico

abusi bambini

Grande responsabile è il web: negli ultimi anni il numero di abusi sessuali su minori è aumentato in maniera esponenziale

11 Giugno 2019

Flavio Campanella

«Chi scandalizza anche uno solo di questi piccoli, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare». Il vangelo secondo Matteo evidenzia quanto Gesù si raccomandasse di non fare del male ai bambini. Figuriamoci a quale profondità sarebbe meglio sprofondasse chi si macchia dei mostruosi atti di perversione sessuale nei loro confronti. Non è necessario, però, essere dei cristiani per comprendere quanto sia obbrobrioso il fenomeno della pedofilia e degli abusi conseguenti, oltretutto vasto, perché perlopiù sommerso, più di quanto dicano le statistiche, secondo cui sono complessivamente 18 milioni i minori coinvolti in Europa. Lo scenario, peraltro, peggiora a causa del web, terreno fertile per l’adescamento di bambini e adolescenti (in Italia nel 2018 sono stati trattati in quest’ambito 437 casi, con 158 denunce e 19 arresti). La tecnologia digitale è infatti risultata essere significativamente associata a forme gravi di abuso.


IL WEB OSCURO - Relativamente alla pedopornografia, ad esempio, secondo i dati forniti dalla cyberTipline del Nnmec (National centre for missing and and exploited children), sappiamo che i casi sono aumentati in modo esponenziale fino ad arrivare a 8 milioni nel 2016. La recente pubblicazione annuale di Internet Watch Foundation evidenzia come lo scorso anno siano stati esaminati 229,328 URLs di cui 105,047 dal contenuto pedopornografico: il 23% mostrava violenza o torture sessuali commesse su minori. Non solo: secondo una stima realizzata da Microsoft, ogni giorno vengono scaricate 720mila immagini di abusi sessuali sui bambini. Il sexting, poi, cioè lo scambio di foto o video dal contenuto sessuale più o meno esplicito (sempre di materiale pedopornografico si tratta), tramite chat e social network, è sempre più diffuso tra i pre-adolescenti e gli adolescenti (il 26% lo pratica). A ciò sono legati anche i cosiddetti sextortion e il revenge porn. In generale, l’aumento del numero degli adolescenti presenti sul web ha determinato una crescita esponenziale dei minori vittime di reati contro la persona a sfondo sessuale: in Italia, grazie al lavoro della Polizia Postale e delle Comunicazioni, dai 104 registrati nel 2014, si è passati a 177 casi nel 2017 fino a 202 nel 2018 (le vittime hanno tutte un’età compresa tra i 14 e i 17 anni).


LE LISTE NERE - In generale, i dati Istat più recenti (2015) rilevano l'avvio di 1.032 indagini per il reato di atti sessuali con minorenni, nonché di 720 per pornografia minorile (per la pedopornografia online, lo scorso anno sono state registrate 532 denunce e sono stati eseguiti 43 arresti). Dalle complesse operazioni di prevenzione della Polizia di Stato, è scaturita una assidua attività di monitoraggio della Rete, che ha visto coinvolti ben 28.560 siti internet, di cui 2.077 inseriti nelle black list. Nel corso dell’anno 2018 i siti internet segnalati sono aumentati sino ad arrivare a 33.086, di cui 2.182 inseriti nelle black list. La conferma dell'incidenza delle situazioni di violenza online arriva anche dalle percentuali di Telefono Azzurro: nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2018 e il 31 dicembre 2018, il 38% dei casi gestiti e aventi come oggetto l’abuso sessuale ha avuto origine on line.


L’ORCO IN CASA - Nel dossier, però, a emergere sono gli episodi di abuso sessuale e pedofilia nel contesto domestico, dove continuano a essere prevalenti (35,2%), mentre sono in aumento (+3,8% rispetto al 2017) nell’ambiente scolastico (19%) e continuano a verificarsi nell’abitazione di parenti (8,4%), nei luoghi aperti (4,8%), nei luoghi pubblici (3,6%) e per strada (3,6%). Si conferma, inoltre, il dato dei genitori delle vittime come i presunti responsabili in più di 40 casi su 100. E comunque quasi sempre ad abusare sono persone conosciute: un parente, un amico, un insegnante, un convivente, un fratello, un nonno o un vicino. Coerentemente con i dati del 2017, la prima infanzia (0-10 anni) è la fascia di età maggiormente rappresentata (46,8%) rispetto a quanto si riscontra nella classi di età 11-14 anni (20,8%) e 15-17 anni (32,5%). Si conferma anche il dato geografico (le segnalazioni sono giunte soprattutto dal Lazio e dalla Lombardia).


A BARI - In Puglia siamo solo al 4,1%, secondo Telefono Azzurro, ma la bassa percentuale non inganni: più si scende al Sud, minore è il coraggio di denunciare. A Bari un quadro più dettagliato è fornito da Giada (Gruppo interdisciplinare assistenza donne e bambini abusati), operante all'interno del Servizio di Psicologia dell'Ospedale Pediatrico Giovanni XXIII e finalizzato alla diagnosi precoce e alla cura delle forme di violenza all'infanzia attraverso piani assistenziali interdisciplinari e integrati. Centro di riferimento regionale in materia di maltrattamento e violenza nei confronti dei minori, Giada ha individuato, nel periodo da febbraio 2009 a dicembre 2017, su un totale di 4.705 minori arrivati in ospedale, 1.006 vittime di violenza (con un’incidenza quindi del 19,4%), con un netto incremento negli anni, soprattutto di minorenni provenienti dalla Asl Bari rispetto a quelli provenienti da altre Asl o da altre Regioni. In particolare, su 436 minori presi in carico, 402 (92%) provenivano proprio dal territorio della Asl Bari. Dei circa mille bambini e ragazzi ritenuti in condizioni di rischio o di violenza conclamata, 86 hanno subìto violenza sessuale. Circoscrivendo il periodo al triennio 2015-2017 e l’area al territorio della provincia di Bari, su 256 (87% di accertata psicopatologia), sono stati una cinquantina i casi di violenza sessuale trattati in regime ambulatoriale. In generale, a essere presi in carico sono stati perlopiù bambini nella fascia di età tra i 6 e gli 11 anni (49%) e prevalentemente di sesso femminile (soprattutto nella fascia 0-5 anni e 12-18 anni). La gran parte delle vittime è giunta su richiesta del pediatra oppure dal Tribunale per i minorenni a seguito di un provvedimento. Solo una piccola parte è stata inviata dai servizi sociali.


Nel corso degli anni di applicazione del percorso operativo condiviso con le Procure (2013-2017) sono stati ascoltati 299 soggetti, di cui 290 provenienti dal territorio della Asl Bari (97%), 188 femmine (63%) e 111 maschi (37%), con questa distribuzione: 60% (179) tra i 12-18 anni; 30% (90) tra i 6-11 anni e 10% (30) nella fascia di età 0-5 anni. Le audizioni sono state realizzate nell’ambito di diverse ipotesi di reato, prevalentemente di natura sessuale (sospetta violenza sessuale nel 49% dei casi e sospetta violenza sessuale online nel 18%), oltre alla sospetta diffusione di materiale pedo-pornografico (2%). Nel 68% dei casi i minorenni sono stati ascoltati in quanto vittime di reato e nel 3% in quanto sospetti autori.


IL GARANTE - «Adulti che approfittano dei più piccoli, ne abusano e li maltrattano. Talvolta fino a ucciderli. E c’è chi, pur sapendo, tace. Violenza e abuso ai danni di bambini e ragazzi - ha affermato Filomena Albano, Garante per l'infanzia e l'adolescenza - sono un fenomeno tanto grave quanto complesso e, va detto, in larga parte sommerso. E non si tratta solo di quello, gravissimo, della pedofilia. Bisogna rafforzare prevenzione e contrasto e adottare una strategia generale di intervento, da porre in campo anche sulla scorta delle raccomandazioni che il Comitato Onu sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza ha rivolto all'Italia». Da qui la sollecitazione per la ripresa dei lavori dell'Osservatorio nazionale per il contrasto della pedofilia e della pedopornografia, di quello sull'infanzia e l'adolescenza e di quello sulla famiglia. «Manca - ha aggiunto Albano - una classificazione chiara delle forme di violenza sui minorenni e un sistema nazionale per monitorare e raccogliere i dati. Serve per prevenire e per contrastare gli abusi in modo mirato. Ognuno deve sentirsi responsabile in prima persona del benessere dei più piccoli: siamo tutti in qualche modo garanti dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza. Solo così si possono abbattere quei silenzi che spesso circondano situazioni di violenza»

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