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BARI - Nel Paese delle meraviglie per accedere ai corsi di laurea in Medicina e Chirurgia non c'è alcuna restrizione. Insomma, il numero programmato non esiste e, senza il test di ammissione, circa 60mila studenti (questo è il dato degli iscritti quest’anno in Italia), anziché passare dalla prova di accesso, si immatricolano e frequentano senza ostacoli l'università preferita (pare che una città chiamata Pavia sia ormai una metropoli con milioni di abitanti...). Sempre nello stesso fantastico Paese ogni aspirante medico sa già che, dopo sei anni sui banchi, avrà di diritto a una borsa di specializzazione oppure parteciperà ai corsi per diventare medico di base o pediatra. Anzi, sembra che, sempre in questo stupefacente Stato, sia in dirittura di arrivo una riforma che prevede, al termine del decennale percorso di studi, una sistemazione definitiva e imperitura. Non è chiaro ancora quando il Governo approverà il provvedimento perché una nota del Consiglio dei Ministri è stata smentita nell'arco di poche ore. E nel Paese dell’uno (studente) ne ottiene uno (di posto di lavoro in corsia) i cittadini, sbigottiti, si chiedono il motivo di tale dietrofront, anche perché le mirabolanti e amplissime strutture universitarie sono a disposizione di chiunque voglia indossare il camice bianco.

STRUTTURE Loreto Gesualdo, preside della Scuola di Medicina, confessa di non sapere di quale pianeta si stia parlando, ma riferisce di essere rimasto realmente impressionato dal Biomedicum di Helsinki, dove si sta discutendo di un progetto europeo quinquennale da 30 milioni, finanziato dalla Comunità europea, di cui l’Università di Bari è partner (il gruppo di Nefrologia è l'unico italiano), e finalizzato a contrastare il danno renale nei pazienti diabetici. Insomma, il centro di ricerca della capitale finlandese sarà pure a due passi dalla Lapponia di Babbo Natale, ma non è certamente il contesto di una fiaba per bambini: è realmente anche la sede della Facoltà di Medicina dell'Università di Helsinki.
«A proposito del numero chiuso, argomento di cui si sta discutendo in queste ore - afferma Gesualdo in un momento di pausa dei lavori - potremmo partire proprio dalle strutture. Quest'anno a Bari sono previste 341 immatricolazioni (ai test d'accesso di settembre si sono presentati in 2.837, ndr). Quindi avremo tre corsi, due da 150 studenti ciascuno e un altro in lingua inglese. Potremmo in futuro arrivare a 400, massimo 500 studenti. Se apriamo a tutti dove li mettiamo? Nei criteri di accreditamento si prevede che ciascuno abbia una seduta. Non siamo più negli anni 80. Quando mi iscrissi io c'era l'accesso libero. Ricordo che arrivavo all'Università un'ora prima per prendere posto, altrimenti non ne trovavo. All'epoca ci si iscriveva in mille e ci si laureava in 100 o 150 al massimo. La selezione, insomma, era naturale, anche perché c'erano maestri di eccellenza. Ricordo il professor Rodolfo Amprino o la professoressa Maria Eugenia Camosso, entrambi docenti di Anatomia umana. Ti facevano innamorare quando li ascoltavi, ma anche sgobbare da matti. Superare certi esami, penso a Biochimica o Farmacologia oppure Patologia medica era difficilissimo».

FORMAZIONE L'amarcord sarebbe dolce se il presente e il futuro non fossero amarognoli. «Voglio essere chiaro - afferma Gesualdo -. Qui parliamo della formazione e della preparazione dei medici in un momento in cui la professione sta cambiando e diventa sempre più di precisione. Il Governo deve capire di cosa si sta parlando. Ci vuole programmazione. Il suggerimento è: fotografiamo lo stato dell'arte, cerchiamo di capire chi siamo, poi è necessario conoscere i bisogni, in modo da quantificare il numero dei laureati da inserire nelle scuole di specialità. Ci si siede con il Crui (la Conferenza dei rettori delle università italiane, ndr), con i presidi delle scuole di medicina, con l'Ordine dei medici, con gli studenti e, ovviamente, con il ministero per trovare una soluzione condivisa. In questi anni dalle scuole di Medicina sono usciti laureati molto preparati, ma ostacolati dal numero limitato di borse di specializzazione. Nell'ultima tornata ce ne erano a disposizione 7mila, più 2mila per i corsi di Medicina generale. Quindi parliamo di 9mila posti a disposizione su 16mila partecipanti ai concorsi. Ciò significa che 7mila laureati in Medicina in Italia sono in attesa di collocazione, senza parlare di chi ormai è all'estero. Non possiamo più tollerare l'esodo. Ogni studente nei sei anni di corso ci costa 150mila euro. È assurdo poi parcheggiarlo oppure costringerlo a espatriare...».

DOCENTI L’Università, dal canto suo, ha il compito di programmare per garantire la qualità dei docenti. «Certo - prosegue Gesualdo - altrimenti come li formiamo? Ci pensa cosa accadrebbe se si aumentasse senza limite il numero degli studenti? Bisognerebbe pure dar loro dei maestri, come li chiamo io. Si tenga conto che già ora le immatricolazioni aumentano e i docenti diminuiscono. Dieci anni fa erano 420, adesso sono 270 e ne stiamo perdendo altri 20. Il corpo docente deve garantire la preparazione di circa 2mila studenti di Medicina e Chirurgia (sei anni di corso, ndr) e di 5mila delle altre professioni sanitarie. Dunque, 7 mila in tutto».

SOLDI Da questo punto di vista c’è una luce in fondo al tunnel. Il Consiglio regionale ha infatti votato nel luglio scorso all'unanimità il provvedimento da 45 milioni di euro in 15 anni per finanziare le scuole di specializzazione di Medicina a Bari (25,5 milioni) e Foggia. «Grazie a questi soldi - approfondisce Gesualdo - recluteremo altro personale per riaprirle o tenerle in vita. Cardiochirurgia è stata riattivata quest'anno, Chirurgia toracica è salva, Neurochirurgia tornerà nel 2019, così come Medicina del Lavoro, chiusa da poco. Per Chirurgia pediatrica non abbiamo docenti, ma faremo i concorsi. Ringrazio la Regione Puglia e anche il Rettore dell’Università di Bari, che ha aperto il suo borsino...».

TEST Antonio Felice Uricchio oggi parteciperà a un’altra riunione dei Rettori in programma proprio a Bari, a poche ore dalla posizione espressa sul numero chiuso dal presidente del Crui, Gaetano Manfredi («l’idea è quella di arrivare a un aumento del 50 per cento dei posti disponibili per anno accademico a Medicina, cioè circa 15 mila, e questo nel giro di 24 mesi. Questa è la riforma realizzabile»). «L’accesso garantito a tutti è impossibile - conferma Uricchio - sebbene abbia spesso manifestato una riserva sul metodo di selezione ex ante. Ho sempre pensato fosse limitativo per gli studenti. Il test può essere rigoroso e attendibile quanto vogliamo, ma non consente di misurare l'attitudine alla professione e l'approccio umano del futuro medico. La prova di ingresso non può valutare passione, interesse, capacità di relazione. Intanto, però, bisogna aumentare almeno del 20 per cento le immatricolazioni. Poi è necessario appunto ripensare il modello di ingresso, per esempio guardando a quello francese (se non si raggiunge al primo anno un numero di crediti stabiliti non si passa al secondo, ndr). È poi fondamentale iniziare la formazione dei futuri medici sin dalla scuola superiore».

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