Mercoledì 12 Dicembre 2018 | 02:08

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Storia di una fuori sede disperata: «Quella volta che
un 60enne voleva soldi per un letto da condividere»

L'odissea di Cecilia, studentessa, alla perenne ricerca di un alloggio per seguire i corsi universitari: tra catapecchie e proposte osè

Storia di una fuori sede disperata: «Quella volta che un 60enne voleva soldi per un letto da condividere»

BARI - L’apoteosi è stata raggiunta quando le hanno proposto un monolocale di 30 mq con un solo divano-letto da dividere con il proprietario di casa, un 60enne con tanto di bassotto al seguito.

È solo uno dei tanti episodi delle avventure immobiliari di Cecilia, 23 anni, mia amica e studentessa universitaria fuori sede.
Dai primi di settembre è letteralmente «a caccia» di un alloggio in vista dell'inizio dei corsi universitari: niente agenzie immobiliari, troppo costose per le tasche di chi dipende ancora da mamma e papà, ma solo annunci affissi qua e là per le strade del capoluogo assieme ai proverbiali gruppi su Facebook.

«Già solo negli annunci pescati online si capisce che aria tira: a Bari affittano di tutto, dai garage, ai posti letto con altre 4 persone in camera. Un esempio? Mi sono trovata davanti l’offerta di una stanza, praticamente ricavata da un ripostiglio, a 300 euro, spese escluse, rigorosamente in nero. E nell'appartamento c'erano almeno altre 5 persone. Per non parlare di quella volta che una tenera nonnina di 80 anni mi ha proposto di diventare la sua coinquilina alla modica cifra di 250 euro: in cambio mi avrebbe preparato pranzo e cena gratuitamente. Due invece i divieti: niente uomini in casa e, mai, dico mai toccare i suoi ninnoli in soggiorno. Ho rifiutato l'offerta e sono andata avanti».

Il racconto di Cecilia si dipana a metà tra l’Odissea e Il castello di Kafka.
«In questo mare magnum di annunci – racconta la mia amica studentessa - ci sono anche persone oneste che però fissano appuntamenti collettivi, dove con altri 6, 7, 8 ragazzi si visita a ore l'appartamento. Il candidato verrà poi scelto in base alle garanzie che può offrire (sono quasi sempre richieste le buste paga di uno o meglio due genitori). In altri casi sono i coinquilini stessi che “selezionano” a loro insindacabile giudizio i potenziali affittuari, in pratica come nei casting per i talent-show».

Tanti anche i buchi nell'acqua e i raggiri tentati: «In molti semplicemente fissano un appuntamento, salvo poi sistematicamente mandare a monte la visita all'ultimo momento. Oppure capita che, nonostante nell'annuncio sia scritto “no agenzie”, si presenti poi un intermediario che a volte richiede un piccolo contributo solo per farti visionare la stanza. Non sai quante volte mi è capitato di sentire di gente che anticipava caparre, anche solo 50 euro, per bloccare l'affitto. Salvo poi scoprire che il proprietario spariva nel nulla con il suo bel gruzzoletto in tasca. Ci sono volte in cui chi ha intenzione di affittare posta foto di camere da letto bellissime, appena ristrutturate. Mai fidarsi: appena varchi la soglia ti ritrovi in un tugurio. Scarafaggi e ragni, muffa, case non a norma, bagni i cui water si mantengono in piedi per grazia divina, case con cucine che funzionano ancora con le bombole a gas o termosifoni mancanti in tavernette che sembrano più sottoscala. Per non parlare della pulizia. Letti e materassi sporchi sono quasi la norma e quando glielo fai notare ti rispondono facendo terrorismo: “Signorì così è, e sappi che non trovi niente di meglio qui in giro”».

Insomma ce n'è per tutti i gusti, ma la ricerca di Cecilia non si ferma e, oltre a scontrarsi con le numerose prebende del tipo «no matricole, no animali, no studenti, no fumatori, solo case miste», la sfortunata studentessa si imbatte anche in alcuni inviti osé: se sei abbastanza carina, tra i commenti agli annunci su Facebook spunta anche chi propone di condividere il letto e non solo.

Dopo quasi un mese trascorso tra affannose ricerche e numerosi tentativi andati a vuoto, alla fine Cecilia è ancora al palo: «Le lezioni stanno per iniziare, ma non mollo. Male che vada troverò un cantuccio sotto un ponte o mi affaccerò nei dormitori della Caritas... »

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