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Bari, universitari fuori sede: pochi alloggi pubblici e dilagano gli affitti «in nero»

Dilagano i fitti in nero, anche in coabitazione. La Cisl: pochi gli alloggi pubblici

Bari, universitari fuori sede: pochi alloggi pubblici e dilagano gli affitti «in nero»

BARI - «Un posto letto per un universitario a Bari costa tra i 300 e i 350 euro al mese. Dipende da differenti variabili: dalla camera, dallo stato dell'abitazione, dalla distanza rispetto alla sede universitaria. Una cifra che oggi non tutte le famiglie possono permettersi. Se si deve sottostare al mercato privato, garantire ad un figlio gli studi universitari lontano da casa non è una possibilità per tutti. Un problema che non esisterebbe se gli studenti potessero contare su un numero adeguato di alloggi pubblici».

Paolo Cicerone è il segretario generale del sindacato inquilini Cisl e presenta alcuni dati rilevati dall'Osservatorio Ciset-Cisl sulla situazione che ogni anno si ripropone in questo periodo a chi deve decidere se frequentare atenei distanti da casa.
«Con l’inizio dell’anno accademico 2018–2019 - spiega Cicerone - anche stavolta si ripresenta in Puglia per i circa 11.400 studenti fuori sede, la caccia al posto-letto pubblico. Solo a Bari l’Agenzia regionale per il diritto allo studio universitario (Adisu), che gestisce la disponibilità degli alloggi, può contare su 1.877 posti letto a fronte di 9mila ragazzi fuori sede: quindi impossibilitata a soddisfare la domanda».
Una richiesta tanto alta a fronte di una offerta così bassa apre le braccia al mercato privato, ai prezzi più alti e inevitabilmente anche al dilagare degli affitti «a nero».

I ragazzi vanno e vengono, specie se iscritti al primo anno, magari iniziano gli studi e poi tornano a casa durante l’anno accademico e gli affitti pagati e gestiti illegalmente sono tanti. Basta farsi un giro nelle vicinanze di campus o sedi universitarie, affissi si trovano numeri con descrizioni di camere di ogni tipo e spessissimo si entra in contatto con padroni di casa molto meglio disposti se si paga in contanti e senza troppe «carte» di mezzo.
«La crisi economica, con tanti che perdono il lavoro, pur vivendo in una casa di proprietà, sta innescando un mercato che fino a qualche anno fa era meno evidente - sottolinea Cicerone -: sempre di più anziani o disoccupati attrezzano una o più camere nelle case in cui vivono per ospitare gli studenti. In questo modo per lo studente si riesce a spuntare anche un costo più basso, fino a 200-250 euro al mese per posto letto, e per il proprietario significa ottenere un guadagno spesso completamente fuori da ogni dichiarazione fiscale. Una situazione difficile da intercettare, anche se i controlli della Guarda di finanza ci sono e quando accertano l'illecito vengono sanzionati i locatori e locatari. Noi lo raccontiamo e spieghiamo bene agli studenti che ci chiamano per raccontarci le loro difficoltà, per metterli in guardia».
Ecco che si moltiplicano gli «zii» o i «nonni» che ospitano «nipoti» o parenti non meglio definiti, mentre in realtà sono affittastanze a tutti gli effetti.
«Noi diciamo sempre a ragazzi e genitori che è meglio pagare l'affitto in maniera tracciabile, con assegno o bonifico, di diffidare di chi chiede i pagamenti in contanti. Le multe sono salate ed è meglio non rischiare. Certo, se l'offerta di alloggi pubblici fosse più alta, molte di queste storture non ci sarebbero. Per questo motivo il sindacato inquilini della Cisl sta sollecitando la Regione affinché si doti di un Piano di edilizia universitaria che coinvolga tutte le grandi sedi universitarie in Puglia. Ribadiamo la nostra richiesta al governo regionale di dar vita ad un programma di offerta di alloggi pubblici per gli universitari che sia degno di questo nome onde evitare la lampante penalizzazione al diritto allo studio per la gran parte degli studenti fuori sede».

E a livello regionale Bari con il suo Politecnico e sede di Università è il polo che più di altri attrae studenti, sia italiani sia stanieri, che magari arrivano nel capoluogo con il progetto Erasmus.
«Gli studenti Erasmus sono quasi del tutto fuori da ogni mappatura, per tutti loro il mercato privato è l'unico disponibile e raccogliamo storie incredibili: stanze pattuite via e-mail che si rivelano tuguri, o subaffittate più volte e a persone diverse, troppo lontane dalla sede universitaria e senza servizi di collegamento... una giungla».

Poi ci si lamenta dei giovani del Sud che vanno via. Pagare per pagare, a questo punto i genitori preferiscono optare per far frequentare una università fuori regione, tanto i costi sono simili, ma magari con più servizi.
«Oppure chi non ha le possibilità economiche opta per il pendolarismo su treni o bus. Io abito a Taranto - racconta Cicerone - ed ogni giorno prendo i bus extraurbani per venire a Bari. Da quando è incominciato l'anno accademico i mezzi sono stracolmi. Molti studenti viaggiano in piedi . L'abbonamento mensile Taranto-Bari costa 96 euro, una bella differenza rispetto ad un affitto. Certo questo penalizza per primi i ragazzi, viaggiare stanca e magari piega anche i più entusiasti che dopo qualche mese abbandonano, evitano di frequentare, negandosi esperienze formative importanti e che potrebbero fare la differenza nella costruzione del loro futuro. Non è giusto che le possibilità economiche debbano penalizzare studenti magari brillanti che potrebbero dartanto al nostro territorio». 

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