Giovedì 21 Marzo 2019 | 02:39

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di Filippo Santigliano
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A 450 metri di altitudine non ho il titolo per essere considerato un Comune «montano»? E allora trasferisco la sede municipale in un «rifugio», a 900 metri di altezza, sul monte Cornacchia, la vetta più alta dei monti dauni. Il ragionamento lo ha fatto il sindaco di un piccolo centro della provincia di Foggia, Gianfilippo Mignogna, primo cittadino di Biccari. Certo, una provocazione nei confronti del Governo Renzi ma allo stesso tempo anche un grido d’allarme sulla condizione dei Comuni, in particolare del Mezzogiorno, soprattutto delle aree svantaggiate come quelle interne e montane.

Già, perché con la nuova legge di stabilità, il Governo ha deciso di misurare l’altitudine dei paesi per ammetterli o no alle provvidenze straordinarie per aree svantaggiate. In soldoni il Comune di Biccari perderà subito 260 mila euro di trasferimenti statali e per un centro di 2.800 anime un «taglio» del genere significa soffocare nei debiti. Non solo. Con la nuova tipizzazione del Comune scatterà anche l’Imu sui terreni agricoli. Insomma, una doppia stangata.

La mobilitazione è di carattere generale e riguarda altri centri della provincia di Foggia nelle stesse condizioni: Casalnuovo Monterotaro (ieri sera riunione straordinaria del Consiglio comunale), Casalvecchio di Puglia e Castelnuovo della Daunia.

«Biccari, pur mantenendo tutte le caratteristiche e gli svantaggi che conosciamo, non è considerato più Comune di montagna, perché la sede municipale è solo a 450 metri di altitudine. Conseguentemente, il nostro ente ha appena subito un ulteriore taglio di 260mila euro di trasferimenti statali ed i nostri cittadini dovranno pagare l'Imu anche sui terreni agricoli entro il prossimo 15 dicembre, mentre fino a ieri sapevano di esserne esentati», si sfoga il sindaco Mignogna.

La verità è che questo provvedimento è penalizzante due volte perché i problemi di dissesto idrogeologico, di difficoltà e peculiarità agricole, di logistica restano, mentre le risorse economiche in parte non arriveranno (dallo Stato) ed in parte ne vanno dal budget locale. Prima di Natale, infatti, i biccaresi dovranno sopperire alle mancanze dello Stato, con una maxi stangata di un’inattesa imposta municipalizzata sui terreni agricoli.

«Siamo una realtà geografica con centinaia di ettari di boschi, Area Sic e pascoli montani – osserva il sindaco – e un provvedimento simile mette in ginocchio un’intera popolazione».

Per questo, l’azione dimostrativa di civile dissenso rispetto al provvedimento assunto dal Governo Renzi e ratificato dal Parlamento. «Stiamo avviando una serie di proteste istituzionali e politiche – avverte Mignogna – semplicemente a difesa del nostro territorio e dei nostri cittadini. La prima col trasferimento, per ora simbolico, dell’ufficio del sindaco sul Lago Pescara, a 900 metri, fieramente parte dell’estensione territoriale del nostro Comune». Eppure va detto che questi piccoli comuni hanno compreso che i tempi sono cambiati e che con la «spending review» occorre ad esempio condividere i servizi. Proprio Biccari ha avviato l’Unione dei Comuni cui aderiranno i centri del comprensorio: Faeto, Celle, Roseto Valfortore e Castelluccio Valmaggiore. Piccoli paesi alle prese con lo spopolamento e il dissesto idrogeologico, ma ricchi sul piano delle specificità ambientali e paesaggistiche, comuni «slow» che ora rischiano di sprofondare nell’indifferenza generale. Un bel regalo di Natale. Consegnato in anticipo.

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