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Cambiare tv, una botta a indigenti e pensionati

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A partire da settembre 2021, molti apparecchi non saranno più in grado di ricevere il nuovo segnale televisivo

20 Luglio 2021

Filippo Santigliano

A partire da settembre 2021, molti apparecchi non saranno più in grado di ricevere il nuovo segnale televisivo. Cambia infatti lo standard delle trasmissioni e solo i televisori compatibili (una minoranza) continueranno a funzionare. È il naturale punto di arrivo (o di partenza?) di una tecnologia sempre più avanzata e che punta a fornire un segnale ad alta definizione anche per la televisione, il «focolare» di tante famiglie che, nonostante la forza dirompente di smartphone e personal computer, continua a resistere e a fare la sua parte nella gestione del tempo libero casalingo.

È sufficiente pensare all'anno trascorso all'insegna delle restrizioni da corona virus per comprendere che la tv – a parte l'aggiornamento delle notizie – è stata per davvero una grande compagnia per milioni di italiani, soprattutto anziani.
Ora, questo avanzamento delle tecnologie digitali, a progressione geometrica più che a somma aritmetica, se da una parte rianima l'industria degli elettrodomestici, pone comunque una serie di addizionali che fanno saltare i conti del «paniere», soprattutto dei pensionati e comunque delle fasce sociali più vulnerabili per ragioni di carattere economico.

Il nuovo segnale televisivo, infatti, nella maggior parte delle situazioni richiederà obbligatorio l'acquisto di un nuovo televisore «smart» oppure di un «decoder» in grado di sostenere la ricezione del segnale anche per televisori più stagionati. Non siamo di fronte a una differenza di poco conto: questo significa che bisognerà mettere mano al portafoglio ed acquistare un nuovo televisore oppure un decoder di ultima generazione in grado di intercettare le trasmissioni sulle nuove frequenze digitali. Con una postilla non meno rilevante, e cioè che l'acquisto di un televisore (in media 400 euro) potrà contare su un bonus di cento euro, assicurato a tutti gli utenti, dal ricchissimo al meno abbiente senza alcuna distinzione di reddito (non ci sarà insomma la richiesta dell'Isee), mentre per chi punta sul decoder non ci sarà al momento alcun sostegno dello Stato a meno di una scontistica praticata dai singoli gruppi industriali nei vari punti vendita.

La realtà dei fatti è che dietro l'idea di avere un televisore intelligente e con una alta definizione delle trasmissioni (notiziari, film, documentari, serie tv, cartoni animati) si nasconde comunque un prelievo forzoso dalle tasche degli italiani, in particolare per i pensionati a cui nella maggior parte dei casi avere una tv smart non cambia la vita se in definitiva oltre ai Tg si è in fondo appassionati solo alle serie di Don Matteo o del Commissario Montalbano. L'abbattimento del divario digitale – in un certo senso il nuovo segnale televisivo va in questa direzione – alla fine penalizzerà proprio alcune categorie e non di certo chi ha già deciso di optare per lo smart tv indipendentemente dal bonus garantito dal Governo per oltre 150 milioni di euro fino ad esaurimento.

Nel piano di ripartenza e resilienza – sostenuto dai miliardi di euro garantiti dall'Unione europea in parte a fondo perduto ed in parte come prestito da restituire nei prossimi trent'anni – non erano di certo attese, più che previste, queste opzioni al rialzo dei prezzi e quindi del costo della vita in generale. Su tutto, l'impressionante aumento della benzina che in un solo anno ha fatto registrare un balzo in avanti del 16,8% pur in presenza di una stagnazione delle quotazioni del petrolio su tutte le piazze internazionali.

Ed anche questa necessità – perché alla fine sarà così – di dover per forza di cose acquistare un televisore di ultima generazione, proprio per non spegnere l'ultimo «focolare» domestico, la dice tutta sulla traiettoria che sta prendendo il reddito reale a disposizione dei cittadini, già provati dal lungo lockdown sociale ed economico legato alla pandemia, oltre i sostegni e i ristori che non hanno di certo risolto i disagi di chi spaccava il centesimo ancora prima dell'irruzione del corona virus. E il fatto infine di aver garantito il bonus a tutti – invece di gradualizzarlo e magari premiare chi è oggettivamente indietro con le entrate per far quadrare il bilancio familiare – rende questa decisione non progressiva ed in genere lontana dalla interpretazione di alcuni paletti fissati anche dalla Costituzione.

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