Sabato 31 Luglio 2021 | 05:11

NEWS DALLA SEZIONE

il punto
Le strategie dei partiti con la galassia dei no vax

Le strategie dei partiti con la galassia dei no vax

 
Il punto
La giustizia si riforma «solo» con l’armonia draghiana

La giustizia si riforma «solo» con l’armonia draghiana

 
Esperti a confronto
Bari, in città il futuro si chiama «mare»

Bari, in città il futuro si chiama «mare»

 
la riflessione
A che serve davvero il lasciapassare sanitario

A che serve davvero il lasciapassare sanitario

 
la riflessione
Quei cari banditori, altro che fake news

Quei cari banditori, altro che fake news

 
il punto
Se il vaccino diventa una questione politica

Se il vaccino diventa una questione politica

 
L'analisi
Mattarella, i suoi primi 80 anni e la partita quirinale

Mattarella, i suoi primi 80 anni e la partita quirinale

 
Il commento
Le notti magiche seduti sul divano di casa

Le notti magiche seduti sul divano di casa

 
La riflessione
Lo Stato dice ai giovani del Sud «Dovete emigrare»

Lo Stato dice ai giovani del Sud «Dovete emigrare»

 
il punto
Quell’inferno cantieri sulla via delle vacanze

Quell’inferno cantieri sulla via delle vacanze

 
l'approfondimento
Dobbiamo attrezzarci per una vita da precari

Dobbiamo attrezzarci per una vita da precari

 

Il Biancorosso

Serie C
Bari, il portiere Frattali rinnova fino al 2023

Bari, il portiere Frattali rinnova fino al 2023

 

NEWS DALLE PROVINCE

Leccel'episodio
Con mal di denti, aggredisce sanitari che non tolgono molare

Con mal di denti, aggredisce sanitari che non tolgono molare

 
Barisangue sulle strade
Incidente mortale sulla statale 96

Incidente mortale sulla statale 96

 
Foggiale indagini
Rapine a Foggia, due fratelli a domiciliari e terzo in cella

Rapine a Foggia, due fratelli a domiciliari e terzo in cella

 
Potenzamobilità
Fal, chiusa dal 2 agosto la linea Potenza Inferiore - Santa Maria

Fal, chiusa dal 2 agosto la linea Potenza Inferiore - Santa Maria

 
PotenzaDati aggiornati
Basilicata, Covid: 37 positivi su 892 tamponi esaminati

Basilicata, Covid: 37 positivi su 892 tamponi esaminati

 
BrindisiVertice in Prefettura
Brindisi, vigneti danneggiati a Cellino San Marco: controlli da intensificare

Brindisi, vigneti danneggiati a Cellino San Marco: controlli da intensificare

 
TarantoAllarme
Taranto, pensionato esce a piedi da villaggio di Ginosa Marina e scompare

Taranto, pensionato esce a piedi da villaggio di Ginosa Marina e scompare - RITROVATO

 
Batcontrolli sul litorale
Bisceglie, tentato furto di una scooter: due arresti

Bisceglie, tentato furto di una scooter: due arresti

 

i più letti

Dopo i fatti di Melfi

Dal linguaggio violento alla violenza politica

Quanto accaduto a Melfi è solo l'ennesimo tassello di un mosaico nel quale le azioni di vandalismo nascondono una deriva pericolosa: avversari che si trasformano in nemici da silenziare e spaventare

Dal linguaggio violento alla violenza politica

Squadre di picchiatori contro lavoratori in sciopero. È accaduto un paio di mesi fa in provincia di Milano. La cultura distorta del dissenso sfocia in queste scene, alimentata dalla convinzione che chi non la pensa allo stesso modo sia da punire, condannare, strigliare. Il confronto civile è il ricordo sbiadito di un approccio che sembra non appartenerci più, bersagliati come siamo da messaggi mediatici, soprattutto televisivi, in cui la sopraffazione è regola, dogma, espressione di successo.

La violenza si esplicita in vari modi, anche negli atti vandalici come quelli perpetrati ai danni del circolo di Melfi (Potenza) del Partito democratico, preso di mira l’altra notte da ignoti barbari. Al di là dell'appartenenza politica, chi ha a cuore le sorti della democrazia ha il dovere di condannare apertamente l'episodio e di mobilitarsi. Non si può restare in silenzio o far passare l’accaduto come il risultato dell'apatia mista a noia capace di annebbiare la ragione di chi si sente ai margini della società. L'attacco a un partito può indicare l'esistenza, nella galassia dell'estremismo, di persone che hanno scelto la violenza come metodo di lotta politica. È pericoloso. Inquietante.

Non va sottovalutata la gravità di questi comportamenti. Saranno pure – come diceva l'ex ministro Pisanu - «a bassa intensità eversiva», ma chi spacca le finestre, chi imbratta i muri con scritte e minacce, chi sfida le istituzioni cercando di far passare il messaggio che si può infrangere la legge senza essere puniti, ha un passo spedito verso l'aggressione fisica dell'avversario. Ce lo insegnano il passato, la storia del nostro Paese, gli anni di piombo: il salto di qualità verso la lotta armata non è uno scenario improbabile. Soprattutto in questo difficile periodo in cui il precariato della ragione fa il paio con quello della condizione in cui si trova un segmento sempre più ampio di popolazione, tra disoccupazione, incertezza, malessere, disagio. Il tutto condensato nella paura per un presente difficile e un futuro da decriptare.

L'assalto a circoli e sezioni di Pd o Fratelli d'Italia, solo per citare gli ultimi casi analoghi, può essere figlio dell'antipolitica, sempre più dilagante in un quadro partitico dai contorni sempre più fluidi, ma anche l'esasperazione di una competizione che si fonda, solo apparentemente, su ideologie ormai divenute impalpabili. La verità è che è esclusivamente la violenza a muovere i fili, mascherandola in convinzioni, posizioni e approcci. Quella violenza che si annida in ogni anfratto della società, che arma le parole contro il ministro o il sottosegretario di turno (i lucani Speranza e Moles, di recente, vittime di minacce), che carica la bomboletta spray per pasticciare pareti e porte, che inculca la follia distruttiva in giovani e meno giovani.

Quanto accaduto a Melfi è solo l'ennesimo tassello di un mosaico nel quale le azioni di vandalismo – come sostiene il segretario regionale di Basilicata della Cgil, Angelo Summa - nascondono una deriva pericolosa: avversari che si trasformano in nemici da silenziare e spaventare, comportamenti che richiamano metodi fascisti e delinquenziali. Contesto alimentato dalle aggressioni verbali a cui spesso assistiamo nei dibattiti politici in televisione, dove l'insulto e l'offesa travalicano le stesse argomentazioni divergenti. Tra le parole e i fatti il confine è sempre sottilissimo. Lo abbiamo dimenticato in un Paese che della violenza politica ha conosciuto i riflessi più tragici. Proviamo a ricordarcelo: il linguaggio pubblico improntato all’odio, all’attacco contro la persona e non contro le idee, può sfociare in gesti sconsiderati. L’abitudine a trattare chi è contrario al tuo modo di pensare come un barbaro da eliminare con ogni mezzo ci riporta a un passato che deve restare impresso nella nostra memoria. Perché non accada mai più.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

LE RUBRICHE

Speciale Abbonamento - Scopri le formule per abbonarti al giornale quotidiano della Gazzetta
Gazzetta Necrologie