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Coronavirus

Scrivere di vaccini è come fare una passeggiata bendati in una cristalleria. Il guaio è dietro l’angolo. E dopo tragedie come quella capitata alla giovane Camilla il rischio decuplica perché si tratta, «come color che son sospesi», di galleggiare fra la spinta emozionale impressa da una morte che urla vendetta al cospetto di Dio e l’algido calcolo del ragioniere vaccinale: i benefici superano di gran lunga i «costi», quindi andiamo avanti (vero, ma se il costo è tua figlia come la mettiamo?).

Mai come ora è necessario dismettere il canovaccio dell’italico dualismo, quello dei guelfi e dei ghibellini, di Bartali e Coppi, di Loren e Lollobrigida che, fuor di metafora, è la dicotomia che «spacca» l’utenza tra il no vax ossessionato dall’idea che gli inoculino il cianuro e l’ipocondriaco che si farebbe vaccinare pure se il cianuro glielo inoculassero davvero. Serve equilibrio, freddezza.

In riferimento ad AstraZeneca e alle trombosi i dati ci raccontano della segnalazione di un caso avverso ogni 100mila vaccinati. Su quasi 7 milioni di dosi somministrate sono meno di 70. Numeri bassi, dunque, di molto inferiori a quelli di altri farmaci che, però, non corrono ogni giorno verso la gogna mediatica.

Se questi numeri tendono a rassicurare non sono una buona ragione per ignorare il problema, per liquidare la morte di chicchessia, fosse anche di una sola persona, con il laconico «amen, è capitato, chi è il prossimo?».

Serve quindi uno sforzo ulteriore da nutrire con due parole chiave, sperando non sfioriscano nelle retorica. La prima è «collaborazione». Non è chiaro se Camilla abbia o no specificato l’esistenza della propria patologia (piastrinopenia autoimmune) e dei farmaci ormonali assunti, in doppia terapia, per curarla. Magari l’ha fatto ma, ugualmente, tante altre Camilla potrebbero non farlo, anche solo per la vergogna di rivelare i propri guai di fronte ad amici ignari di tutto. C’è poco da alzare gli occhi al cielo, sono meccanismi dell’animo umano da non sottovalutare. Meglio evitare, dunque, le grandi ammucchiate vaccinali degli «under» con vista sulla vacanza in Grecia.

Ma, soprattutto, qualunque sia il contesto, è bene dire tutta la verità e nient’altro che la verità, sperando che il medico, coscienziosamente, ascolti. Una parola in più può salvare la vita.

E, a proposito di parole, il secondo termine chiave è «chiarezza». Su tutto e anche sui vaccini. Perché resta il fatto che AstraZeneca ha già subito, in Italia, una precedente sospensione, mentre in Danimarca è fermo da tempo. Allo stesso modo gli Usa hanno bloccato integralmente J&J mentre il Belgio solo per i minori di 21 anni. C’è un po’ (eufemismo) di confusione sotto il cielo sanitario. Qui da noi ,il Cts preme affinché il ciclo vaccinale di chi ha già una dose AstraZeneca in corpo si completi con Pfizer o Moderna, mentre ormai sembra acclarato che il siero anglo-svedese debba essere a disposizione solo di chi ha i capelli bianchi.

«Perché i vaccini AstraZeneca, raccomandati agli over 60, sono stati distribuiti ai giovani, sapendo che c’era questo rischio, quando c’è a disposizione un’alternativa che è Pfizer? Sono sconcertato», si domanda il microbiologo Andrea Crisanti che non è precisamente un no vax. Interrogativo lecito. La stesso che si pone in queste ore mezza Italia a cominciare dalle amiche di Camilla in fuga dalla seconda dose. L’infettivologo Matteo Bassetti rincara la dose e rilancia: «A questo punto andrebbe stoppato a tutte le età».

E la gente non dovrebbe avere remore o dubbi? Hai voglia a parlare di ignoranza, disinformazione, di pozzi avvelenati da questo o quell’interesse, o da questo o quel giornalista. Abbiamo elevato la scienza a religione («io ci credo»), almeno mettiamola al lavoro senza il timore di imporre sbarramenti, bocciature o limitazioni a questo o quel vaccino solo per non fornire qualche argomentazione pretestuosa ai no vax. L’ideologia qui non c’entra. Collaborazione e chiarezza. E i costi-benefici lasciateli agli economisti.

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