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Donna, una, nessuna e centomila. Se prima del Covid 19 le donne vivevano già come equilibriste (come le ha definite il report annuale di Save the Children) ora diventano doppio turniste, triplosaltiste su un monociclo perennemente in bilico sul filo della vita. Le definizioni si sprecano ma alla fine raccontano con termini diversi la stessa cosa: le donne lavoratrici sono un gruppo resiliente, da sempre abituato a destreggiarsi tra responsabilità lavorative e tempo familiare, più o meno con disinvoltura, eppure il maledetto virus le ha costrette a fare ancora di più i conti con la vita reale.

E così la donna del 2021, pirandellianamente, è sì «una» ma anche «centomila»: madre, lavoratrice, guerriera, angelo del focolare, magari geisha nell'intimità. Non basta: si è trasformata anche in maestra per i figli costretti in Dad o in infermiera per i genitori anziani da accudire. Tutte responsabilità quotidiane che al multitasking fanno davvero un baffo. Il quadro è chiaro, peccato che dietro l'angolo si nascondano diverse insidie. La prima: tenere a regime tutti gli ingranaggi della macchina è quasi impossibile. Da una parte o dall'altra qualcosa si rompe, sotto un carico ancora maggiore di insicurezza e stress. La seconda: il lavoro.

In Italia le donne rappresentano ancora l’anello debole del sistema lavorativo, alla faccia della parità di genere. Un paradosso, perché invece dovrebbero essere delle risorse a cui attingere, in termini di flessibilità, abilità nel risolvere i problemi, velocità decisionale, precisione. Ma da noi, complice un sistema patriarcale, meno di una donna su due ha un’occupazione e i figli rappresentano ancora un ostacolo alla carriera. Solo nel 2020 nel Belpaese sono svaniti 456mila posti di lavoro, di questi 249mila appartenevano a donne e tra loro 96mila sono mamme di figli minorenni.

Chi è riuscita a conservare un impiego ha trovato un relativo sollievo nel bonus babysitter e nei congedi parentali, misure però estemporanee e limitate, quando invece servirebbero politiche per la genitorialità di ampio respiro. Basti pensare ai posti negli asili nido per numero di bambini: in Italia siamo al di sotto del 25%. Se poi, non solo sei donna, ma se sei donna al Sud è ancora più discriminante. Qui la copertura non arriva nemmeno al 10%. I dati rilevano che la percezione del conflitto tra vita e lavoro è aumentata da marzo a luglio 2020 e non accenna a diminuire neanche nel 2021, incidendo in maniera significativa sullo stress, ma anche sulla performance lavorativa. Famiglia e lavoro sono destinate quindi sempre a combattersi? Soluzioni in tasca non ce ne sono, né dall'alto, né dal basso. Ma una terza via esiste: bisogna ricordarsi che la vita e l’identità delle persone sono date da una trama di fili sottili che si intersecano per formare un tessuto.

Occorre comprendere che le persone non vivono a compartimenti stagni e quello che accade dietro il monitor dei nostri smartworker, non può restare ininfluente rispetto a quello che accade davanti al monitor. A maggior ragione se la persona in questione è una donna. In altre parole bisogna smettere di vedere le donne come «focolari della famiglia» o come forza lavoro.

Istituzioni e organizzazioni dovrebbero guardare a lavoro e famiglia come due obiettivi prioritari e intrecciati e non proporre soluzioni rigide che pongano le lavoratrici ad un bivio: congedo parentale (e quindi sacrifico il lavoro per la famiglia) o bonus babysitter (sacrificando la famiglia per il lavoro)? Diciamo basta a questi tabù. Stop al politically correct in occasione dell'8 marzo o della «Festa della Mamma». Per una volta puntiamo alla sostanza: più soldi, nuovi progetti di rilancio per l’economia femminile, maggiore attenzione al Welfare. Con un pizzico di concretezza in più e magari un pelino di zelo in meno sulle desinenze lessicali. L'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro, recita la Costituzione. Ma è altrettanto vero che l'Italia è una Repubblica fondata sulla mamma. O forse sarebbe meglio dire sulla donna. Aiutiamola davvero ad affrontare il futuro, non solo con un post sui social.

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