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Ora il Sud si muove e reagisce ai danni

Eppur qualcosa si muove per il Sud, tardivo ma si muove. E con due ministri meridionali che se ne occupano non dovrebbero più esserci alibi nell’affrontare le ingiustizie che rischiano di desertificare il Sud

E pensa tu se il Sud non fosse ignorato

Eppur qualcosa si muove per il Sud, tardivo ma si muove. E con due ministri meridionali che se ne occupano non dovrebbero più esserci alibi nell’affrontare le ingiustizie che rischiano di desertificare il Sud. Essendo ormai chiaro che l’autonomia pretesa da tre regioni settentrionali si è rivelato un provvidenziale boomerang che ha svelato una incredibile scandalosa verità: il Nord vive sulle spalle del Sud. Dicendo il contrario. Mentre solo ricucendolo con equità, il Paese finalmente crescere facendo l’interesse del Sud quanto del Nord.

La situazione è nota. Da anni, nel silenzio generale e nel modo più indebito, lo Stato dà alle donne e agli uomini del Nord risorse scippate alle donne e agli uomini del Sud.

Un 6,5 per cento del totale speso, 62,3 miliardi. Senza i quali non solo il Sud ha un livello di servizi e di infrastrutture indegne di un Paese civile, dagli asili nido agli ospedali alle strade. Ma con i quali il suo reddito avrebbe potuto crescere del 2 per cento l’anno, creando posti di lavoro e trattenendo i suoi giovani che emigrano. Inoltre è stata la stessa Ue a denunciare che mai gli investimenti pubblici al Sud erano scesi a un livello così basso (lo 0,4 per cento). E che i fondi europei non si aggiungono mai (come dovrebbero) alla spesa nazionale.

Con l’autonomia rafforzata (e soprattutto tenendosi le loro tasse), ora Lombardia, Veneto ed Emilia vorrebbero ancòra di più, truccando sempre le cifre e togliendo al Sud. Non avesse reagito uno sparuto gruppo di intellettuali e giornalisti, il colpo da Banda Bassotti sarebbe passato nel silenzio generale. Sancendo la nascita definitiva di un’Italia primaria e di un’Italia secondaria. E completando il disegno di mala-unificazione. Forse è un caso, ma è possibile che non lo sia, che la composizione del nuovo governo ne sia un riflesso. Non avremmo avuto a ministro del Mezzogiorno una personalità come Giuseppe Provenzano, vice direttore della Svimez, l’associazione che da più di mezzo secolo meritoriamente difende le ragioni del Sud. Non avremmo avuto a ministro delle Regioni (e dell’autonomia) un economista della competenza di Francesco Boccia, da sempre impegnato sul fronte di un’equità territoriale nell’interesse di tutti. A parte, ovvio, il presidente Conte. E 11 ministri meridionali su 22.

Ma ora anche la società civile. Un Osservatorio sul federalismo differenziato è nato all’università Federico II di Napoli proprio per vigilare su quel progetto. Un <Manifesto di Accadia>, con la partecipazione di una ventina di sindaci a cavallo fra Puglia e Campania e di rettori delle università del Sud, sarà presentato a Conte (fra l’altro nato lì vicino, a Volturara Appula). Un laboratorio <Scelgo Sud> è stato lanciato da Mario Caligiuri, docente dell’università della Calabria, per promuovere le eccellenze e le intelligenze non solo regionali. Il Movimento24Agosto è nato nel lucano Parco della Grancìa per iniziativa di gruppi meridionalistici, per la verità unici a non aver aspettato le trame dell’autonomia per denunciare i danni al Sud. Infine un <Manifesto per l’Italia> in sei punti su iniziativa della stessa Svimez, promotori anche docenti non solo di Università meridionali (compreso il pugliese Ugo Patroni Griffi).

Intento di tutti, ripristinare giustizia per il Sud. Partendo anche da impegni in passato presi dai governi ma non rispettati. Infrastrutture. Servizi. Zes (Zone economiche speciali) e incentivi fiscali. Accesso più facile al credito. Lotta alla criminalità organizzata. Concentrazione dei fondi europei su grandi progetti interregionali. Cioè l’a-b-c per chiunque avesse voluto occuparsi del Sud non solo a parole. Né un impegno inedito per i due ministri. Pur essendo certo come un gol di Ronaldo che non sarà una passeggiata. Avendo contro un Nord che grazie anche alla sua informazione già rilancia una sua <questione>.

Non una novità come diversivo quando si riprende timidamente a parlare di Sud. Ciò che consente da almeno dieci anni di alterare i conti facendo ottenere sempre di più al Nord, continuando ad arricchire i ricchi e a impoverire i poveri.
Troppa acqua è passata sotto i ponti dell’Italia vilmente divisa per stappare spumante. Ma mai si era così risvegliata una società civile di solito con lo sguardo infastidito dall’altra parte. Convinta comodamente che ormai non c’è più niente da fare. Mancano gli imprenditori, non una novità. Mancano le professioni. Mancano i giovani, anche perché impegnati loro malgrado ad andare via. Manca un comune sentire. Aleggia sempre il malo-sospetto che ad attizzare ora le indifferenze sia l’aria di tavola imbandita. C’è chi sbrigativamente chiede un partito del Sud.
Ma un governo così è una occasione, benché il luogo di nascita non sia mai stato una assicurazione, a volte il contrario. Sarebbe allora il caso che il Sud, non avendo nulla di più da perdere, se la giocasse. Chissà.

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