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Ursula Von Der Leyen e Christine Lagarde. Rispettivamente queste due signore saranno la presidentessa della Commissione Europea e la presidentessa della Banca Centrale Europea

L'Europa è donna. Evviva

L’Europa fa rima con donna. Non sembri avventata questa affermazione alla luce del fatto che due delle caselle di maggior peso recentemente assegnate a Bruxelles, non sono mancati lunghissimi passaggi politico - diplomatici, dai vertici politici dei 27 (?) 28(?) - l’ingombrante fantasma della Brexit e più che mai attivo -, sono andate a Ursula Von Der Leyen e Christine Lagarde. Rispettivamente queste due signore saranno la presidentessa della Commissione Europea e la presidentessa della Banca Centrale Europea. Per chi non lo avesse compreso prenderanno il posto del lussemburghese Jean-Claude Juncker e dell’italiano Mario Draghi.

La tedesca Von Der Leyen, vicina alla Merkel, è del Partito popolare europeo ed ha esperienza di governo essendo stata nel 2013 ministro della difesa tedesca e, sopratutto, non dispiace al gruppo di Visegrad ovvero il blocco di quattro Paesi formato da Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia.

Christine Lagarde, già alla guida del Fondo monetario internazionale, è avvocato ed è stata la prima donna a ricoprire in Francia il ruolo di ministro dell’economia allorquando il presidente Francois Fillon la volle nel suo governo.
Le due presidentesse conoscono bene il sistema statunitense avendo avuto considerevoli esperienze di studio e lavoro in quella terra e questo fa ben sperare al fine di rendere meno burrascosi i rapporti con la Amministrazione Trump.
Ma cosa significa tutto questo? Innanzitutto che il vento sta cambiando e che finalmente ci potrà essere una attenzione femminile a tutti quei dossier che vedono le donne ancora soccombetti.

Per tutto questo giova sapere che nell’emiciclo di Strasburgo la presenza delle donne è aumentata del 4 per cento rispetto alla scorsa legislatura e la tanto e necessaria parità non è più un miraggio se si pensa che ora la percentuale è del 40 percento rispetto al 25 percento della prima elezione del 1979. In quella circostanza sullo scranno più alto, che ora è dell’italiano David Sassoli, sedeva Simone Veil e «solo» venti anni dopo – nel 1999 – fu occupato da una altra donna, la francese Nicole Fontaine.
Nella galassia della parità tra i sessi ha giocato un ruolo importate di avvicinamento il lavoro svolto dalla Commissione del Parlamento europeo per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere (Femm) non disgiunto dall’impegno dell’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere (Eige). Questi due “organismi”, a seconda della loro operatività, si sono battuti con vigore per far licenziare poco prima delle elezioni di maggio il pacchetto sul congedo parentale. Ora è chiaro a tutti che la responsabilità dei figli e l’organizzazione familiare è nelle mani di entrambi i genitori. La nuova direttiva prescrive che ci siano due mesi per i papà – non utilizzabili dalle mamme – al fine di “inchiodare” gli uomini agli impegni di casa favorendo l’occupazione delle madri.

Nota dolente da rendere equa al più presto dovrà essere lo scandaloso divario retributivo di genere. Perché mai? Eccolo scritto: due terzi dei manager europei sono uomini e guadagnano, a parità di titolo di studio, il 23% in più tutto questo nonostante il Piano di Azione 2017-2019 sul contrasto a questa disparità. Non vanno meglio le cose sul versante dell’occupazione femminile. L’obiettivo europeo è del 75% ma la media attuale sfiora il 60 con l’Italia al 47%.
Un lavoro capillare ed attentissimo dovrà essere fatto al fine di contrastare la violenza. Una donna su tre è stata vittima di molestie sin dall’età 15 anni.

Per tutto questo la Convenzione di Istanbul è un faro di garanzia. Ma va alimentato e fatto brillare con l’applicazione e i fondi indispensabili per azzerare questi numeri così come annotato
nell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile.
In ultimo, ma non per ultimo, per conoscere le «madri fondatrici dell’Europa» segnaliamo la lettura della pubblicazione del Senato della Repubblica dal titolo «Donne che hanno fatto l'Europa» (anno 2007 e immediatamente scaricabile dal web). Ci si imbatterà in nobili figure, solo per citare alcune italiane, come Sofia Corradi la «mamma Erasmus» e Ada Rossi «la postina di Ventotene». Viva le donne e viva l’Europa.

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