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Medici del «Miulli»
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Medici del «Miulli»in Madagascar«Torneremo»

di RITA SCHENA

BARI - «Hanno una dignità che ti mette in ginocchio. Tu sei lì per aiutarli e di quest'aiuto hanno tremendamente bisogno, ma non mendicano mai, mantengono una compostezza che ti colpisce. Anche nel modo che poi hanno di dirti “grazie”».
Gaetano Logrieco è direttore della U.O.C. di Chirurgia Generale del «Miulli» di Acquaviva e racconta l'esperienza di tre settimane fatta questa estate in Madagascar come medico volontario del progetto «Miulli for Madagascar», l'attività di personale medico che periodicamente si muove dalla Puglia (ma non solo) per agire in una realtà di estrema povertà, specie se parametrato con i nostri standard.

«Come medico di un ospedale per il quale lavoro ormai da più di 30 anni, sposare il progetto è stato naturale. Ci credo veramente. Inoltre sono anni che io e mia moglie, anche lei medico, facciamo spedizioni simili in Benin e Palestina. Cerchiamo di portare il nostro aiuto dove serve. Ora a febbraio ripartiamo per il Benin e a luglio spero di tornare in Madagascar».
Il «Miulli» e l’associazione di volontari pugliesi «La Cometa onlus» sono impegnati dal 2010 a sostenere una situazione sanitaria di un paese dove è presente 1 medico ogni 10.000 abitanti e dove le patologie più diffuse sono le malattie endemiche, la denutrizione e le infezioni a causa delle acque non trattate. Nasce così il progetto fortemente voluto anche da don Tommaso Lerario, cappellano del centro sanitario.

L'ultimo gruppo di sei persone (compreso il dottor Logrieco) per tre settimane ha lavorato presso l’ospedale Henintsoa vicino Vohipeno sulla costa sud-est dell'isola, esattamente dalla parte opposta rispetto alle zone turistiche e più lussuose e scintillanti.
«Una volta scesi dall'aereo abbiamo viaggiato per due giorni su un pulmino per arrivare, attraverso territori bellissimi e lontanissimi dalla nostra realtà. Lavorare presso questi ospedali ti fa capire quanto siamo fortunati noi con la nostra “sanità donata” rispetto ad una realtà di estrema necessità».

Il gruppo era composto dal dottor Logrieco, chirurgo, il dott. Giuseppe Catalano odontoiatra di Palazzo San Gervaso, il dott. Donato Randone urologo di Torino e tre infermiere professionali di grande esperienza nel campo pediatrico: Tonia Borrelli, caposala di Neonatologia all’Ospedale Miulli), Laura Capodiferro di chirurgia Generale e l'ostetrica Annamaria Bucci.

«Negli ospedali dove manca tutto, ti trovi a fare tutto – sottolinea Logrieco – una grandissima esperienza professionale oltre che umana. Ognuno di noi per andare in Madagascar ha operato come volontario, impegnando il proprio periodo di ferie, scegliendo di starci. Quando riparti è un dolore e anche rabbia perché sono persone che meriterebbero di più, molto di più. Ognuno di noi ha imparato ma cercava anche di insegnare, metodiche, tecniche. E il personale in loco ha bisogno di maggiore continuità, per poter essere autonomo. Il Madagascar è un territorio bellissimo ma ha necessità di strutturarsi socialmente con una classe media più forte e consapevole, che possa garantire medici e amministratori che sappiano trascinare la crescita dell'intero paese. Anche per questo motivo evitiamo di calare aiuti dall'alto, ma di utilizzare e acquistare quanto più possibile le risorse in loco».
E il sostegno viene anche da altre associazioni pugliesi, come il «Vaso di Pandona» che con la sua presidente, Severina Bergamo e i tanti associati, sono vicini a chi ha bisogno, in una rete di solidarietà che andrebbe alimentata e sostenuta.

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Commenti all'articolo

  • rossini

    29 Gennaio 2018 - 08:27

    Cari medici del Miulli, se proprio volete andare in Madagascar, andateci pure. Buon prò vi faccia! Ma chi vi sostituirà in Italia? Non lo sapete che, con le liste di attesa a 6 mesi, per chi non ha soldi per pagarsi la sanità privata, il Madagascar e il terzo mondo sono qui in Italia? In Italia ci sono tanti africani laureati in medicina perché non tornano nei loro paesi ad aiutare i loro fratelli

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