Mercoledì 19 Settembre 2018 | 16:23

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Il libro di Oscar Iarussi

Ti porto a Bari, amore
E i film parlano di noi

Un viaggio nei luoghi del cinema

Ti porto a Bari, amore E i film parlano di noi

È appena uscito il nuovo libro di Oscar Iarussi «Andare per i luoghi del cinema» (Il Mulino, pagg. 172, euro 12), un viaggio in tutta Italia attraverso film, ciak e storie. Pubblichiamo uno stralcio dal capitolo su Bari e la Puglia.

OSCAR IARUSSI

«Dove mi porti?». «Ti porto a Bari, amore mio». Bari esordisce a pieno titolo tra le città del cinema con Polvere di stelle di Alberto Sordi (1973). All’indomani dell’armistizio dell’8 settembre 1943, Albertone e Monica Vitti sono il capocomico Mimmo Adami e la soubrette Dea Dani in navigazione su un barcone nell’Adriatico, che nottetempo cambia rotta per un colpo di mano contro i tedeschi a bordo. All’alba sta per approdare a Bari, come Mimmo annuncia festosamente alla sua bella. Il 9 settembre Vittorio Emanuele III e il maresciallo d’Italia Pietro Badoglio si rifugiano a Brindisi facendone la capitale del Regno del Sud non occupato dai tedeschi. E il 28 e il 29 gennaio 1944 nel teatro Piccinni di Bari si terrà il congresso dei Comitati di liberazione nazionale, «prima libera assemblea dell’Italia e dell’Europa liberata». A inaugurare l’assise è un discorso del filosofo Benedetto Croce, di casa in città grazie all’amicizia con il suo editore Giovanni Laterza, del quale è spesso ospite nella villa frequentata dagli intellettuali antifascisti (Fabrizio Canfora, Michele Cifarelli, Ernesto De Martino, Tommaso Fiore).

Dopo l’8 settembre Bari diventa la meta degli sbandati in fuga dal Centro-Nord e degli ufficiali che non scelgono Salò, come il sottotenente Carlo Azeglio Ciampi giunto a piedi dall’Abruzzo. Non mancano scrittori e cineasti, per i quali il punto di riferimento è Radio Bari, a lungo utilizzata dalla propaganda «imperiale» del fascismo con emissioni in lingua araba, e ora sotto il controllo degli angloamericani. A bazzicare gli studi radiofonici in via Putignani 247 ci sono fra gli altri la scrittrice Alba de Cespedes, i registi Anton Giulio Maiano e Goffredo Alessandrini (ex marito di Anna Magnani), gli attori Arnoldo Foà e il barese Silvio Noto, Dino De Laurentiis e Ruggero Maccari, che sarà tra gli sceneggiatori di Polvere di stelle.

Appena sbarcati in città, Mimmo e Dea s’inchinano commossi dinanzi al Petruzzelli («Ahó, il teatro più grande del mondo!»), sul cui palco allestiranno uno spettacolo. Effettivamente in quei mesi andarono in scena al Petruzzelli diversi show riservati alle truppe alleate, talora con nomi altisonanti in cartellone, da Marlene Dietrich a Bing Crosby. Il plateale omaggio al politeama sarà emulato da Michele Emiliano, attuale presidente della Regione Puglia, a suggello della sua rielezione a sindaco di Bari nel 2009.

L’altro luogo centrale del film è l’albergo delle Nazioni, degno del felliniano Grand hotel di Amarcord. Mario Garbuglia, lo scenografo prediletto da Visconti, ridisegna a Bari una scalinata alla maniera hollywoodiana di Cedric Gibbons per rendere più fastoso l’hotel sul lungomare Nazario Sauro, restaurato pochi anni fa. Qui durante il regime alloggiavano i gerarchi, talora ammarando con l’idrovolante a poca distanza. Per chi provenga dal centro murattiano, l’hotel è il primo edificio del profilo modernista della città, progettato da Alberto Calza Bini negli anni Trenta. Dà il via al susseguirsi di monumentali palazzi amministrativi o militari che il ministro dei Lavori pubblici ed ex podestà barese Araldo di Crollalanza concepì a mo’ di tolda sulla terraferma, là dove il tondeggiante albergo delle Nazioni potrebbe alludere alla poppa. Polvere di stelle annovera nel cast Carlo Dapporto e Wanda Osiris che interpretano se stessi e Piero Virgintino, critico cinematografico della «Gazzetta del Mezzogiorno», riservando la cifra «malincomica» della commedia all’italiana al crepuscolo. La coppia Adami-Dani finirà pateticamente nella capitale, donde era partita, a raccontare glorie svanite in quel di Bari.

Nell’immediato dopoguerra la città si affolla di esuli istriani, giuliani e dalmati, e di ebrei europei scampati ai lager, alloggiati nell’ex convento di Santa Chiara, nelle baracche di via Napoli o di Torre Tresca e nell’attuale Villaggio Trieste. Una storia che echeggia ne Il Grido della terra girato nel 1948 da Duilio Coletti e uscito nel ’49, prodotto dalla Lux Film di Riccardo Gualino su soggetto di Carlo Levi, Tullio Pinelli, Giorgio Prosperi e Alessandro Fersen. Nelle fasi di preparazione del film, giocano un ruolo anche il costumista Emanuele Luzzati e il pittore barese Onofrio Martinelli, che nel 1941 ha sposato Adriana Pincherle, sorella di Alberto Moravia. Il grido della terra è girato nei campi profughi di Bari Palese e di Trani con l’ausilio di centinaia di comparse (nel film si ascoltano canti in yiddish), nei vicoli di Bari vecchia per simulare quelli di Gerusalemme e di Haifa, e lungo le coste pugliesi per la partenza e l’approdo della nave colma di esuli ebrei diretti in Palestina nel 1947 (il celebre kolossal Exodus di Otto Preminger con Paul Newman è del 1960). È forte il passaggio in cui si allude al prezzo morale per salvarsi dalla Shoah pagato da Marina Berti, che negli stessi mesi gira a Bari Il cielo è rosso diretta dal marito Giorgio Gora, trasposizione dell’omonimo romanzo di Giuseppe Berto. Nel Grido della terra recitano Cesare Polacco, Arnoldo Foà e Vivi Gioi. Quest’ultima torna in Puglia, ad Alberobello, per un altro film sullo stesso tema, Donne senza nome – Le indesiderabili (1950) dell’ungherese Géza von Radványi (fratello di Sándor Márai, lo scrittore di Le braci), sceneggiato dallo scrittore calabrese Corrado Alvaro, con Valentina Cortese e Gino Cervi.

Bari rifulge nel momento dell’emergenza, nella stagione disastrosa o tormentata e nell’eresia coraggiosa. Così sarà grazie alla cosiddetta école barisienne degli studiosi marxisti che rompono con l’ortodossia del PCI negli anni Sessanta e Settanta, quando le edizioni Dedalo di Raimondo Coga stampano i primi numeri del «Manifesto». Così, l’8 agosto 1991, all’arrivo della nave Vlora con ventimila albanesi in fuga dal regime comunista di Tirana, che rivela all’Europa l’emergenza dell’esodo nella nascente globalizzazione.

L’esodo è il carattere distintivo del XX secolo, secondo la scrittrice statunitense Susan Sontag scomparsa nel 2004, che negli ultimi anni soggiornò a Bari, ospite dell’americanista Paolo Dilonardo, il suo ultimo traduttore italiano. Una storia cruciale, la Vlora, narrata in alcuni importanti film, da Lamerica di Gianni Amelio (1994) ad Albania, il paese di fronte di Roland Sejko e Mauro Brescia (2008), da La Nave dolce di Daniele Vicari (2012) ad Anija – La nave (2012), ancora di Sejko.

Tali improvvise fiammate della Storia spesso a Bari lasciano polvere o cenere di stelle, come nel caso dell’incendio doloso del Petruzzelli nella notte tra il 26 e il 27 ottobre 1991, appena spente le luci della Norma di Bellini che a sua volta finisce con un rogo. Il teatro amatissimo da Sordi, cui è intitolata una via adiacente, tra processi e scandali che lo affliggono anche dopo la lenta ricostruzione e l’inaugurazione del 2009, racconta di una città in ostaggio della metafora giudiziaria, di una caotica «prova d’orchestra» felliniana.

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