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In Puglia e Basilicata

Ali e radici

Il clavicembalo e la contemporaneità

Il clavicembalo e la contemporaneità

L’album di Margherita Porfido, nel 1995, una scelta apparentemente azzardata, a sua volta figlia di più «scommesse»

26 Aprile 2022

Ugo Sbisà

Sono trascorsi poco meno di trent’anni da quando – era il 1995 – la pugliese Margherita Porfido licenziò l’album «Nuove musiche per clavicembalo», dimostrando come uno strumento da sempre considerato «antico» potesse confrontarsi con i linguaggi della contemporaneità.

Una scelta in apparenza azzardata, a sua volta figlia di più «scommesse» nate attorno alle… attività di famiglia come ad esempio il Talos festival che, raccogliendo l’eredità dell’Europa Festival Jazz di Noci, aveva portato a Ruvo di Puglia alcuni tra i principali improvvisatori e jazzisti viventi, parte dei quali, appunto, coinvolti in veste di autori in quella registrazione.

Tuttavia, quel sasso gettato nello stagno era destinato a produrre una serie di reazioni a catena che, in questa lunga parentesi, sono andate via via traducendosi in concerti, confronti, idee lentamente trasformatesi in progetti ospitati sia al Talos, sia al festival intitolato alla grande clavicembalista Wanda Landowska, altra preziosa iniziativa promossa da Margherita Porfido insieme con il marito Pino Minafra e con il figlio Livio. Questo percorso musicale si arricchisce adesso di una nuova tappa con «Margherita’s Miniatures», il cd edito dalla etichetta molfettese Digressione Music di Don Samarelli.

Ma prima di dire del disco, va sottolineato una volta di più come quella che in principio poteva sembrare un’idea azzardata abbia finito per produrre frutti interessantissimi. In un periodo in cui in molti Conservatori le cattedre dedicate allo studio degli strumenti antichi soffrono per la penuria di studenti e talvolta sono addirittura a rischio di soppressione, Margherita Porfido indica una strada precisa, ponendo l’accento sulla necessità di ravvivare il repertorio traghettandolo in una dimensione contemporanea.

Non a caso, proprio il «suo» festival intitolato a Wanda Landowska propone anche un premio che va oltre i riconoscimenti alle migliori esecuzioni e prevede una categoria dedicata alle composizioni, nuove musiche per clavicembalo, appunto, partendo dal principio che non esistono repertori «dati», ma tutti gli strumenti musicali, anche quelli che ai nostri giorni appaiono desueti, possono rivelarci possibilità espressive inattese.

Il disco raccoglie una serie di brani registrati negli anni e in parte espressamente commissionati. E fatta eccezione per il settecentesco «ribelle» Couperin, il cui sarcastico «Les Fastes de la Grande et Ancienne Mxnxstrxndxsx» conclude la scaletta non senza arricchirsi dei colori aborigeni del digeridoo di Pino Minafra, la scaletta propone un originale percorso nel Novecento, tra gustose riletture di classici e pagine originali nelle quali il clavicembalo arriva a momenti addirittura a trasfigurarsi.

Ecco allora che il Bartok delle «Danze popolari rumene» e il Satie delle «Trois Gnossiemes» si confrontano con i talenti creativi di Eugenio Colombo col suo «Minotauro», o ancora del pianista belga Fred van Hove – scomparso a 85 anni mentre il cd era in lavorazione – con «Pende Priam». Dalle collaborazioni nate all’ombra della Cattedrale di Ruvo di Puglia provengono anche «Margherita’s Miniatura» del pianista inglese Keith Tippett – anch’egli scomparso recentemente – e «Memoire d’Emoi» del francese Michel Godard, mentre «Schegge» è stato composto da Livio Minafra quand’era appena quattordicenne.

Il classico contemporaneo è rappresentato dalle «Lessons for the Harpsicord» e da «Con moto» dell’americano Daniel Pinkham, ma l’incontro più sorprendente è quello con la tromba di Pino Minafra che si ascolta nella melodia composta da Nino Rota per il «Romeo e Giulietta» zeffirelliano e poi nella «Roccellanea» di Gianluigi Trovesi, che è in realtà una rivisitazione della celeberrima Tarantella del Gargano. Se è vero che il futuro ha un cuore antico, questo disco lo dimostra. Con ali e radici.

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